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            La svolta salutista di McDonald’s: più ingredienti naturali per i consumatori

            McDonald's
            Il colosso degli hamburger dice addio al pollo con antibiotici, e introduce latte parzialmente scremato e latte parzialmente scremato al cioccolato. L’obiettivo: sollevare le vendite che a febbraio hanno registrato un -1,7% su scala globale

             

            McDonald'sLa svolta salutista di McDonald’s. Dopo l’ennesimo mese di contrazione delle vendite, scese a febbraio a livello globale dell’1,7%, il colosso degli hamburger ha dato il via a una serie di cambiamenti volti ad assecondare con maggiore attenzione le richieste dei clienti e potenziali tali. Che sono sempre più attenti a quello che mangiano e, soprattutto, sono sempre più salutisti. Il nuovo amministratore delegato Steve Easterbrook, la cui nomina per ora ha avuto come unico effetto quello di far bene ai titoli (da quando è stato nominato il 28 gennaio McDonald’s è salito in Borsa dell’11%) ha dovuto però fare i conti con una serie di segni meno.

             

            Se su scala globale le vendite hanno registrato un calo dell’1,7% a fronte della flessione molto più limitata dello 0,3% che era attesa dagli analisti, nel suo mercato di riferimento, quello americano, McDonald’s è andato persino peggio registrando un -4% (le stime erano per una discesa dello 0,7%) mentre nella regione Asia-Pacifico la battuta di arresto è stata del 4,4% (peggio di una attesa media degli addetti ai lavori pari a -3,1 per cento). Con un rialzo dello 0,7%, solo l’Europa è andata meglio delle previsioni, che erano ferme a un progresso nell’ordine dello 0,2 per cento. Di qua dall’oceano, in particolare, Regno Unito e Germania hanno controbilanciato la debolezza della Russia.

             

            A fronte di questi numeri Steve Easterbrook si è rimboccato le maniche. E una delle sue prime mosse è stata quella di rivedere gli ingredienti del menu, dicendo addio al pollo con antibiotici, e introducendo latte parzialmente scremato e latte parzialmente scremato al cioccolato, proveniente da mucche non cresciute con l’ormone artificiale rbST. Questo è stato il primo segnale salutista, con il quale McDonald’s punta a recuperare terreno, soprattutto negli Stati Uniti.

             

            I consumatori americani scelgono sempre più numerosi alimenti considerati più naturali e sani, serviti in ristoranti fast-casual che offrono anche opzioni biologiche. Un segmento, quest’ultimo, che cresce a ritmi elevati, circa due o tre volte il tasso tradizionale di crescita dei fast food. ”I bisogni e le preferenze dei consumatori sono cambiate e l’attuale perfomance di McDonald’s riflette l’urgente bisogno di evolversi con i consumatori di oggi e rivedere le priorità strategiche”, spiega la società.

             

            A incidere sulle deludenti performance del colosso americano, c’è anche la concorrenza che sembra assecondare meglio i gusti e le esigente dei consumatori. Ad esempio il gruppo Chipotle mexican grill, con base a Denver, che offre cibo messicano in versione fast food e che il 3 febbraio ha annunciato di avere archiviato il 2014 con ricavi pari a 4,11 miliardi di dollari, con una crescita annua del 28,5% e con utili netti pari a 445,4 milioni di dollari, in crescita del 36 per cento. Il burrito tira più dell’hambuger?