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            L’innovazione dell’imballaggio Attivo Bestack nella filiera delle fragole

            Lo spreco alimentare, in ortofrutta, si combatte anche grazie al packaging. Quello Attivo di Bestack – come suggerisce il nome – permette infatti di allungare significativamente la shelf life dei prodotti, lo dimostrano gli studi scientifici e lo confermano i dati reali rilevati di recente lungo filiera delle fragole, dal campo alla tavola. Questi i nuovi sviluppi del progetto che il consorzio, che riunisce i produttori italiani di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta, ha presentato in convegno a Macfrut. Il test effettuato nei mesi di marzo e aprile con le fragole Sabrosa (Candonga) di Apofruit e nei punti vendita Dimar, con test di gradimento sui consumatori, apre interessanti prospettive di sostenibilità economica e ambientale per il settore ortofrutticolo

             

            Dalla Redazione

             

            Nell’aspetto sembra una cassetta qualunque, ma grazie a un innovativo brevetto, frutto di cinque anni di studi universitari, è uno strumento intelligente contro lo spreco alimentare: consente infatti di ridurlo in modo significativo. È il packaging Attivo di Bestack – il consorzio non profit dei produttori italiani di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta, con sede a Forlì – messo a punto insieme all’Università di Bologna e con il sostegno di Comieco. A Macfrut il consorzio è stato protagonista di un convegno, coordinato dalla giornalista Cristina Lazzati, dedicato all’innovazione di questo packaging in un caso applicativo, dal campo alla tavola.

             

            Dopo il saluto dell’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna Simona Caselli, che ha aperto i lavori lodando un progetto di ricerca “utile a rendere più competitiva tutta la filiera”, Claudio Dall’Agata, direttore di Bestack, ha introdotto gli ultimi dati rilevati a marzo e aprile 2017 nell’ambito di una nuova ricerca – ancora in corso – volta a misurare i reali benefici dell’imballaggio Attivo nella filiera delle fragole, dalla produzione, alla distribuzione, fino al consumo domestico.

             

            Il progetto è partito il 13 marzo nello stabilimento Apofruit di Scanzano Jonico, in Basilicata, dove la cooperativa ha testato gli imballaggi Attivi Bestack per una parte del confezionamento delle fragole varietà Sabrosa (Candonga®). Dal Metaponto il prodotto, in parte imballato in packaging attivo, in parte in cartone tradizionale e in parte in cassette di plastica tradizionali, è stato spedito nella piattaforma di Cesena, dove Apofruit ha il suo quartier generale. Arrivato a destinazione, sono state effettuate analisi visive comparative sul prodotto confezionato nelle differenti confezioni in due condizioni di temperatura, a 17 gradi (parametro standard) e a 21 gradi (la temperatura considerata dall’Università).

             

            Da sinistra Mirco Zanelli (Apofruit), Rosalba Lanciotti (Università di Bologna), Cristina Lazzati (Mark UP, GdoWeek), Roberto Della Casa (Agroter, Università di Bologna), Claudio Dall’Agata (Bestack)

            Il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari di Cesena (Università di Bologna) in due mesi ha quindi analizzato quasi 600 kg di fragole su oltre 20 tonnellate di prodotto impiegato per la sperimentazione, per un totale di 3.600 controlli su 1.200 cestini. La mole di dati raccolta è enorme, ma dalle elaborazioni dell’Università già si possono evidenziare due macro trend: innanzitutto la percentuale di scarto di fragole confezionate nell’imballaggio Attivo in cartone è inferiore rispetto al prodotto confezionato in altre tipologie di imballaggio dell’8-18%, sia a 48, 72 che a 96 ore dopo il confezionamento, nei due mesi di test. “Inoltre questa percentuale è in costante aumento con il progredire della stagione e con l’innalzamento delle temperature, tanto da arrivare a differenziali di scarto superiori a fine aprile a oltre il 20%. – dichiara la professoressa Rosalba Lanciotti, responsabile degli studi universitari.

             

            Questo trend è confermato anche dall’ufficio Qualità di Apofruit, che ha misurato i benefici dell’imballaggio Attivo secondo gli standard interni. “Abbiamo partecipato al primo caso di verifica sul campo dell’imballaggio Attivo, mettendo anche a disposizione il nostro ufficio Qualità. – sottolinea Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit – Dalle nostre analisi è emerso che, anche in relazione a condizioni di temperatura inferiori rispetto a quelle dell’Università, questo packaging consente di ridurre lo spreco rispetto ad altri imballaggi tradizionali, dal 3 all’8%. Per questo continueremo a lavorarci”.

             

            Alla fine di marzo è stato quindi coinvolto il gruppo distributivo Dimar, presso i cui punti vendita, la settimana prima di Pasqua, è stato impostato un test di gradimento sui consumatori, per quantificare a casa la loro preferenza per le fragole confezionate in imballaggio Attivo rispetto a quelle in packaging in cartone tradizionale. Nei sei punti vendita coinvolti – tre con fragole confezionate in imballaggio attivo e tre con fragole nel cartone tradizionale – sono stati intervistati 400 consumatori.

             

            “Chi ha consumato il prodotto confezionato in imballaggio Attivo rivela che questo ha più tempo per essere consumato rispetto al prodotto confezionato in imballaggio tradizionale. Si riduce del 3% circa la percentuale di scarto domestico e c’è la possibilità di dilazionare il consumo nel tempo. – spiega il prof. Roberto Della Casa, managing director di Agroter e docente di Marketing dei prodotti agroalimentari dell’Università di Bologna – Se a questo poi si aggiunge la riduzione degli sfridi a negozio, che attualmente stiamo ancora misurando, possiamo parlare di riduzioni di scarto, a metà campagna fragole e con tutto il periodo caldo ancora da venire, che già superano il 5%”. 

             

            Sulla base di questi dati, gli intervistati che hanno comprato fragole in imballaggio Attivo si sono detti totalmente soddisfatti del prodotto acquistato, per una percentuale di gradimento del +8% rispetto al campione che ha comprato fragole in imballaggio tradizionale.

             

            “In sostanza nei tre livelli della filiera si confermano quindi benefici significativi, che consentono di qualificare meglio l’offerta ortofrutticola. – conclude Claudio Dall’Agata, direttore di Bestack –  Lo sviluppo di componenti di servizio degli imballaggi a supporto del prodotto contenuto è un elemento di creazione di valore, che l’indotto deve sviluppare, la produzione deve difendere e la distribuzione condividere. Se così sarà, anche il consumatore avrà l’opportunità di riconoscere i vantaggi del nostro progetto, sia in termini economici che di sostenibilità, potendo mangiare prodotto conservato meglio e contribuendo alla lotta allo spreco alimentare”.

             

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