Thorntons-Budgens-The Telegraph

Lotta contro la plastica, a Londra il negozio plastic-free sfida i giganti del retail


Una voce contro la plastica si alza da Londra. Dopo la catena olandese Ekoplaza che a febbraio aveva aperto il primo reparto di supermercato “plastic-free” al mondo, è ora un supermercato a nord di Londra – Thornton Budgens di Belsize Park – a dichiarare guerra alla plastica, sperando che questo serva a convincere i giganti del retail Uk a fare lo stesso. In sole dieci settimane il punto vendita ha eliminato la plastica dal packaging 1.700 prodotti tra ortofrutta, salumi, formaggi e alimentari in genere. La svolta ecologista del proprietario del negozio Andrew Thornton – come racconta lo stesso a Sky News – è nata da un’esperienza decisamente personale. Tutto ha avuto inizio da un guscio di granchio…

 

di Massimiliano Lollis

 

Plastic-free

Il reparto ortofrutta completamente plastic-free di Thornton Budgens (Foto: The Telegraph)

Lotta alla plastica. Il supermercato Thornton Budgens di Belsize Park – nord di Londra, zona Camden – in sole dieci settimane è riuscito a eliminare la plastica dal packaging di oltre 1.700 dei propri prodotti con l’obiettivo di rendere l’intero assortimento praticamente plastic-free nel corso dei prossimi tre anni.

 

L’esperimento “verde” – lanciato lo scorso 8 novembre nel punto vendita indipendente parte del franchising Budgens – segue a breve distanza quello della catena olandese Ekoplaza, che lo scorso febbraio aveva aperto al pubblico il primo reparto di supermercato completamente privo di plastica (leggi qui). In effetti esiste un legame importante tra le due iniziative, poiché entrambe sono state realizzate in collaborazione con il gruppo di attivisti A Plastic Planet. Qui però non ci si è accontentati di un reparto, si è voluto puntare molto più in alto: dall’ortofrutta alle patatine, passando dal formaggio alla carne. Per diversi prodotti, il packaging in plastica è stato sostituito con sacchetti vecchio stile in carta di cellulosa, mentre per gli oltre 300 tipi di formaggio, il negozio ha messo a punto una nuova confezione in cera.

 

Plastic-free

Formaggi e salumi in packaging alternativi, sempre da Thornton’s Budgens (Foto: The Telegraph)

Come nel caso olandese, anche qui c’è la speranza che questo tipo di iniziative possa smuovere i giganti della Gdo a seguire il buon esempio. “Il nostro obiettivo – ha spiegato il proprietario del negozio Andres Thornton alla testata specializzata C-Store – è mostrare alle grandi catene che diventare plastic-free non è difficile quanto sembra. Se noi, come singolo negozio, riusciamo a convertire oltre 1.700 prodotti in dieci settimane, sicuramente lo possono fare anche le grosse catene come Sainsbury’s, Asda e Tesco. Immaginate che cosa potrebbero fare se solo si mettessero a lavorare in questa direzione!”.

 

“A quel punto – continua Thornton – le aziende alimentari sarebbero obbligate a vendere i loro prodotti privi di packaging in plastica. Da noi ora 1.700 prodotti su un assortimento totale di 14.000 sono senza plastica. Il nostro obiettivo è raddoppiare questa cifra nel corso dei prossimi sei mesi e la nostra visione è che nel corso dei prossimi tre anni l’intero nostro negozio diventerà praticamente plastic-free. Ma questo richiede il supporto delle grandi aziende”.

 

Plastic-free

Andrew Thornton presenta la sua iniziativa nel corso di un’intervista su Sky News

L’impegno ecologista di Andrew Thornton pare essere nato da un’esperienza personale. Come spiegato dallo stesso Thornton in un’intervista per il canale britannico Sky News, “l’illuminazione” è arrivata un giorno d’estate, in un’isola affacciata sull’Oceano, da qualche parte negli Stati Uniti. Tagliandosi il piede con un pezzo di guscio di granchio, Thornton era finito all’ospedale rischiando l’avvelenamento per via delle sostanze plastiche nell’acqua: “Mi hanno messo su un aereo – racconta – per farmi ricoverare in ospedale, dove ho passato due giorni attaccato a una flebo. Poi, quando sono tornato nell’isola, mi è stato detto che ero stato fortunato ad essere ancora vivo, perché le acque dell’oceano da quelle parti sono talmente inquinate per via della plastica, che l’avvelenamento può essere letale e non c’è antibiotico che tenga. Questa esperienza personale – spiega – mi ha reso consapevole del problema dell’inquinamento della plastica, una sostanza che purtroppo non si degrada nel tempo, e che può finire ovunque. Da quel giorno – sottolinea – mi sono detto che potevo fare qualcosa per aiutare l’ambiente. E così ho fatto”.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 





Non ci sono commenti

Aggiungi il tuo