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            Macfrut 2017, edizione interlocutoria. Rimini toglie la prospettiva internazionale

            Macfrut-2017
            Un padiglione in più ma numerose aziende di peso in meno tra gli espositori. Padiglioni con poca affluenza il primo e il terzo giorno. La contemporaneità con TuttoFood ha penalizzato certamente l’edizione primaverile di Macfrut: i riflettori sui grandi temi dell’agro-business erano tutti a Milano. La sede di Rimini – tanto bella quanto scomoda – rappresenta il vero ostacolo allo sviluppo internazionale della rassegna, un non senso giustificabile solo da interessi di campanile, uno scoglio difficilmente superabile. Una fiera campionaria “ghettizzata” a Rimini, chiusa al consumatore finale, ai mass media, alla politica che conta e agli altri settori dell’agroalimentare, può far crescere il comparto ortofrutticolo italiano?

             

            di Eugenio Felice

             

            Obama-TuttoFood-17

            Obama durante il discorso del 9 maggio al TuttoFood di Milano (fonte: Avvenire)

            Una bella fiera romagnola. Ma non una fiera nazionale. Perché non è a Macfrut che l’ortofrutta italiana ha mostrato il meglio di sé. Troppe le aziende di peso assenti tra le fila degli espositori. Basti dire che le grandi aziende sementiere e i tre leader nel comparto delle insalate di quarta gamma – la presenza “light” di La Linea Verde ci è sembrato un ripiego dell’ultim’ora – non hanno investito nella rassegna presieduta da Renzo Piraccini, limitandosi a una visita ricognitiva. Oltre alle note organizzazioni melicole del Trentino-Alto Adige e al gruppo Orsero da poco quotato a Piazza Affari. Ma non è la conta degli assenti che ci interessa in questo caso – Cesena Fiera ha già annunciato intanto 1.100 espositori (+10% sul 2016) e 39 mila visitatori (stabile) – ma cercare di capire se Macfrut, questo Macfrut, risponda alle esigenze del sistema ortofrutticolo italiano.

             

            TuttoFood è stato un successo: i riflettori del mondo erano tutti a Milano con momento apicale l’intervento di Obama. Ministri, grandi imprenditori, operatori da tutto il mondo sono intervenuti alla fiera dell’agroalimentare italiano perché oggi i temi dell’agro-business, forse ancor più del made in Italy culinario, interessano a tutta l’economia che conta. Lo stesso Berlusconi in 5 minuti ha investito in due start-up (leggi qui). Unica presenza sottotono quella del settore ortofrutta, con una cinquantina di aziende in ordine sparso in un padigione 6 condiviso con olio di ogni dove, distillati cinesi e prosciutti spagnoli. Eppure per chi ci è andato la fiera è stata positiva: “Tantissimi contatti, gdo italiana ed estera oltre le aspettative, abbiamo lavorato tantissimo”, ci ha riferito a fine fiera Maria Pia Paolillo, responsabile amministrativa dell’azienda leader in Italia nei finocchi.

             

            TuttoFood 2017 è stata un’occasione sprecata per il settore ortofrutticolo italiano e il drappello coraggioso di 50 espositori non misura tanto i risultati di Fruit & Veg Innovation ma la deriva del sistema fieristico italiano a servizio delle imprese ortofrutticole. Perché in una fiera orizzontale che mette in vetrina il food non ci dovrebbe essere l’ortofrutta che oggi è sempre più di moda? E ancora: qual è l’esigenza delle aziende ortofrutticole italiane? Intanto che non ci siano due fiere nella stessa settimana – e attenzione, è stato il Macfrut a decidere di farla in quella di TuttoFood – poi che la sede sia la migliore possibile per intercettare i clienti italiani ed esteri in termini di logistica (aeroporti in primis), ospitalità (alberghi business e non da famiglie in vacanza low budget) e interessi generali (sedi di clienti, shopping, mostre, etc.) – e Rimini in questo caso non è né la prima né la seconda né la terza scelta.

             

            La 35esima edizione di Macfrut si svolgerà dal 9 all’11 maggio 2018 a Rimini. TuttoFood non ci sarà, essendo biennale, ma tornerà a Parma il Cibus, dal 7 al 10 maggio, di nuovo nella stessa settimana quindi di Macfrut. Per la fiera italiana dell’ortofrutta, ammesso e non concesso che ci sia ancora spazio tra Berlino e Madrid, rischia di essere un altro anno interlocutorio, un altro anno sprecato. Sarebbe auspicabile un’alleanza tra poli fieristici funzionale agli interessi del settore, ma i colloqui che ci sono stati finora non hanno portato a nulla e gli interessi politici e di territorio che stanno dietro a Macfrut difficilmente potranno fare uscire la rassegna dalla Romagna. Al di là dei toni trionfalistici di circostanza che hanno accompagnato l’edizione 2017 di Macfrut, invitiamo Cesena Fiera e il suo presidente ad ascoltare i segnali più o meno deboli che vengono dalle aziende, perché alla fine sono loro a determinare il successo o meno di una fiera.

             

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