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            Ricerca, al MIT con il basilico high-tech l’agricoltura diventa “cyber”

            Viene dal prestigioso MIT – Massachusetts Institute of Technology – il basilico più gustoso, coltivato dal gruppo di ricerca OpenAg in una vertical farm particolarmente innovativa ricavata all’interno di container speciali. Grazie all’utilizzo di tecnologia avanzata e machine learning i ricercatori hanno infatti messo a punto una tipologia di coltura idroponica che “massimizza” il sapore nel basilico coltivato indoor, senza pesticidi né Ogm. L’esperimento ha anche permesso di osservare come l’esposizione delle piante alla luce 24 ore al giorno – in questo caso una costante illuminazione a led – possa generare un sapore fuori dal comune. Un’altra buona notizia viene dal fatto che le molecole responsabili del gusto portano con loro anche diverse sostanze nutritive importanti per la salute

             

            di Massimiliano Lollis

             

            basilico MIT

            Il basilico coltivato da OpenAg al MIT (Foto: Melanie Gonick)

            Il sapore di un ortaggio o di un’erba aromatica è il risultato di un complesso insieme di variabili e condizioni vincenti. I ricercatori del MIT lo sanno bene e, sfruttando i meccanismi alla base della botanica, le ultime tecnologie in campo idroponico e una serie di algoritmi con tecnologia machine learning, sono riusciti a coltivare piante di basilico dal sapore incredibilmente gustoso, e senza Ogm. Grazie alla tecnologia sviluppata dal MIT, l’ormai nota coltivazione idroponica, “fuori-suolo” e indoor – che tipicamente permette di coltivare in presenza di qualsiasi condizione climatica, 12 mesi all’anno e senza pesticidi – diventa “cyber-agricoltura”.

             

            Come si legge sul sito del MIT, il “cyber-basilico” è stato coltivato dal gruppo di ricerca OpenAg presso il MIT-Bates Laboratory all’interno di container speciali – soprannominati “food computers” – adattati in modo che le condizioni ambientali di luce, temperatura e umidità possano essere monitorate costantemente e regolate in base ad algoritmi computerizzati mirati a determinare le condizioni ottimali per massimizzare la concentrazione delle molecole alla base del gusto della pianta.

             

            Una volta raggiunta la piena maturazione, le piantine di basilico sono state sottoposte all’analisi del gusto da parte dei ricercatori, che hanno misurato la concentrazione di composti volatili presenti nelle foglie utilizzando tecniche di chimica analitica tradizionale come la gascromatografia e la spettrometria di massa. Come riportato nello studio pubblicato il 3 aprile scorso sulla rivista PLOS ONE, i ricercatori di OpenAg hanno così scoperto, con loro sorpresa, che esporre le piante alla luce 24 ore al giorno – ovvero in questo caso sotto costante illuminazione led – genera il miglior sapore. 

             

            basilico MIT

            Il ricercatore Caleb Harper (Foto: Kent Larson, MIT Media Lab)

            Ma non è tutto. I ricercatori hanno anche scoperto che la presenza delle molecole responsabili del gusto è associata alla presenza di sostanze nutritive preziose e antiossidanti, per cui in questo caso migliorare il sapore può perfino offrire benefici in termini di salute. E visto che il basilico e altre piante aromatiche sono note per contenere composti che aiutano a controllare lo zucchero nel sangue, i ricercatori stanno ora lavorando allo sviluppo di piante di basilico con livelli più elevati di composti, che potrebbero quindi aiutare a combattere malattie come il diabete.

             

            Ma quello che rende questo progetto davvero innovativo, in un’epoca di grande sviluppo dell’urban farming, è la sua capacità di essere “aperto al mondo” grazie alla sua ottica open-source, rendendo liberamente disponibili tutto l’hardware, il software e i dati di OpenAg. “Il nostro obiettivo – spiega Caleb Harper, capo e fondatore di OpenAg dal 2015 – è quello di progettare una tecnologia open-source come insieme di acquisizione dati, rilevamento automatico e machine learning, e applicare tutto questo alla ricerca agricola come non è mai stato fatto prima. Ci interessa molto – sottolinea Harper – costruire strumenti in rete che possano acquisire informazioni dettagliate sulla pianta, sul suo fenotipo, sull’insieme delle sollecitazioni che subisce, e sulla sua genetica, e digitalizzarle per permetterci di comprendere l’interazione pianta-ambiente”.

             

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