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            Murcia (Spagna): maltempo colpisce quasi 3 mila ettari di drupacee

            Forti piogge e chicchi di grandine grossi come ceci si sono riversati nell’ultimo weekend di aprile nell’area meridionale della Spagna, compromettendo fortemente le coltivazioni locali, specie nelle aree della Vega Media e la Valle del Ricote. I primi sopralluoghi parlano di 2.800 ettari di frutteti colpiti: è stata compromessa in particolare la produzione precoce di pesche piatte, nettarine e albicocche, e di uva da tavola. I frutti sono così danneggiati da essere adatti solo all’industria di trasformazione

             

            Dalla Redazione

             

            grandine drupacee Murcia

            Un pescheto colpito da grandine nelle zone della Murcia, nel sud della Spagna

            Una forte ondata di maltempo ha interessato la Spagna, che a fine aprile è stata interessata da temperature estive e giornate soleggiate. Nell’ultimo weekend del mese il caldo ha lasciato posto a un brusco calo termico accompagnato da piogge e violenti temporali, con grandinate record in alcune zone meridionali del paese, che hanno creato gravi danni all’agricoltura locale.

             

            Ad avere la peggio sono state le coltivazioni frutticole – albicocche, pesche piatte, nettarine e uva da tavola – della regione meridionale di Murcia. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, come riferisce Fruitnet, la produzione precoce di drupacee, in aree come la Vega Media e la Valle del Ricote, è stata fortemente compromessa. Sono cinque i comuni maggiormente colpiti: Ulea, Fortuna, Molina de Segura, Jumilla e Santomera. Le fonti locali parlano di chicchi di grandine grandi come ceci.

             

            Dopo un primo sopralluogo sulle aree colpite nel fine settimana, è stato rilevato che il danno coinvolge un’area di circa 2.800 ettari. Molte di queste aree, inoltre, avevano già subito un precedente episodio di grandine a marzo.

             

            Con la campagna delle drupacee già in corso, i coltivatori colpiti affermano che il danno subito dai frutti è così grave da costringerli a destinare tutto il prodotto precoce all’industria di trasformazione.

             

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