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                      Ortofrutta, il fornitore: “Ma quale partnership? Dalla GDO coltellate quotidiane”

                      Ortofrutta_GDO_2024
                      Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni amare di un fornitore di ortofrutta della grande distribuzione italiana. A dispetto delle dichiarazioni, da parte dei responsabili della GDO, circa il rapporto di partnership instaurato con i fornitori di ortofrutta, l’operatore lamenta: “Ma quando mai? Riceviamo alle spalle coltellate quotidiane. Alla maggior parte dei buyer interessa solo il prezzo. Quasi nessuno è venuto a visitarci in azienda. Se gli dai il prezzo che vogliono ti prendono la merce, se non glielo dai la prendono altrove e la merce ti resta in magazzino. La qualità va in secondo piano e a rimetterci sono anche i consumi”

                      Dalla Redazione

                      Ortofrutta_GDO_2024

                      “È anni che sento a conferenze e leggo su giornali rispettabili come il vostro rappresentanti della grande distribuzione esprimersi sull’importanza di fare partnership con i fornitori, di fare programmi, di lavorare sulla qualità dell’ortofrutta da portare sui banchi di vendita. La realtà però – spiega l’operatore – nella stragrande maggioranza dei casi è molto diversa: ti tirano il collo sul prezzo di acquisto, se non gli dai quello che vogliono acquistano altrove, con il problema che a te poi resta la merce invenduta, che in molti casi va buttata via, alla faccia delle politiche green di cui tanti si riempiono la bocca”.

                      “Il prezzo è l’unico driver di acquisto – continua l’operatore – con i buyer che mettono sullo stesso piano prodotti di qualità e origini differenti per appiattire il prezzo sui prodotti di minore valore. Vorrebbero la botte piena e la moglie ubriaca. Ma così vengono erosi i margini e i produttori non riescono neanche a pagarsi i costi di produzione. Perché allora dovremmo lavorare sulla qualità? Poi in vendita cambia tutto e trovi magari a maggio pesche italiane a 3,99 euro al kg acquistate dalla GDO a 1,20-1,30 euro al kg. Chiaro che con questi ricarichi i consumi rallentano, perché la situazione economica è quella che conosciamo”.

                      “C’è poi la questione della produzione locale – aggiunge l’operatore – che come sappiamo dalle varie ricerche è un valore sempre più apprezzato dal consumatore finale, consapevole di redistribuire ricchezza sul territorio. Prendiamo il caso della Calabria: qui sono presenti insegne come Despar, Coop, Conad, Eurospin, Lidl, MD, Puntoè e Supermercati Contè. A parte Conad, che devo dire lavora su un altro livello, loro sì ti trattano con rispetto, a visitare il nostro magazzino non è venuto mai nessuno, neanche per bere un caffè. A loro valorizzare il prodotto locale non interessa proprio, sono tutte baggianate”.

                      Manca la programmazione, manca il dialogo, manca il rispetto, manca il margine – conclude l’operatore -. E non voglio neppure dare tutta la colpa ai buyer: la concorrenza tra supermercati tradizionali e discount è spietata e le proprietà impongono di acquistare ai prezzi più bassi possibili. Ma almeno la decenza di non fare quei discorsi in pubblico, quando poi per lavorare con certi gruppi della grande distribuzione bisogna dare delle contribuzioni periodiche in bianco o in nero direttamente al buyer. Se paghi, come per magia i problemi spariscono. Non è così che dovrebbe funzionare. La partnership è un’altra cosa”.

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