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                      Packaging sostenibile, sicuro e distintivo: la visione di Bestack per l’ortofrutta

                      Dal nuovo regolamento PPWR alla crescita del confezionato, fino ai temi cruciali della sicurezza e dello spreco alimentare: Claudio Dall’Agata, direttore generale del Consorzio Bestack, traccia lo scenario dell’imballaggio per l’ortofrutta. Al centro, la sfida di un packaging che sappia coniugare sostenibilità e funzionalità, proteggendo i prodotti, valorizzandoli e offrendo soluzioni innovative per l’intera filiera

                      Dalla Redazione

                      Claudio Dall'Agata Bestack

                      Claudio Dall’Agata, direttore generale del Consorzio Bestack

                      La vera sostenibilità non si misura solo dal materiale di cui è fatto un imballaggio, ma dall’impatto che ha sul prodotto. Un pack che nasce “verde” ma non protegge frutta e verdura non è una soluzione utile: serve trovare funzionalità che rendano il packaging allo stesso tempo efficace e sostenibile. Un concetto che per Claudio Dall’Agata, direttore generale del Consorzio Bestack, rappresenta oggi la chiave di lettura per affrontare le grandi trasformazioni del settore. Con lui facciamo il punto su alcuni temi cruciali che stanno ridefinendo il futuro del packaging per l’ortofrutta.

                      Direttore, partiamo dal nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation). Qual è la sua valutazione?
                      Il PPWR fotografa una situazione che il settore del packaging avrebbe potuto gestire meglio. Ci sono stati grandi cambiamenti: secondo la Gdo circa il 60% dei prodotti a marchio confezionati, oggi è in packaging cellulosico. Non è stata la normativa a determinare il cambiamento, quanto piuttosto la sensibilità dei consumatori, maturata negli anni. Credo sia fondamentale prestare ascolto al mutare delle convinzioni e delle percezioni di chi compra, delle battaglie che è disposto a fare e delle posizioni che è disposto a prendere. Occorre anticiparle, diversamente il rischio è che arrivino decisioni sull’onda emotiva del momento, o – peggio – provvedimenti di natura ideologica. Questa modalità è pericolosa per tutti, perché a volte colpisce alcuni e a volte altri. Credo che la priorità sia concentrarsi anche sul prodotto, che il consumatore compra e valuta, non solo sulla confezione , e soprattutto sugli impatti che la confezione ha sul prodotto stesso. Per questo, a mio avviso, dobbiamo focalizzarci su questa domanda: come deve essere una confezione per proteggere meglio il prodotto, conservarlo, prolungare la shelf life e ridurre gli sprechi? Se il settore virasse su questa strategia, credo che potremmo migliorare la percezione sul packaging e magari promuovere una normativa che ci tuteli meglio tutti.

                      Quali conseguenze concrete avrà il PPWR sul settore?
                      Il regolamento produrrà impatti, ma ancor più rilevante, come detto, è la sensibilità del consumatore: la percezione di oggi non è quella di ieri. Eppure quindici anni fa si pensava che la carta fosse causa di disboscamento. Invece la cellulosa proviene da piantagioni certificate FSC e PEFC, dove si reimpianta più di quello che taglia, e il 95% degli imballaggi in carta e cartone oggi viene riciclato. Questo significa che l’impatto ambientale del comparto cartario è tra i più virtuosi, ben lontano dal luogo comune diffuso in passato. La sostenibilità di una confezione non si misura solo dal materiale o dal suo riciclo, ma anche dalla capacità di proteggere l’alimento. Secondo lo studio Edgar Food, che analizza gli impatti ambientali lungo la supply chain, circa due terzi delle emissioni derivano dalla fase agricola e produttiva, mentre il packaging incide per appena il 5% sull’impatto complessivo. Un imballaggio davvero virtuoso è quello che riesce a coniugare rispetto ambientale e funzionalità, contribuendo a preservare la qualità di frutta e verdura.

                      Negli ultimi anni si registra un’importante crescita del confezionato in ortofrutta.
                      Sì, anche l’ultimo Rapporto Coop lo conferma: dal 2019 al 2025 si è passati dal 28% al 41% di prodotto a peso imposto. È la dimostrazione che non conta solo il prezzo. Il confezionato costa di più ma cresce in quote perchè risponde a nuovi stili di vita e alla necessità di fiducia nella scelta d’acquisto, per un prodotto, l’ortofrutta, difficile da selezionare.

                       Venendo al cartone, il comparto è pronto a sostenere questa domanda crescente o esistono criticità, ad esempio legate all’approvvigionamento di materia prima?
                      Non si riscontrano problemi di disponibilità di materia prima, semmai ci possono essere dei “gap” di filiera: quando un mercato cresce così rapidamente, occorre che tutti gli attori seguano logiche coerenti, altrimenti c’è il rischio di improvvisazioni ed errori. Bestack ha introdotto la certificazione volontaria per le vaschette in cartone ondulato proprio per gestire questa crescita, assicurando la conformità alimentare.

                      Vaschette Bestack

                      Il Consorzio ha introdotto sul mercato la certificazione volontaria Vaschette Bestack

                      A che punto è il progetto Vaschette Bestack?
                      Oltre ai soci del Consorzio, hanno aderito anche altre aziende come Agripack e Plastica Campania. E anche diverse realtà produttive, come La Grande Bellezza Italiana, Op Armonia o Solco Maggiore tra le prime, hanno deciso di evidenziarla come elemento qualificante della propria offerta. Allo stesso tempo  stiamo integrando questa certificazione nei capitolati di packaging delle catene della Gdo. La certificazione è sempre più apprezzata perché offre garanzie a distributori e consumatori, per questo è un elemento distintivo. Non è un obbligo, ma un elemento di qualificazione e trasparenza che si sta consolidando nel mercato.

                      Negli ultimi anni il cartone si è diffuso anche in categorie particolarmente delicate come i piccoli frutti. Cosa sta determinando questa tendenza?
                      La tecnologia oggi permette di sviluppare soluzioni personalizzate per ogni prodotto. Nuove fibre, composizioni, design ed estetica: c’è grande fermento innovativo. L’ortofrutta sta seguendo un percorso già visto in altri reparti della distribuzione moderna, come la pasta, i salumi, i prodotti da forno o lo yogurt, dove la scala prezzi e la presentazione a scaffale per i brand sono determinanti anche grazie alle diverse confezioni, alla grafica, all’estetica e al design. Gli imballaggi di trasporto e le confezioni monouso saranno sempre più il manifesto di come un’insegna vuole essere percepita. Chi sceglie esposizioni neutre rischia di non farsi distinguere. L’esposizione personalizzata, con marchi e gamme ben costruite, consente invece di dare identità al reparto e alla catena. Questo fenomeno si inserisce in una dinamica competitiva più ampia: se – citando sempre l’ultimo Rapporto Coop – nell’ultimo anno cresce il supermercato più del discount, significa che il consumatore attribuisce valore anche a questi elementi.

                      Dopo i recenti allarmi legati ai casi di intossicazione da botulino, la sicurezza alimentare è tornata al centro dell’attenzione. Qual è il ruolo del packaging nel garantire la food safety dell’ortofrutta?
                      Il packaging gioca un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza alimentare. Se parliamo di ortofrutta, la protezione e la sicurezza sono garantite solo se l’imballaggio è personalizzato sul prodotto. Significa studiare soluzioni ad hoc che lo difendano dal punto di vista igienico, strutturale, fisico e organolettico. In questa prospettiva sono molto interessanti gli imballaggi attivi – e non parlo solo del cartone ondulato – capaci di interagire con frutta e verdura allungandone la vita di scaffale e riducendo gli sprechi. È un terreno su cui dobbiamo lavorare di più: se ci limitiamo a considerare l’imballaggio come semplice contenitore da trasporto, a mio avviso limitiamo una parte importante del nostro mestiere.

                      Bestack è impegnato anche sul fronte della lotta allo spreco alimentare. A che punto è il percorso che vi vede in prima fila a Bruxelles?
                      Dal 2022 il Consorzio è membro della EU Platform on Food Losses and Food Waste, iniziativa della Commissione Europea per dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030. Dal gennaio 2025, e fino a fine anno, ricopriamo anche la co-presidenza del sottogruppo “Action and Implementation”, che ha il compito di trasformare in azioni concrete le strategie europee. In questo contesto abbiamo presentato a Bruxelles un documento ufficiale per sostenere l’inserimento dell’imballaggio Attivo nei piani operativi delle Organizzazioni di Produttori supportato dall’interprofessione Ortofrutta Italia, così da ottenere un riconoscimento comunitario e un sostegno economico alla sua diffusione. Grazie al confronto con i referenti ministeriali a Bruxelles abbiamo avviato un percorso strutturato: il lavoro è in corso e prevede la presentazione di un dossier al Ministero entro l’autunno. L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione sul tema, valorizzando i benefici ambientali ed economici di un packaging capace di prolungare la shelf life dell’ortofrutta e contribuire in modo significativo alla riduzione degli sprechi lungo la filiera, oltre ad aprire nuovi canali di sostegno alla produzione ortofrutticola. In tal senso sarà determinante il supporto delle diverse organizzazioni di rappresentanza della produzione.

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