Pesticidi, Legambiente: solo l’1,3% dei cibi è irregolare. Frutta categoria con più residui
La nuova edizione del dossier di Legambiente “Stop pesticidi nel piatto” svela la presenza di residui di fitofarmaci negli alimenti. Se il macro dato è piuttosto confortante – solo 1 prodotto su 100 è irregolare – preoccupa invece la presenza di residui anche multipli, riscontrati nel 41,3% dei campioni analizzati. La frutta è la categoria più colpita, con il 74,1% di campioni contaminati da uno o più residui, segue la verdura (34,4%). Allarmante, secondo Legambiente, anche il numero di pesticidi illegali sequestrati in Europa, quasi raddoppiato
Dalla Redazione
Legambiente ha presentato i giorni scorsi a Roma la nuova edizione di “Stop pesticidi nel piatto”, il rapporto annuale elaborato in collaborazione con Alce Nero per fare il punto della situazione sui fitofarmaci presenti negli alimenti che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole. Il dossier è un punto di riferimento fondamentale per comprendere l’impatto delle sostanze chimiche di sintesi sugli alimenti, attraverso un’analisi dei dati forniti dalle regioni e da enti specializzati, arricchita da contributi scientifici di esperti impegnati nella tutela della biodiversità e nella riduzione dell’impatto ambientale.
Il primo dato che emerge dal nuovo report di Legambiente è piuttosto confortante e riguarda tutti i cibi, sia convenzionali che biologici: su 5.233 campioni di alimenti analizzati, la percentuale di irregolarità è solo dell’1,3%.
Tuttavia, fa notare Legambiente, non possiamo stare del tutto tranquilli: il 41,3% dei campioni analizzati, infatti, presenta tracce di uno o più residui di fitofarmaci. Di questi, il 14,9% è classificato come monoresiduo, mentre il 26,3% rientra nella categoria multiresiduo.
Frutta categoria con più residui
Tra gli alimenti più colpiti spicca la frutta, con il 74,1% di campioni contaminati da uno o più residui. Seguono la verdura (34,4%) e i prodotti trasformati (29,6%), con i peperoni (59,5%), seguiti da cereali integrali (57,1%) e dal vino (46,2%). “L’uso di insetticidi e fungicidi, come Acetamiprid, Boscalid, Fludioxonil e Imazalil, resta prevalente, evidenziando quanto la protezione delle colture sia ancora fortemente legata a sostanze chimiche di sintesi”, si legge nella nota di Legambiente. Va considerato, a questo proposito, il deterioramento registrato nel comparto della frutta nel 2023: le condizioni climatiche, segnate da piogge abbondanti e temperature miti, hanno favorito infatti la proliferazione di micopatologie, costringendo gli agricoltori a un uso massiccio di anticrittogamici per salvare i raccolti.
“Buccia non edibile” per gli agrumi trattati con Imazalil
Legambiente sottolinea nel suo dossier il caso dell’Imazalil, il cui LMR nel 2019, dopo essere stato classificato come probabile cancerogeno dall’EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti d’America), è stato abbassato a 0,01 mg/kg nelle banane e a 4 mg/kg per i limoni mentre per le arance e altri agrumi, è rimasto a 5 mg/kg, ma con l’obbligo di scrivere in etichetta “buccia non edibile”.
Alcuni casi di prodotti con molti residui
Altri ritrovamenti risultano emblematici: un campione di peperoncini ha mostrato la presenza di ben 18 residui diversi, mentre in due campioni di pesche sono stati rilevati rispettivamente 13 e 8 residui.
Pesticidi illegali dai paesi extra Ue
Altro dato allarmante, secondo il dossier di Legambiente, è quello sui sequestri dei pesticidi illegali. Quasi raddoppiati nel 2023 i pesticidi illegali sequestrati in Europa: 2.040 tonnellate di veleni fuorilegge intercettati dall’Europol grazie all’operazione “Silver Axe”, sviluppata in Italia dai Carabinieri forestali. Impressionante l’escalation rispetto alla prima operazione fatta nel 2015, quando i sequestri dei pesticidi messi al bando in Europa per la loro pericolosità per la salute erano stati pari a 190 tonnellate. La Cina rimane il primo paese di origine di questi prodotti ma dalle indagini stanno emergendo traffici importanti dalla Turchia.
Legambiente: “Servono nuovi regolamenti per ridurre l’uso di fitofarmaci”
In occasione della presentazione del suo ultimo dossier Legambiente è tornata a ribadire l’appello di ridurre l’uso di fitofarmaci, “non più solo un obiettivo auspicabile, ma una condizione necessaria per salvaguardare l’ambiente, la salute umana e la qualità delle produzioni”. Ricordando che l’agroecologia è l’unica via per tutelare gli ecosistemi e contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici, l’associazione sottolinea che “buone pratiche come rotazioni, sovesci, consociazioni, abbinate all’uso di strumenti digitali e tecniche innovative, possono offrire un modello più sostenibile per il futuro del settore”.

“Il quadro che emerge dai dati è preoccupante – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente -, ma allo stesso tempo rappresenta un’opportunità per riconsiderare il nostro modello agricolo. La mancata adozione sia del Regolamento europeo sull’uso sostenibile dei fitofarmaci (SUR) che di un nuovo Piano di Azione Nazionale (PAN), fermo alla versione del 2014, è un freno inaccettabile per il processo di transizione verso un’agricoltura più sicura e sostenibile. È altresì urgente introdurre una norma che regolamenti il multiresiduo per limitare l’accumulo di più pesticidi in un singolo prodotto alimentare, con il rischio di effetti dannosi per la salute umana”.
Biologico, “un modello virtuoso”
Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, ha aggiunto: “Una delle risposte all’allarme relativo all’uso dei fitofarmaci e alla necessità di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura è sicuramente l’agricoltura biologica, che rappresenta un modello virtuoso di transizione ecologica per le filiere produttive. Basti pensare che i residui nei prodotti biologici sono pochissimi (7% dei campioni analizzati) e dovuti presumibilmente alla contaminazione accidentale.
Contro le agromafie e i pesticidi illegali
Per Legambiente, un’altra proposta cruciale riguarda l’approvazione di una legge contro le agromafie, che costituiscono una minaccia diretta alla legalità e alla sicurezza delle filiere agroalimentari, alimentando fenomeni come l’utilizzo di pesticidi illegali, il caporalato e i reati ambientali.
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