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            Pratica, light e bio: la pausa pranzo degli italiani secondo Nomisma

            Le pause pranzo degli italiani? La preferenza è per pasti leggeri (38%), naturali e/o bio e con poche calorie. Il 70% esprime un alto gradimento per la ristorazione aziendale e raramente si dedicano più di 40 minuti per la pausa. Questo è quanto emerge dalla ricerca condotta da Nomisma (su un campione di 1.200 interviste) per l’Osservatorio Buona Pausa Pranzo di CIRFOOD sulle abitudini degli italiani in pausa pranzo. Gli abitanti del Belpaese si dichiarano sempre più attenti a scelte salutistiche e green: dal pasto consumato alla scrivania o al ristorante aziendale fino al pranzo ordinato online e consegnato in ufficio, oggi la pausa pranzo è guidata da praticità e gusto, sempre con una predilezione per le ricette della cucina italiana, tradizionale o regionale che sia, ma anche orientata verso scelte bio, light e ipocaloriche

            Dalla Redazione

            Pausa Pranzo

            Quali sono le abitudini degli italiani in pausa pranzo? Questa è la domanda che ha ispirato l’indagine condotta da Nomisma per l’Osservatorio Buona Pausa Pranzo di CIRFOOD. CIRFOOD, una delle maggiori imprese italiane attive nella ristorazione e nel welfare alle aziende da sempre promotrice di approfondimenti e indagini utili ad analizzare i trend e le abitudini dei consumatori, ha voluto così raccontare le percezioni e il vissuto degli italiani in pausa pranzo. La ricerca è stata presentata mercoledì 4 dicembre nel corso di una diretta streaming sulla pagina Facebook de Il Giornale del Cibo il magazine on-line dedicato alla cultura del cibo edito da CIRFOOD.

            L’appuntamento, moderato dallo speaker e conduttore di eventi nazionali Germano Lanzoni, spiega i risultati dell’analisi che Nomisma ha condotto su un campione di 1.200 interviste coinvolgendo lavoratori e studenti, di età compresa tra i 18 e i 55 anni, che fanno la pausa pranzo fuori casa regolarmente almeno 2 o 3 volte alla settimana. All’evento live sono intervenuti il dott. Mauro Mario Mariani, medico nutrizionista di Linea Bianca, Linea Verde e Buongiorno Benessere, Elena Bauer, responsabile comunicazione di IFOM, Silvia Zucconi, responsabile market intelligence di Nomisma e Silvia Trigilio, direttore responsabile de Il Giornale del Cibo.

            In una società sempre più fluida come quella di oggi, quali sono le caratteristiche principali che contraddistinguono le abitudini degli Italiani in pausa pranzo? Innanzitutto, il fattore tempo. La pausa pranzo fuori casa difficilmente dura più di 40 minuti, sia per studenti che per lavoratori. Un lavoratore su 5 pranza in meno di 20 minuti. Lo stesso vale per gli studenti, tanto che il 19% impiega meno di 20 minuti per la pausa pranzo fuori casa e il 52% tra i 30 e i 40 minuti. Avere un servizio di ristorazione aziendale significa concedersi più tempo per la pausa pranzo: il 59% afferma di riservare fra i 30 e i 40 minuti a questo momento della giornata.

            I luoghi della pausa pranzo degli italiani? La maggior parte degli studenti (75%) mangia soprattutto a casa, ma è comunque alta la percentuale di chi afferma di consumare 2/3 volta la settimana il pasto sul luogo di studio. Per quanto riguarda i lavoratori, il 43% dichiara di pranzare in ufficio almeno 2/3 volte alla settimana, mentre il 45% rientra a casa. Gli Italiani cosa consumano prevalentemente in università e in ufficio? I dati della ricerca parlano chiaro: si consumano soprattutto pasti cucinati e portati da casa (65% dei lavoratori e 78% degli studenti) o acquistati già pronti da mangiare o solo da scaldare, come insalatone, zuppe e panini (52% dei lavoratori e 53% degli studenti). Diffuso trai i lavoratori (21%) l’abitudine ad ordinare on line e a ritirare il pasto con modalità take-away – soluzioni determinate dall’assenza di alternative di consumo, come ad esempio la presenza di un servizio di ristorazione aziendale.

            Pausa Pranzo

            Dalla pagina Facebook de ilgiornaledelcibo.it

            Il primo fattore che guida la scelta del luogo dove trascorrere la pausa pranzo è la praticità: studenti (22%) e lavoratori (16%) sono concordi nel riconoscere nella vicinanza al luogo di studio/lavoro l’elemento cardine. Tra gli altri fattori presi in considerazione vi sono il tempo a disposizione, il gusto e la bontà dei piatti proposti. A dispetto di quanto si possa immaginare, la convenienza – intesa come la possibilità di fruire di formule vantaggiose, ad esempio il menù a prezzo fisso – non rappresenta il criterio guida prioritario, interessando principalmente più gli studenti (12%) che i lavoratori (8%), ma solo un fattore complementare.

            Gli stili alimentari adottati nel pranzo fuori casa sono più orientati a salutismo e benessere con scelte che ricadono su portate light e basso contenuto di grassi, ingredienti bio, ma anche proposte ipocaloriche e iperproteiche. Negli ultimi 6 mesi, per il pranzo fuori casa, il 32% degli studenti ha consumato portate con ingredienti bio o naturali, il 31% ha optato per piatti a basso contenuto di grassi, mentre il 23% ha preferito menù iperproteici. Anche i lavoratori prediligono pasti leggeri (38%), naturali o bio (34%), con poche calorie (23%). Non stupisce, poi, che la cucina italiana – tradizionale o tipica regionale – resti universalmente la più apprezzata da entrambi i target (oltre il 90% del campione), anche se sta crescendo la predilezione per la cucina orientale (giapponese e cinese), al top tra le preferenze in fatto di piatti etnici, seguita dalla cucina greca e da quella latina, soprattutto messicana e brasiliana.

            Quali sono, in sostanza, le caratteristiche della pausa pranzo ideale degli italiani? Bastano tre parole per definirla: gustosa, economica, veloce. Il gusto resta il primo desiderio per la pausa pranzo di studenti e lavoratori (attributo segnalato rispettivamente dal 59% e 57%) accompagnato possibilmente dal giusto prezzo (66% degli studenti, 49% dei lavoratori). Il pranzo fuori casa ideale è inoltre quello che prevede pasti light/a basso contenuto di grassi per il 46% dei lavoratori che usufruiscono del servizio di ristorazione aziendale.

            Pur preferendo la cucina di casa nostra, i gusti degli italiani sono inoltre aperti a novità e contaminazioni. Le spezie fanno ormai parte della quotidianità per almeno 1 italiano su 5. Oltre a curcuma, curry e cumino, tra i nuovi ingredienti si segnalano cous cous, quinoa, zenzero e avocado. Ancora poco consumati i super-food: mirtillo rosso, semi di chia e bacche di goji sono quelli che raccolgono maggior interesse. La limitata propensione al consumo è ancora legata alla scarsa conoscenza dei prodotti e dei potenziali benefici sulla salute. Grande interesse anche nei consumi away from home per le caratteristiche degli ingredienti: materie prime da filiere tracciate e controllate, a Km 0 o biologiche. Forte interesse anche per l’impatto ambientale collegato alla produzione delle pietanze.

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