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                      Radì, la prima birra al Radicchio di Verona Igp che parla alla Gen Z

                      Radì è la nuova birra artigianale al Radicchio di Verona Igp firmata Geofur: quattro ambrate in edizione limitata e un racconto social diretto e spontaneo, che propone una nuova veste per il “fiore d’inverno”. Ideato da Sara Azzolini, 21 anni, terza generazione dell’azienda di Legnago (Vr), il progetto reinterpreta un’eccellenza agricola del territorio con un linguaggio nuovo, pensato per avvicinare anche le generazioni più giovani

                      di Carlotta Benini

                      Radì birra Radicchio di Verona Igp

                      Sara Azzolini con la gamma di birre Radì al Radicchio di Verona Igp

                      Elegante e dal colore intenso, croccante nel cuore e tenero nella foglia, con un gusto amaricante bilanciato da una nota dolce. Estremamente versatile in cucina e profondamente radicato nella tradizione agricola veneta: il Radicchio di Verona Igp è un prodotto d’eccellenza. Un “fiore d’inverno”, capace di distinguere il territorio e di conquistare i palati gourmet, pur non avendo sempre un appeal immediato per i consumatori più giovani. Da questa consapevolezza nasce un’idea precisa: trasformare il pregiato ortaggio a foglia tipico del territorio scaligero in un’esperienza nuova, contemporanea e sorprendente, capace di parlare anche alla Gen Z.

                      Il risultato sono quattro ambrate artigianali e un progetto social costruito in prima persona, con un linguaggio semplice, spontaneo e ingaggiante. Si chiama Radì ed è la prima birra al Radicchio di Verona Igp: una sfida che prende forma in casa Geofur. Il progetto affonda le radici nella storia dell’azienda e oggi si rinnova grazie alla visione di Sara Azzolini, 21 anni, determinata a dare al “fiore d’inverno” una veste capace di dialogare con la sua generazione. Sara è figlia di Cristiana Furiani, titolare di Geofur e presidente del Consorzio del Radicchio di Verona Igp, e nipote del compianto Rodolfo Furiani, fondatore dell’azienda di Legnago (Vr) e pioniere nella specializzazione del radicchio.

                      Dalle radici di Geofur a una birra contemporanea

                      Nell’estate del diploma – prima di iniziare gli studi in Ingegneria ambientale per la transizione ecologica all’Università Ca’ Foscari – Sara ha cercato un modo per muovere i primi passi nell’azienda di famiglia, prendendo in mano “un progetto aperto” e dalle grandi potenzialità, a cui serviva solo una nuova interpretazione capace di inserirsi nel presente e parlare ai gusti di oggi. Da qui l’idea di rilanciare una vecchia ricetta di birra artigianale al radicchio sviluppata oltre dieci anni fa dal padre, trasformandola in una linea completa e strutturata, con un’identità chiara e un prodotto pensato per un pubblico più ampio e curioso.
                      Geofur nasce negli anni Settanta per iniziativa di Rodolfo Furiani e si afferma negli anni come una delle aziende agricole di riferimento per il Radicchio di Verona Igp, sia in Italia che all’estero. Il progetto Radì si inserisce in questo percorso: un’evoluzione che mantiene saldo il legame con la terra, interpretando però il prodotto in una forma nuova e inattesa.

                      Radì birra Radicchio di Verona Igp
                      Il lavoro con il mastro birraio e la nascita della gamma

                      Per riportare in vita e ampliare l’idea originaria, Sara ha coinvolto due coetanei – Nicolò e Miguel De Poli, suoi soci – e il mastro birraio Domenico Francescon, lo stesso che aveva affiancato il primo esperimento familiare. Un professionista con oltre 50 anni di esperienza che, prima di accettare, ha voluto visitare uno a uno i campi di radicchio.
                      Il processo di sviluppo ha richiesto mesi di prove e campioni: birre troppo amare, altre troppo dolci, fino a trovare un equilibrio capace di valorizzare il radicchio – e anche altri prodotti coltivati in azienda – con coerenza e armonia.
                      Ne sono uscite quattro birre artigianali ambrate che, oltre al gusto peculiare, hanno una caratteristica particolarmente interessante: “non gonfiano”, racconta Sara sui social. Questo come è possibile? “Il segreto riguarda gli ingredienti – spiega la giovane imprenditrice -: solo malto d’orzo e malto di frumento, senza malto di mais, che tende a rendere la birra meno digeribile”. Una decisione che contribuisce al profilo “pulito” della birra Radì e che diventa uno degli elementi più apprezzati dai primi consumatori.

                      Quattro birre, un’unica identità

                      La gamma Radì condivide un tratto distintivo: quel leggero amarognolo tipico del Radicchio di Verona Igp, modulato di volta in volta attraverso ingredienti complementari. Ecco allora Radì Originale, una birra ambrata la cui colorazione è data dall’infusione delle foglie di Radicchio di Verona Igp. Al palato si presenta corposa ma equilibrata, con una delicata sfumatura amarognola sul finale. Poi c’è Radì Intensa, la versione più audace della Originale, corposa e avvolgente al palato, con il gusto del radicchio che persiste fin da subito. Radì Amabile è una combinazione di Radicchio di Verona Igp, radicchio variegato e fiori di sambuco. È una birra artigianale ambrata, ma prodotta con malti chiari, leggera e profumata. Infine c’è Radì Dolceamara, una birra ambrata, color oro scuro, la cui colorazione è data dall’infusione delle foglie di Radicchio di Verona Igp e della zucca Delica, anch’essa prodotta da Geofur. “Non è la classica birra alla zucca – spiega Sara Azzolini -, rimane leggera e non pastosa”.

                      Radì birra Radicchio di Verona Igp

                      Un posizionamento di nicchia

                      Dopo il debutto sullo shop online, Radì è entrata nell’ultimo periodo in ristoranti e wine bar del Veronese e del Nord Italia. L’obiettivo non è, almeno per ora, la grande distribuzione: la volontà è mantenere un posizionamento di nicchia, privilegiando le botteghe e la ristorazione.

                      Un racconto nuovo per un prodotto storico

                      Il progetto social, in cui Sara parla in prima persona, contribuisce a definire l’identità di Radì. Video, racconti e contenuti spontanei aprono un dialogo diretto con il pubblico, con un linguaggio giovane e ironico che accompagna il processo produttivo, le prove, gli assaggi e gli episodi che hanno segnato lo sviluppo della ricetta.
                      Radì diventa così un punto d’incontro tra passato e futuro: un progetto che nasce dalle radici agricole della famiglia Furiani e che oggi trova una forma nuova grazie allo sguardo di una giovane imprenditrice impegnata a rileggere il territorio con strumenti contemporanei. Una birra che non vuole sostituire il radicchio in cucina, ma offrirgli un’altra dimensione: più immediata, curiosa e capace di sorprendere anche chi non lo aveva mai immaginato così.

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