Raffaella Orsero: la “regina della frutta” si racconta alla star di YouTube
Un’alba all’Ortomercato di Milano fa da sfondo alla videointervista in cui Raffaella Orsero, presidente e Ceo del Gruppo Orsero, si racconta a Marcello Ascani, creator seguito da centinaia di migliaia di giovani per i suoi contenuti su viaggi, crescita personale ed educazione finanziaria. Dal lavoro nei mercati alla quotazione in Borsa, il dialogo attraversa numeri, strategie, dinamiche dell’ortofrutta globale e aspetti più personali della vita dell’imprenditrice
di Carlotta Benini
Un incontro all’alba, tra i banchi dell’Ortomercato di Milano: lui youtuber con centinaia di migliaia di follower sui social, lei imprenditrice a capo di un colosso globale dell’ortofrutta. Il racconto inizia subito con spontaneità, fra i banchi di frutta esotica e ortofrutta di stagione, per finire nei palazzi della finanza, fra numeri, quotazioni e strategie che hanno ridisegnato l’azienda. A raccontarsi è Raffaella Orsero, presidente e Ceo del Gruppo Orsero, che nel dialogo con Marcello Ascani, uno dei creator più seguiti dalla generazione under 35, ripercorre la storia dell’azienda di famiglia, la crescita del gruppo e il proprio percorso professionale, intrecciando dati economici, scelte strategiche e passaggi più personali.
Il contesto è quello di uno dei principali player mondiali del settore: oltre 850 mila tonnellate di frutta e verdura commercializzate ogni anno, più di 2 mila dipendenti e una rete di 2.400 produttori agricoli nel mondo. Un gruppo nato da una piccola attività del nonno di Raffaella Orsero, cresciuto con il padre e approdato alla quotazione in Borsa nel 2017, quando il fatturato si attestava intorno ai 900 milioni di euro. “Quest’anno speriamo di chiudere a 1 miliardo e 7”, rivela la Ceo, collocando la crescita del gruppo all’interno di un percorso di lungo periodo.
Dai banchi del mercato ai numeri di un gruppo globale
Il dialogo con Ascani parte dal lavoro quotidiano. All’Ortomercato si lavora di notte, si negozia ogni collo, si decide in fretta. La frutta si guarda, si tocca, si vende. È un mestiere duro, fatto di relazioni e velocità, dove il prezzo non nasce dai costi ma dal mercato. Raffaella Orsero lo racconta senza idealizzazioni: qui servono persone capaci di trattare, di dire sì o no, di stare dentro un flusso che non si ferma mai.
È anche qui che emerge la doppia anima del gruppo: 50% vendite sui mercati all’ingrosso e 50% nella Gdo, una scelta mantenuta nel tempo come elemento distintivo. La frutta italiana pesa circa il 25%, il resto arriva dall’estero. L’ananas, le banane, il mango, l’avocado raccontano una filiera che attraversa oceani, stagioni invertite e tempi logistici complessi. “La logistica pesa per il 50% del nostro business”, spiega Orsero, smontando l’idea che la frutta “costi cara” senza considerare il viaggio che compie prima di arrivare sul banco.
Avocado, etnico, nuovi consumi
Nel racconto emerge come il mercato dell’ortofrutta non cresca in modo lineare: alcuni prodotti perdono spazio, altri crescono rapidamente. Tra i prodotti che crescono di più, Raffaella Orsero indica senza esitazioni l’avocado, entrato stabilmente nei consumi e presente ormai in molte varietà e origini. Accanto all’esotico, prende piede anche quello che lei definisce “etnico”: prodotti come il pak choi, richiesti da nuovi segmenti di clientela e legati a cucine e abitudini alimentari diverse.
In questo scenario, il ruolo di un operatore come Orsero non è quello di creare mode, ma di capire in anticipo cosa il mercato chiederà. “Nel nostro settore è molto importante la curiosità: non fermarsi mai, non pensare di essere mai arrivati, cercare sempre nuovi prodotti e nuovi fornitori. Deve essere un lavoro continuo”, spiega. Accanto alla curiosità, aggiunge, serve anche coraggio, perché si tratta di un’attività fortemente esposta all’incertezza: “Non sai che prodotto avrai, non sai che quantità avrai, non sai se arriverà. Non è un lavoro industriale: devi fare con quello che la natura ti dà”.
La crescita passa quindi dalla capacità di anticipare le evoluzioni del consumo. “Se tu riesci a intuire cosa il mercato vorrà e lo vai a cercare, e poi ce l’hai in tutto l’anno, allora cresci”, afferma. Ed è proprio questa, conclude, la competenza distintiva del gruppo: “Capire dove nel mondo piantano i frutti che faranno tendenza e andarci”.
Dall’ingrosso di famiglia alla quotazione in Borsa
La parte più personale del racconto arriva negli uffici del gruppo. Qui Raffaella Orsero ripercorre la storia dell’azienda: il nonno che caricava pesche in Liguria per venderle a Milano, il padre che negli anni Sessanta intuisce il cambiamento dei consumi e cerca nuove varietà, fino all’accordo con Del Monte per la distribuzione di banane e ananas e all’espansione in Francia e Spagna.
Nel 2006 la scomparsa prematura del padre apre una fase complessa. Il gruppo cresceva, ma con una struttura finanziaria fragile e attività fuori dal core business. La svolta arriva con la quotazione in Borsa nel 2017, scelta che Orsero definisce decisiva: serve a raccogliere capitale, risolvere i problemi finanziari e tornare a concentrarsi su ciò che l’azienda sa fare meglio, frutta e verdura.
Da allora la crescita riparte, tra acquisizioni e sviluppo organico. Il fatturato passa da circa 900 milioni a un obiettivo di 1,7 miliardi di euro, con una presenza forte nel Sud Europa e lo sguardo rivolto oggi agli Stati Uniti.
Competenze, responsabilità e persone
Nel dialogo con Ascani la Ceo del Gruppo Orsero riflette senza filtri anche sul proprio ruolo. “Non lo so se avevo le competenze giuste – ammette -. Non mi sento molto imprenditrice”. La sua descrizione è quella di un percorso costruito sul campo: “Diciamo che ho tenuto la barra dritta. C’era valore dentro l’azienda, bisognava risolvere il problema finanziario e rimettere ordine. Poi ho portato nuove competenze in azienda”.
Nel racconto trova spazio anche il tema delle persone. Orsero sottolinea l’importanza della curiosità, della capacità di cercare nuovi prodotti e fornitori, e di un certo grado di coraggio, perché il settore è fortemente legato all’ignoto. La giovane età, in questo contesto, non è un limite: una parte significativa dei dipendenti è under 30. Lo stesso Co-Ceo di Orsero, Matteo Colombini, “è entrato in azienda che aveva 30 anni e oggi ne ha 40”.
“La regina della frutta”, tra numeri e vita quotidiana
Nella videointervista con Marcello Ascani, Raffaella Orsero, da lui ribattezzata “la regina della frutta”, alterna con naturalezza i passaggi più legati alla finanza e alla quotazione in Borsa a aspetti più personali della sua vita. Racconta i propri gusti – “mangio di tutto, mangio tanta frutta e verdura, ma non mangio il pesce” – e risponde senza esitazioni alle domande più semplici: il frutto preferito? “Tutti, anche se in questo momento il caco”. C’è un prodotto che Orsero non vende? “No”. Parla anche del figlio, spiegando di non sentire il bisogno di immaginare per lui un futuro dentro l’azienda. Un racconto che ci accompagna dietro le quinte del Gruppo Orsero, alla scoperta del percorso personale di un’imprenditrice capace di guidare con continuità e visione un gruppo globale, in uno dei comparti più complessi – e ancora fortemente maschili – dell’agroalimentare.
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