Rapporto Coop, Latini: “Cambieremo il modo di comunicare l’ortofrutta”
Tra gli spunti di riflessione più interessanti a margine della presentazione del report sugli stili di vita degli italiani, quello della presidente di Coop Italia Maura Latini, che si è detta pronta a lanciare una rivoluzione nel modo di comunicare l’ortofrutta: “mai più prodotti perfetti e impeccabili, ma prodotti che mostrano le cicatrici del cambiamento climatico in corso. Questa è la realtà e le scelte dei consumatori ci dimostrano che la consapevolezza su questi temi è, ormai, sempre più diffusa”
di Maddalena De Franchis

Da sinistra Maura Latini, presidente di Coop, Marco Pedroni, presidente di Ancc Coop e Domenico Brisigotti, direttore generale di Coop (foto: AdnKronos)
“Il rapporto ci dice con chiarezza che la preoccupazione degli italiani per le tensioni geopolitiche internazionali, per il possibile rischio di un’escalation dei conflitti in atto e, non ultimo, il cambiamento climatico è diventata un fatto strutturale. Solo cinque anni fa i risultati dell’indagine sarebbero stati assai diversi. Pur essendo un sentiment orientato più all’esterno che all’interno, si riflette, inevitabilmente, anche sulle scelte di consumo”. Lo ha dichiarato Maura Latini, presidente di Coop Italia, a margine della presentazione del Rapporto Coop 2024 “Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”, giunto alla sua 25esima edizione. Un rapporto finalizzato ad analizzare le scelte che gli italiani sono pronti a compiere e che fanno quotidianamente, a partire dal loro rapporto con il cibo.
Prodotti a marchio: prioritario conciliare prezzo conveniente e qualità
Anche se i consumi sono orientati alla convenienza (“per il 75% degli italiani il risparmio è la più grande sfida da affrontare nella spesa quotidiana: un dato di cui Coop deve continuare a tenere conto”, ha sottolineato Latini), gli italiani rimangono attenti alla qualità, ai prodotti locali, alla sostenibilità. Per “dare risposte in questa direzione – ha proseguito la presidente – Coop ha consolidato l’offerta dei prodotti a marchio, cercando di trovare il giusto equilibrio tra un prezzo che dev’essere conveniente e accessibile a tutti e uno status di cibo buono, sano e sicuro, capace di guardare al futuro ambientale, ma anche all’etica”.
Nel grocery la private label ha aumentato di ulteriori 2 punti la propria quota verso il 2023 raggiungendo il 32%. “Ciò ci consente di mettere a terra una politica di offerta in grado di affrontare la debolezza della domanda e il quadro competitivo – ha sottolineato Domenico Brisigotti, direttore generale di Coop Italia -. Nonostante questo percorso di sviluppo della Mdd, per Coop sarà fondamentale lo sviluppo di un rapporto con l’industria di marca tesa da una parte a valorizzarne le peculiarità e dall’altra a sostenerne i volumi, certamente tenendo conto del mutato scenario che impone una profonda rivisitazione della relazione”. “Oggi Coop sta consolidando la propria posizione – ha aggiunto – e dopo le tensioni che il mercato ha mostrato negli ultimi anni, guarda al futuro con rinnovato ottimismo, da una parte per i risultati dall’altra per la consapevolezza che le famiglie italiane sono alla ricerca di una proposizione capace di coniugare convenienza, qualità, made in Italy e sostenibilità, una traccia destinata a rimanere il tratto distintivo del nostro prodotto”.
Cambiamento climatico
A proposito del cambiamento climatico, il cui impatto più evidente si riscontra nell’ortofrutta, la presidente Latini si è soffermata sull’importanza di cambiare drasticamente il modo di comunicare il prodotto ai consumatori: “Non ha più senso – ha ammesso – continuare a proporre l’immagine di un frutto perfetto, perché non corrisponde più alla realtà. Al giorno d’oggi, e ancor più nel prossimo futuro, i prodotti che raccoglieremo nei campi saranno vittime del cambiamento climatico, degli eventi atmosferici avversi, degli agenti patogeni. Dovremo convincere il consumatore che i frutti imperfetti non devono più rappresentare uno scarto, ma possono essere ugualmente buoni e saporiti”.

Il consumatore è sempre più consapevole della necessità di salvaguardare il Pianeta, di fronte alla minaccia del cambiamento climatico
L’etica del cibo e la lotta al caporalato
Quanto alla dimensione etica del cibo, Maura Latini ha ribadito l’impegno di Coop a vigilare con più attenzione sul rispetto dei diritti dei lavoratori nell’intera filiera produttiva, “dal primo all’ultimo anello”, ha sottolineato. “Condizioni fondamentali devono essere una giusta remunerazione e la tutela dei diritti. Solo così potremo garantire che non si verifichino più i tragici episodi cui abbiamo assistito durante l’estate”. Il riferimento, naturalmente, è alla tragica morte di Satnam Singh nelle campagne dell’Agro Pontino e, più in generale, ai tanti casi di caporalato e sfruttamento emersi a seguito dei controlli effettuati nei mesi scorsi dalle forze dell’ordine, in tutta Italia. “Per quanto riguarda i nostri prodotti a marchio, i controlli sulla sicurezza e sulle condizioni dei lavoratori, nei campi e nei laboratori di trasformazione, sono costanti – ha precisato -. Coop, inoltre, ha scelto di affiancare l’associazione No Cap, fondata dall’attivista Yvan Sagnet, noto per aver lanciato, nel nostro Paese, il primo sciopero contro il caporalato in agricoltura”.
“Fare di più per i redditi degli italiani”
Di fronte alla diffusa inquietudine e insoddisfazione riguardo alla retribuzione percepita, cui spesso si cerca di rimediare con quell’overworking emerso distintamente nel rapporto, Marco Pedroni, presidente di Ancc Coop – Associazione nazionale cooperative di consumatori, ribadisce la necessità che il governo metta a punto delle “politiche attive e di sviluppo più coraggiose” per sostenere i redditi degli italiani. “Noi, come Coop, puntiamo a un cibo buono, sicuro e accessibile anche per le fasce di popolazione che hanno meno possibilità, in quanto c’è ancora una gran parte del Paese che versa in gravi difficoltà economiche – ha detto -. Fortunatamente, ci sono meno persone in povertà estrema, ma il dato che fa riflettere è che quasi il 50% degli italiani è in difficoltà economica. Assieme alle altre insegne della grande distribuzione, chiederemo al governo e alle istituzioni di fare di più per i redditi e i consumi di quella che un tempo veniva definita la ‘classe media’. Chiederemo infine di portare a termine quella giusta riforma dei buoni pasto che sottrae ingiustamente risorse alle imprese e ai consumatori finali”.
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