Gabanelli

Report, le patate e la Opel Corsa


Il servizio “Patata bollente” messo in onda dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli lo scorso 28 aprile ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica una prassi diffusa nel commercio dei prodotti ortofrutticoli: vendere un prodotto come made in Italy quando in effetti non lo è. In questo caso si parla di patate, ma il discorso vale anche per agrumi, fragole, uva, pomodori, kiwi, asparagi, etc. L’inquietudine che resta, però, a fine trasmissione, per un addetto ai lavori (la persona che scrive e voi che leggete), non è quello che denuncia da anni la Coldiretti, ma che sia coinvolta una delle imprese più importanti e storiche del settore ortofrutticolo nazionale, la Romagnoli F.lli Spa, e che le due maggiori catene distributive italiane, Coop e Conad, con tutti i loro sistemi di controllo, non siano state in grado di prevenire questa ipotetica truffa, su cui sta indagando la magistratura

 

di Eugenio Felice

 

Screen Shot 2014-04-29 at 9.29.08 AMQuesto è il link per vedere il servizio completo di 17 minuti, per chi non lo avesse ancora visto. Partiamo da alcuni punti fermi che emergono dalla trasmissione. In parte cose già note. Come il fatto che l’Italia consumi più patate di quante ne produca, circa 21 milioni di quintali su una produzione di 15 milioni, quindi non c’è da meravigliarsi che, considerando che una parte va all’industria di trasformazione e una in esportazione, durante un po’ tutto l’anno sia cospicuo il flusso di importazione, dalla Francia, dall’Olanda, da numerosi Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Aggiungiamo noi: che problema c’è? Le patate francesi o olandesi spesso sono più buone e di maggiore qualità di quelle italiane. Un’altra cosa nota evidenziata dalla trasmissione è che il consumatore è disorientato, non si fida: alla domanda presso un punto vendita Coop sull’origine di un sacco di patate (“Sono veramente italiane secondo lei?”) un’acquirente risponde con un laconico “Eh, speriamo”.

 

La trasmissione ha però anche posto l’attenzione su grandi distorsioni che in una vera Unione Europea non dovrebbero esserci. Come per molti altri prodotti ortofrutticoli, infatti, all’estero si possono fare trattamenti chimici che in Italia sono vietati: lo stesso rappresentante francese della Commissione nazionale interprofessionale della patata, Jean-Luc Gosselin, intervistato dall’inviato di Report, dichiara che possono fare un prodotto di qualità a prezzo minore perché fanno sì una produzione su larga scala, ma anche perché possono usare funghicidi e insetticidi che in Italia sono assolutamente vietati. “Abbiamo bisogno di quei trattamenti – si giustifica Gosselin – l’autorizzazione arriva direttamente dal nostro ministero. Se non facessimo quei trattamenti perderemmo tutto il raccolto”.

 

Romagnoli GiulioPiù della metà del prodotto importato dall’Italia arriva da una zona che si trova a 100 km a nord di Parigi e che produce i due terzi dell’intero output francese. La Francia è il secondo produttore europeo di patate dietro solo alla Germania. In questa regione si trova l’azienda Comyn che sviluppa il 50 per cento del suo fatturato proprio con il mercato italiano. Secondo i documenti in mano a Report, tra i maggiori clienti c’è la Agriveneto che ha sede in provincia di Padova. Nello stesso stabilimento ha sede anche La Dorata, un’azienda che lavora patate dal 1939 e che è partecipata dalla Romagnoli F.lli Spa di Giulio Romagnoli, uno dei più grandi confezionatori dell’area bolognese, che fa parte del Consorzio della Patata DOP di Bologna e della Patata Italiana di Qualità e lavora principalmente con la grande distribuzione.

 

A dicembre 2013 il Corpo Forestale dello Stato sequestrò all’azienda alcuni carichi di patate perché di origine francese (proveniente dall’azienda Comyn) ma con bolla di origine italiana. In sostanza le patate, nella ricostruzione di Report, vengono acquistate da Agriveneto ma inviate a Bologna dove “diventano italiane grazie a un nuovo documento di trasporto inviata da La Dorata alla Romagnoli”. Giulio Romagnoli sottolinea durante il servizio che si è trattata solo di una anomalia documentale per merce in entrata.

 

Artoni ConadAndrea Artoni, responsabile qualità Conad, intervistato dall’inviato di Report, pur ammettendo che la F.lli Romagnoli è un loro fornitore e che senza ombra di dubbio c’è stata una classificazione errata di una partita, ha dichiarato di “non voler fare un processo ad un evento tuttora in discussione presso la magistratura”. Ma che rapporto c’è, si chiede Luca Chianca, giornalista di Report, tra Romagnoli e il responsabile acquisti di Conad? “Sono fantastici”, sostiene un confezionatore che preferisce rimanere – per ovvi motivi – anonimo. “Ad esempio i Romagnoli gli hanno regalato lo scorso anno una Opel Corsa da 8.500 euro”, riferisce il confezionatore. Andrea Artoni, visibilmente imbarazzato nel servizio, ha però precisato che “queste cose non fanno parte del dna di Conad, almeno del mio sicuramente. Io non conosco nemmeno di persona la maggior parte dei miei fornitori”.

 

Per il responsabile acquisti Conad, di cui non sono espresse le generalità durante il servizio (anche se nello stesso si vede un documento con il nome di Claudio Gamberini, che è appunto il responsabile acquisti ortofrutta di Conad), l’assegno per l’acquisto della Opel Corsa sarebbe stato in realtà solo un prestito poi restituito. Su questo episodio, per nulla sorprendente – le regalie si fanno in tutto il mondo – possiamo fare un solo commento: una volta ai grandi clienti tedeschi le aziende ortofrutticole italiane regalavano le Mercedes, se ora si regala un’utilitaria al responsabile ortofrutta della seconda catena distributiva italiana vuol dire che il settore è proprio messo male.

 

Gamberini Conad ReportUn’altra triangolazione denunciata dal servizio di Report è quella tra un esportatore francese, l’azienda napoletana Covone Srl di Antonio Covone che si occupa di import e la Unica Srl di Voghera (Pavia) che confeziona patate per la grande distribuzione e fa capo nuovamente alla Romagnoli. Anche in questo caso la Covone produrrebbe, a quanto risulta dalle carte in mano al giornalista di Report, un documento di trasporto alla Unica in cui si dice che le patate sono di origine italiana. La Covone acquista e rivende patate, non solo dalla Francia ma anche da altre zone di produzione come il nord Africa, anche per altre aziende confezionatrici dell’Emilia Romagna, come la Patfrut e la Ortofrutticola Parma, anch’esse dentro i consorzi della Patata DOP di Bologna e della Patata Italiana di Qualità.

 

Mauro Parma dà una chiave di lettura rilevante: “Non lavoriamo prodotto 100 per cento italiano, a volte i clienti chiedono roba da prezzo e noi per non perdere i clienti andiamo a cercare della roba che costa meno e che non è di origine italiana. Non la vendiamo però come made in Italy”. Anche in questo caso però il giornalista di Report scopre che un produttore francese, Comptoir Agricole de Picardie, vende sacchi da 1.200 chili a Covone che a sua volta rivende a Ortofrutticola Parma, anche se Mauro Parma, davanti ai microfoni di Report smentisce: “Noi non compriamo da Covone”. Anche in questo caso c’è un sospetto scambio di documenti di trasporto per cui la merce a un certo punto diventa di origine italiana.

 

Covone ReportTra i principali clienti della Ortofrutticola Parma c’è Coop Italia, il maggiore retailer italiano, la catena che più di ogni altra negli ultimi anni si è fatta paladina del made in Italy. Ortofrutticola Parma vende circa 40 mila quintali di patate ogni anno alla Coop. Claudio Mazzini, responsabile sostenibilità innovazione valori Coop Italia, così risponde al microfono di Report alla domanda se delle patate francesi possono essere vendute come italiane: “Io faccio tutto il possibile perché questo non avvenga”.

 

Mazzini CoopSu tutto questo ipotetico falso made in Italy sta indagando ora la Procura di Bologna, che ipotizza associazione per delinquere finalizzata alla truffa non solo dei consumatori ma anche dei coltivatori italiani.

 

 

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