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                      Santambrogio (VéGé) sui dazi e sull’affare Carrefour: “In Gdo è un risiko”

                      Giorgio Santambrogio, amministratore delegato del Gruppo VéGé, commenta su Affaritaliani.it due snodi cruciali: i nuovi dazi Usa sui prodotti europei, anche agroalimentari, e la cessione di Carrefour Italia a NewPrinces. Due episodi distinti ma emblematici di una trasformazione profonda, tra tensioni internazionali e riorganizzazione della Gdo italiana

                      Dalla Redazione

                      Santambrogio Gruppo VéGé Giorgio Santambrogio, amministratore delegato del Gruppo VéGé e manager di lungo corso del settore retail – sempre molto attivo sui social e in particolare su Linkedin, dove ha una voce autorevole seguita con attenzione da operatori e addetti ai lavori – interviene sulle colonne di Affaritaliani.it per esprimere la sua posizione su due temi centrali dell’attualità economica. Da un lato l’introduzione dei nuovi dazi statunitensi sui prodotti europei, anche quelli agroalimentari; dall’altro l’uscita di Carrefour dall’Italia e l’acquisizione della sua rete di vendita da parte del gruppo italiano NewPrinces dell’imprenditore Angelo Mastrolia.

                      Dazi Usa sull’agroalimentare: impatti e criticità per il Made in Italy

                      Il 27 luglio è scattato l’accordo Ue-Usa per una tariffa del 15% sulle merci europee esportate verso gli Stati Uniti. Un livello inferiore al 30% inizialmente minacciato, ma che non elimina le preoccupazioni per l’agroalimentare italiano. Bruxelles, in cambio della riduzione del dazio, si è impegnata ad acquistare energia statunitense per 750 miliardi di dollari e a investire altri 600 miliardi sul mercato USA.

                      L’export agroalimentare italiano – pari a 7,8 miliardi di euro annui e comprendente vino, olio, pasta, formaggi e riso – rischia tuttavia un contraccolpo significativo, con effetti potenzialmente estesi a filiere, occupazione e investimenti, come riporta Affaritaliani.it. A tal proposito, Santambrogio ha dichiarato che “i dazi ci sono sempre stati”, definendoli parte integrante del commercio internazionale. Secondo lui, in alcuni casi, come per i formaggi, il 15% attuale potrebbe persino rappresentare un miglioramento rispetto alle tariffe precedenti.

                      Tuttavia, l’Europa – afferma – “è stata troppo veloce ad abbassare la guardia”, preoccupata da dazi potenzialmente più elevati. Tale approccio affrettato si rifletterebbe anche nelle discrepanze tra i documenti ufficiali diffusi da Bruxelles e Washington.

                      Tutelare le nostre eccellenze contro l’Italian Sounding

                      Santambrogio su Affaritaliani.it sottolinea la necessità di concentrarsi sulle singole categorie di prodotto, in particolare quelle per cui l’Italia vanta un’esclusività riconosciuta, come Parmigiano Reggiano, olio extravergine e vini di qualità. “In questi casi si può e si deve lavorare per ottenere trattamenti specifici”, afferma, evidenziando l’esistenza di una domanda autentica da parte del consumatore americano. Un mancato intervento mirato rischia di rafforzare l’Italian Sounding, penalizzando sia le imprese italiane che i consumatori statunitensi. “Questi ultimi vorrebbero comprare prodotti italiani certificati, ma si trovano costretti a ripiegare su surrogati come il ‘parmesan’”, ha aggiunto.

                      Possibili impatti sulla Gdo italiana?

                      Interrogato sull’impatto delle tariffe sulla Gdo italiana, l’Ad di VéGé ammette una “leggera preoccupazione” legata ai possibili effetti a cascata. In particolare, evidenzia il rischio che i fornitori italiani con una significativa esposizione al mercato statunitense possano compensare eventuali perdite di marginalità aumentando i listini anche per la distribuzione interna.

                      Pur definendo questa ipotesi “una reazione discutibile”, Santambrogio la considera non del tutto improbabile, soprattutto nel caso di aziende con un’elevata quota di fatturato negli USA. “Confido molto nel senso di responsabilità delle aziende agroalimentari italiane”, ha precisato.

                      L’affare Carrefour-NewPrinces e la rivoluzione del retail

                      L’intervista affronta anche la recente uscita di Carrefour dal mercato italiano, con la cessione della rete a NewPrinces, società di Angelo Mastrolia. Secondo Santambrogio, l’operazione si inserisce in un contesto di profonda trasformazione del settore. “È un periodo in cui si moltiplicano acquisizioni, cambi di proprietà, passaggi di insegne”, ha osservato, citando anche operazioni come l’acquisizione di Plasmon da parte di NewPrinces e quella di Kellogg’s da parte di Ferrero.

                      Tale dinamismo – afferma Santambrogio su Affaritaliani.it – riflette un processo di concentrazione ormai inevitabile, paragonabile a quanto avvenuto nel settore bancario. “Come nel mondo del credito si è parlato di ‘risiko bancario’, così oggi assistiamo a una riorganizzazione della distribuzione”, ha spiegato, sottolineando l’importanza crescente delle economie di scala e della dimensione nazionale o internazionale. Per Santambrogio, “non è finita qui”: da qui a fine anno potrebbero verificarsi nuovi movimenti significativi all’interno del settore.

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