Spagna, cala l’export di ortofrutta (-4% a volume) e cresce l’import
Nel 2025 l’export spagnolo di ortofrutta fresca cala del 4% in volume, mentre cresce della stessa percentuale in valore. A pesare sono soprattutto l’aumento dei costi di produzione, la minore competitività rispetto ai Paesi terzi e le differenze negli standard fitosanitari. L’Ue resta il mercato chiave, mentre l’import cresce
Dalla Redazione
Le esportazioni spagnole di frutta e verdura fresca nel 2025 sono diminuite del 4% in volume rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 12 milioni di tonnellate, mentre il loro valore è aumentato della stessa percentuale, raggiungendo i 18,666 miliardi di euro. L’Europa è stata la principale destinazione delle esportazioni, rappresentando il 97% del totale, in un anno in cui le importazioni sono cresciute del 3% in volume e dell’8% in valore. Ad annunciarlo è Fepex, la federazione Federazione spagnola delle associazioni di produttori ed esportatori di ortofrutta, fiori e piante vive, in vista dell’assemblea che si riunirà giovedì 26 febbraio a Valencia, quando si affronterà anche il tema del saldo del commercio estero nel settore ortofrutticolo.
Ortaggi in flessione: pesa il calo dei pomodori
Il calo del volume delle esportazioni nel 2025 è dovuto principalmente agli ortaggi, che sono diminuiti del 7% rispetto al 2024, attestandosi a 5,3 milioni di tonnellate. Il valore è rimasto praticamente invariato a 8,167 miliardi di euro (+0,4%). Particolarmente degno di nota è il calo di prodotti di grande importanza settoriale e sociale, come i pomodori, con un calo del 15%, pari a 581.361 tonnellate, e del 5% in valore, raggiungendo 1,052 miliardi di euro. Anche lattuga e cavolo sono diminuiti, la lattuga del 4% in volume ma con una stabilizzazione del valore, pari a 740.258 tonnellate e 954 milioni di euro, mentre il cavolo segna un calo del 2% sia in volume che in valore, pari a 515.530 tonnellate e 771 milioni di euro.
Frutta più resiliente: cresce il valore
Le esportazioni di frutta nel 2025 hanno registrato un leggero calo dell’1% su base annua, attestandosi a 6,6 milioni di tonnellate, mentre il valore è cresciuto del 6,5%, raggiungendo i 10,499 miliardi di euro. Dopo gli agrumi, che rimangono i più esportati, segue l’anguria con un saldo positivo, aumentando le vendite all’estero del 3% in volume e dell’8% in valore, raggiungendo rispettivamente 820.611 tonnellate e 604 milioni di euro. Spiccano anche le drupacee che, pur registrando cali nelle quantità esportate, sono migliorate in valore, come nel caso delle nettarine, con 332.831 tonnellate (-2%) e 577 milioni di euro (+16%), e delle pesche piatte, con 185.142 tonnellate (-9,5%) e 349 milioni di euro (+10%). Anche le fragole rimangono uno dei frutti più esportati nel 2025, con 265.182 tonnellate (+1%) e 871 milioni di euro (+8%).
Per quanto riguarda le origini dei prodotti ortofrutticoli esportati, l’Andalusia si distingue come il maggiore esportatore con 3,9 milioni di tonnellate nel 2025, il 2% in meno rispetto al 2024, pari al 33% del totale. Segue la Comunità Valenciana, con 3,3 milioni di tonnellate, il 5% in meno rispetto all’anno precedente, pari al 28% del totale. Spiccano anche Murcia, con 2,3 milioni di tonnellate (-4%), pari al 20% del totale, e la Catalogna, con 978.584 tonnellate (-3%). In termini di valore, le esportazioni dell’Andalusia hanno raggiunto i 7,145 miliardi di euro (+6%), quelle della Comunità Valenciana i 4,790 miliardi di euro (+2%), quelle di Murcia i 3,489 miliardi di euro (+2%) e quelle della Catalogna gli 1,391 miliardi di euro (+6%).
Europa primo mercato di sbocco, cala l’export nei paesi extra Ue
Per destinazione, l’Ue rimane il mercato principale, con 10 milioni di tonnellate, pari all’84% delle esportazioni totali. Questa percentuale sale al 97% includendo il Regno Unito e altri paesi europei, con un totale di 11,7 milioni di tonnellate di esportazioni verso l’Europa. Ciò evidenzia l’importanza di questo mercato per il settore spagnolo, in contrasto con il calo delle esportazioni verso i paesi extraeuropei, dove sono state spedite 316.772 tonnellate, il 14% in meno rispetto al 2014. Secondo Fepex, questo calo è una conseguenza delle politiche protezionistiche di molti di questi paesi e della complessità della negoziazione dei protocolli fitosanitari necessari per accedere ai loro mercati. In termini di valore, le esportazioni spagnole verso l’Ue hanno raggiunto i 15,249 miliardi di euro (+5%), mentre le esportazioni verso altri paesi europei hanno raggiunto i 18,188 miliardi di euro (+4%). Le vendite verso i paesi extraeuropei hanno raggiunto solo i 478 milioni di euro, l’11% in meno rispetto al 2014.
Cresce l’import, trainato dalla frutta
Nel 2025 le importazioni spagnole di ortofrutta fresca aumentano del 3% in volume e dell’8% in valore, raggiungendo 4,7 milioni di tonnellate e 5,477 miliardi di euro, in continuità con il trend di crescita degli ultimi anni (nel 2024 +6% a volume e +12% a valore), come sottolinea Fepex in questo focus.
La frutta pesa per 2,4 milioni di tonnellate (+5%) e 3,849 miliardi di euro (+11,5%), distinguendosi nettamente per valore rispetto agli ortaggi. Il prodotto più importato sono le banane con 430.560 tonnellate, la stessa quantità del 2014, e 297 milioni di euro, con un aumento del 3%. Segue l’avocado, con 307.911 tonnellate (+17% sul 2014). Al terzo post l’ananas, che ha raggiunto 192.597 tonnellate (+3%) con un valore di 191 milioni di euro (+15%), mentre al quarto posto fra i prodotti più importati troviamo le mele con 188.995 tonnellate (-2%) e 205 milioni di euro (+6%).
Gli ortaggi si attestano a 2,3 milioni di tonnellate (+0,5%) e 1,628 miliardi di euro (+0,5%). Le patate restano il prodotto più importato in assoluto (circa 200 mila tonnellate), mentre i pomodori, pur in calo nei volumi (-11%), registrano un forte incremento del valore (+30%).
Export in calo? Pesano costi e mancata reciprocità
Secondo la Fepex, il calo previsto delle esportazioni di frutta e verdura fresca nel 2025 è il risultato di molteplici fattori, in particolare l’aumento dei costi di produzione e la riduzione della competitività rispetto ai paesi terzi. Le differenze negli standard fitosanitari, lavorativi e sociali stabiliti dalla legislazione Ue, non richiesti nei paesi terzi di origine delle importazioni, creano svantaggi competitivi. Inoltre, la concentrazione delle vendite all’interno dell’Ue dimostra l’importanza di questo mercato per il settore e, di conseguenza, l’importanza di tutte le misure promosse dalla Commissione europea. A questo proposito, Fepex chiede una politica di accordi commerciali con i paesi terzi che includa misure di reciprocità e una Politica Agricola Comune (PAC) che mantenga l’importanza delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli, fornisca loro risorse sufficienti e dia priorità alla produzione dell’Ue.
Copyright: Fruitbook Magazine





