Spreco alimentare: cala quello domestico, ma la filiera pesa 13,5 miliardi
Gli italiani a casa buttano via meno cibo, ma il peso delle perdite lungo la filiera resta elevato. Secondo il Rapporto Il caso Italia 2026 di Waste Watcher, il cibo sprecato vale 13,5 miliardi di euro. Migliorano i comportamenti nelle case, ma frutta e verdura restano in cima alla classifica dei prodotti più gettati
Dalla Redazione
Sprechiamo ancora molto, ma meno di un anno fa e con una consapevolezza ormai quasi unanime del peso economico, sociale e ambientale delle perdite alimentari. I Boomers si confermano la vera locomotiva della prevenzione, già vicini agli obiettivi dell’Agenda 2030, mentre la Generazione Z resta la più sprecona, pur mostrando una crescente disponibilità a utilizzare strumenti digitali e nuove pratiche organizzative per cambiare rotta. Infine, frutta e verdura svettano sempre in cima alla black list dei cibi più sprecati, segnalando criticità strutturali della filiera che non dipendono solo dai comportamenti individuali.
Il quadro emerge dal Rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso oggi in vista della 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, che ricorre il 5 febbraio. L’indagine, condotta nel mese di gennaio con metodologia Cawi su un campione rappresentativo di 2 mila persone, monitora i comportamenti degli italiani lungo tutta la filiera del cibo e aggiorna i dati già emersi nelle rilevazioni del 2025. Nel quadro generale l’Italia migliora, ma il percorso verso il dimezzamento dello spreco entro il 2030 richiede un salto di qualità sul piano organizzativo e sistemico.
Perdite e sprechi lungo la filiera: il peso economico resta elevato
Secondo il nuovo Rapporto Waste Watcher, in Italia lo spreco alimentare domestico si attesta a 554 grammi pro capite a settimana, in calo di 63,9 grammi rispetto a febbraio 2025. Un miglioramento significativo, che però non riduce l’impatto complessivo del fenomeno: nel 2026 la filiera del cibo sprecato vale oltre 13,5 miliardi di euro, per un volume complessivo superiore ai 5 milioni di tonnellate.
La quota più rilevante resta quella domestica, con un valore economico pari a 7,36 miliardi di euro e oltre 1,7 milioni di tonnellate, in diminuzione del 10,66% rispetto all’anno precedente. Accanto allo spreco finale, pesano però in modo strutturale anche le perdite a monte della filiera. In agricoltura, le perdite superano 1,29 miliardi di euro, per oltre 2 milioni di tonnellate, segnando un aumento del 30,9% su base annua. Seguono l’industria alimentare, con 862,9 milioni di euro e circa 1 milione di tonnellate (+1%), e la distribuzione, che vale quasi 4 miliardi di euro, pur mostrando una lieve riduzione del 0,63%.
Nel complesso, i dati restituiscono un quadro in cui il miglioramento dei comportamenti domestici convive con criticità persistenti lungo la filiera agroalimentare, soprattutto nelle fasi produttive e di prima commercializzazione, dove le perdite continuano a incidere in modo significativo sul valore economico complessivo.
Differenze territoriali e familiari
I dati confermano una geografia dello spreco non uniforme. Si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, −7% rispetto alla media), mentre il Sud resta sopra la media nazionale con 591,2 grammi (+7%). Il Centro si colloca poco sopra la media con 570,8 grammi.
Risultano più virtuose le famiglie con figli (−10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (−8%), a conferma del peso dell’organizzazione domestica nella prevenzione delle perdite.
Il fattore generazionale
Uno degli elementi centrali del Rapporto è la lettura intergenerazionale dello spreco. I Boomers registrano uno spreco medio familiare di 352 grammi a settimana, un valore già compatibile con l’obiettivo fissato dall’Agenda ONU 2030.
All’opposto, la Generazione Z si colloca a 799 grammi settimanali, seguita da Millennials e Generazione X. Il Rapporto sottolinea come, accanto a maggiori fragilità organizzative, i giovani dispongano però di un capitale decisivo: la familiarità con le tecnologie digitali, considerate una leva chiave per il cambiamento.
Ortofrutta sempre in cima alla “black list”
Anche nel 2026 l’ortofrutta si conferma la categoria più sprecata nelle case degli italiani. Nella classifica dei cinque alimenti più gettati nell’ultima settimana figurano infatti frutta fresca (22,2 grammi), verdura fresca (20,6 grammi), pane fresco (19,6 grammi), insalata (18,8 grammi) e cipolle, aglio e tuberi (17,2 grammi).
Una graduatoria che non cambia rispetto alle rilevazioni precedenti e che ribadisce come la deperibilità dei freschi, unita alle modalità di conservazione e alle dinamiche di filiera, continui a incidere in modo strutturale sullo spreco.
Le cause dello spreco: organizzazione prima che consapevolezza
Il Rapporto evidenzia come lo spreco sia legato soprattutto a cause organizzative: cattiva conservazione degli alimenti (38%), dimenticanza (33%) e sovra-acquisto (28%).
La consapevolezza, tuttavia, è ormai molto diffusa: il 94% degli italiani dichiara attenzione al tema, il 63% spreca meno di una volta a settimana e l’88% cucina ogni giorno. La sfida, sottolinea Waste Watcher, non è più aumentare la sensibilità, ma trasformarla in abitudini automatiche, soprattutto nella gestione del frigorifero e delle priorità di consumo
Le cause dello spreco: organizzazione prima che consapevolezza
Il Rapporto evidenzia come lo spreco alimentare sia legato soprattutto a cause organizzative. La principale riguarda la conservazione degli alimenti: per il 38% degli italiani, frutta e verdura, una volta portate a casa e conservate in frigorifero, vanno a male. Seguono la dimenticanza, indicata dal 33% degli intervistati, e il sovra-acquisto (28%). A questi fattori si affianca una criticità che sposta l’attenzione anche a monte della filiera: per il 31% degli italiani, infatti, i cibi venduti sono già vecchi al momento dell’acquisto.
La consapevolezza del problema però è ormai molto diffusa: il 94% degli italiani dichiara attenzione al tema, il 63% spreca meno di una volta a settimana e l’88% cucina ogni giorno. La sfida, sottolinea Waste Watcher, non è quindi aumentare la sensibilità, ma trasformarla in abitudini automatiche, in particolare nella gestione del frigorifero, nella visibilità dei prodotti più deperibili e nella definizione delle priorità di consumo.
Spreco e insicurezza alimentare: un paradosso che cresce
Accanto ai segnali positivi, il Rapporto segnala un aumento dell’indice di insicurezza alimentare, che nel 2026 raggiunge quota 14,36, in crescita rispetto al 2025. L’incremento è particolarmente marcato nel Sud (+28%) e tra i giovani della Generazione Z (+50%). Un dato che mette in evidenza la coesistenza di spreco e difficoltà di accesso al cibo, rafforzando la dimensione sociale del fenomeno.
In arrivo il Donometro e l’operazione #FrigoTrasparente
Il 2026 segna anche un passaggio operativo. Dal 5 febbraio entra in funzione il Donometro, la nuova piattaforma digitale pensata per facilitare la donazione delle eccedenze alimentari da parte degli esercizi commerciali agli enti del terzo settore.
Nel fine settimana del 7 e 8 febbraio prende inoltre il via l’operazione #FrigoTrasparente, una challenge nazionale che invita a rendere visibili e prioritari i cibi più deperibili nel frigorifero, intervenendo direttamente sulla dimenticanza, una delle principali cause dello spreco domestico.
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