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                      Spreco, supermercati nel mirino: il servizio di Striscia la Notizia

                      Striscia la Notizia documenta lo spreco alimentare in diversi supermercati di Roma, mostrando come frutta, verdura, pane, merendine e altri alimenti ancora consumabili finiscano ogni giorno nei compattatori di rifiuti, senza passare dai circuiti del recupero solidale. “Eppure esistono leggi e incentivi fiscali per la donazione di eccedenze alimentari”, fa notare il presidente del Banco Alimentare di Roma. Jimmy Ghione intervista anche Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, sollecitando un intervento governativo per rendere obbligatoria la donazione da parte dei supermercati, al fine di ridurre questo inaccettabile spreco

                      Dalla Redazione

                      spreco supermercati Striscia la Notizia

                      Roma, marciapiede dopo marciapiede, cassonetto dopo cassonetto. È qui che prende forma una recente inchiesta di Striscia la Notizia sullo spreco alimentare, che mostra come ci sia ancora tanta strada da fare per andare verso il tanto agognato obiettivo dell’agenda Onu 2030, che lo vorrebbe dimezzato entro i prossimi cinque anni, appunto. Da solo il nostro Paese ogni anno spreca oltre 4,5 milioni di tonnellate di cibo, con perdite dai campi alle case dei consumatori: il  28,5 % di queste perdite si concentra proprio nelle fasi di distribuzione e commercializzazione, come sottolineano gli ultimi dati dell’Osservatorio Waste Watcher.

                      L’inviato di Striscia la Notizia Jimmy Ghione ha seguito i percorsi di alcuni compattatori dei rifiuti urbani nella Capitale e ha documentato il conferimento nei cassonetti di grandi quantità di alimenti ancora perfettamente commestibili: “decine di chili di frutta, arance ancora nella loro confezione, mele, buste di pomodori e tanta altra verdura che poteva forse essere donata ai più bisognosi”, si dice nel primo servizio. Ma anche pane, pizza, biscotti, merendine etc.

                      Una denuncia televisiva che, seppure dai toni divulgativi, tocca un tema cruciale per l’intera filiera agroalimentare: la gestione delle eccedenze e l’attivazione di meccanismi strutturati di recupero. Il caso specifico riguarda alcuni punti vendita della grande distribuzione operanti nella Capitale, ma il messaggio è più ampio: oggi, nel 2025, lo spreco non è più solo una questione morale, ma un indicatore di inefficienza e disallineamento rispetto agli obiettivi di sostenibilità della filiera.

                      Cibo ancora buono che finisce nei compattatori

                      La scena si ripete in vari quartieri della Capitale: piccoli compattatori di rifiuti fanno tappa nel retro dei supermercati, raccolgono cassonetti ricolmi di pane, pizze, frutta confezionata, ortaggi. In una sola giornata, un operatore intervistato da Striscia dichiara di aver già raccolto 2 mila kg di alimenti da quattro punti vendita, con altri tre ancora da servire. La media – secondo quanto dichiarato – supera i 3 mila kg di cibo sprecato al giorno su un campione di sette supermercati.

                      Gli scarti non riguardano solo prodotti freschi danneggiati o invendibili, ma alimenti perfettamente integri, spesso ancora confezionati, in alcuni casi scartati anche solo per imballaggi esterni lievemente rovinati o per il superamento del termine minimo di conservazione (TMC).

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                      Banco Alimentare: “Sono immagini che fanno male”

                      “Quelle immagini fanno male”, commenta Antonio Daood, presidente del Banco Alimentare di Roma. “Pane, verdura, pizza, frutta: tutto cibo che avrebbe potuto essere donato. Alcune catene lo fanno con regolarità, altre invece continuano a ignorare questa opportunità, pur esistendo una legge ben chiara in materia”. Daood si riferisce alla Legge 166/2016, nota come “Legge Gadda”, che incentiva la donazione delle eccedenze alimentari prevedendo sgravi fiscali (recupero dell’IVA, riduzione della TARI) per gli operatori che scelgono di cedere prodotti non più commercializzabili ma ancora edibili a enti del terzo settore.

                      Il paradosso delle confezioni danneggiate e del TMC mal compreso

                      Durante l’inchiesta si tocca anche il tema del TMC, ovvero il termine minimo di conservazione: un’indicazione riportata in etichetta che – benché in molti ancora non lo sappiano – non coincide con la data di scadenza, ma è solo una raccomandazione che suggerisce un possibile calo qualitativo ma non implica un rischio per la salute. A volte i cibi con TMC scaduto sono buoni ancora per dei mesi (parliamo ad esempio dei biscotti confezionati, come mostra il servizio).

                      Allo stesso modo, imballaggi leggermente ammaccati rendono invendibili interi lotti, nonostante l’integrità del contenuto. “È questo il vero dramma – spiega Daood – perché nella maggior parte dei casi non finisce nel cassonetto solo il singolo pezzo, ma l’intero scatolone”.

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                      La Gdo si difende ma ammette: “Serve fare di più”

                      Striscia è tornata poi sul tema dello spreco in un secondo servizio, in cui ha raccolto anche la posizione di Federdistribuzione. “Oggi le nostre imprese donano oltre 60 mila tonnellate di cibo ogni anno al terzo settore”, ha dichiarato Carlo Alberto Buttarelli, presidente dell’associazione. Tuttavia, quanto mostrato dalle immagini dimostra che c’è ancora molta strada da fare, serve un impegno collettivo per migliorare ulteriormente. Il presidente di Federdistribuzione ha quindi promesso un aggiornamento nei prossimi mesi, lasciando intendere una volontà concreta da parte di alcune insegne di rivedere le proprie politiche di gestione delle eccedenze.

                      Il ministro Lollobrigida: “Serve una spinta normativa”

                      L’inchiesta ha ottenuto una risposta anche dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. “Tutto ciò che può essere salvato e redistribuito deve esserlo – ha dichiarato – e siamo disponibili a intervenire anche sul piano normativo. Siamo in contatto con l’onorevole Gadda per rafforzare ulteriormente la legge già esistente”.

                      Il ministro ha sottolineato l’importanza di uscire dalla sola logica del dono per entrare in una cultura del dovere: “Chi ha la possibilità di donare, deve essere messo nelle condizioni di farlo – ha detto Lollobrigida alle telecamere di Striscia la Notizia -. Ma chi sceglie di non farlo non può continuare a operare impunemente”.

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