Tragedia nel Mantovano, bracciante muore mentre raccoglie le angurie
Un bracciante agricolo marocchino di 55 anni è morto a Borgocarbonara (Mn) mentre era impegnato nella raccolta delle angurie. Tra le ipotesi al vaglio c’è un malore legato alle alte temperature. Sul caso indagano i carabinieri e Ats Val Padana, mentre la Cgil denuncia una situazione ormai strutturale
Dalla Redazione
Un altro dramma scuote il mondo agricolo. Nel pomeriggio di lunedì 29 giugno, un bracciante agricolo di 55 anni, Haddad Taher, di nazionalità marocchina, è morto mentre era impegnato nella raccolta delle angurie nei campi di un’azienda agricola di Magnacavallo, nel territorio di Borgocarbonara, in provincia di Mantova. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di un malore legato alle alte temperature che in questi giorni stanno interessando gran parte del Paese.
Il malore durante il lavoro nei campi
Secondo quanto riferito da Ansa, l’uomo si è improvvisamente accasciato a terra mentre stava lavorando. I colleghi presenti nei campi hanno immediatamente allertato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti un’ambulanza di Soccorso Azzurro e l’elisoccorso decollato da Parma, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano.
Sono in corso in queste ore gli accertamenti da parte dei carabinieri della stazione di Gonzaga e dei tecnici della Struttura di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Ats Val Padana, chiamati a ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e ad accertare le cause del decesso.
La denuncia della Cgil: “È una strage”
Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, interviene sull’Adnkronos a commentare il fatto, parlando di una situazione sempre più grave nel territorio. “Nel mantovano siamo a tre lavoratori morti, di cui uno in itinere, e a un altro lavoratore in coma dopo un malore legato al caldo. È una strage”, afferma il sindacalista.
Orezzi sostiene inoltre che gli episodi non rappresentano casi isolati, ma sarebbero il sintomo di un problema strutturale che coinvolge sicurezza sul lavoro, cambiamento climatico e sfruttamento. Secondo il segretario della Cgil, nel Mantovano permangono situazioni di caporalato e schiavismo agrario e le ordinanze emanate per limitare il lavoro nelle ore più calde non sarebbero sufficientemente efficaci. Mancano infatti controlli adeguati, “soprattutto nei settori dove persistono illegalità e sfruttamento”. “Chi lavora nei campi continua a essere esposto a rischi gravissimi”, chiosa.
L’allarme sui lavoratori più esposti
Nelle dichiarazioni rilasciate all’Adnkronos, Orezzi evidenzia come, tra i quattro casi richiamati dal sindacato – tre decessi e un lavoratore in coma – tre riguardino lavoratori migranti e uno un lavoratore italiano. Il sindacalista sottolinea che il settore agricolo impiega una quota elevata di lavoratori stranieri, in particolare appartenenti alle comunità indiana e marocchina, che risultano tra le più esposte alle situazioni di maggiore vulnerabilità.
Per Orezzi, il dato più allarmante è la diffusione territoriale degli episodi. “I quattro casi si sono verificati in quattro punti diversi della provincia – dice -. Questo dimostra che non siamo di fronte a un fatto isolato, ma a un problema sistemico che interroga il modello produttivo e la creazione di valore nelle filiere agroalimentari”.
Il sindacalista denuncia infine il rischio di un’assuefazione alle morti sul lavoro. “Non si può normalizzare un morto al giorno. È allucinante che oggi si continui a morire come cent’anni fa nei campi, nell’indifferenza generale. Non è accettabile che persone impegnate a lavorare durante un’emergenza sanitaria perdano la vita. Non si può morire così, come foglie in autunno”.
Copyright: Fruitbook Magazine




