Tubero-seme di patata: la filiera “super elite” tra vitro e aeroponica
Un progetto sperimentale che unisce micropropagazione di piante risanate e coltura aeroponica potrebbe rivoluzionare la filiera nazionale della patata, rendendola autonoma dall’estero, sostenibile e ad alto valore aggiunto. Il progetto, nato dalla collaborazione fra l’Università di Firenze (Dipartimento DAGRI), il Consorzio Produttori Patate Associati, Edo Radici Felici e Arsac, è basato sulla produzione di tubero-seme “super elite”, ideale per la valorizzazione di varietà autoctone come la pregiata patata della Sila Igp
Dalla Redazione
L’Italia importa annualmente prodotti pataticoli per circa 600 milioni di euro all’anno, una quota significativa dei quali riguarda il tubero-seme, proveniente in larga parte dalle produzioni di eccellenza condotte in Olanda, Germania e Danimarca. Oltre al peso economico sull’import-export, il trasporto internazionale di materiale di propagazione incide notevolmente anche sul piano ambientale, contribuendo in modo significativo alle emissioni di CO₂. A ciò si aggiunge un’esigenza tecnica: l’approvvigionamento estero si è reso indispensabile per garantire l’impiego di materiale sano, in quanto la propagazione agamica della patata favorisce la diffusione di virosi e altri patogeni.
Un progetto di filiera per la produzione di tubero-seme “super elite”
In questo contesto si inserisce un’attività sperimentale che unisce due tecnologie avanzate: la micropropagazione di piante risanate e la coltivazione aeroponica. L’obiettivo è sviluppare in Italia una filiera innovativa per la produzione di tubero-seme di patata di classe “super elite”. Si tratta di un progetto innovativo finanziato dal FEASR Misura 16.2.1 del PSR Calabria 2014/2020 (Reg. Ue1305/2013), che vede in prima fila il Consorzio Produttori Patate Associati-PPAS.
Il progetto parte dalla micropropagazione di materiale vegetale risanato tramite tecniche di termoterapia e coltura di meristemi. Il Dipartimento DAGRI dell’Università di Firenze, che dal 1996 conserva in vitro numerose varietà locali di patata, ha maturato un’esperienza consolidata nella produzione di minituberi virus-esenti. A questo processo è stata abbinata la coltivazione in aeroponica – con sistema soilless Airfruit sviluppato da Edo Radici Felici – in ambienti protetti (serre o indoor), senza impiego di fitofarmaci di sintesi e in condizioni completamente controllate.
“I minituberi costituiscono il primo prodotto, dopo il vitro, della filiera di produzione del tubero seme – spiega Michele Santaniello, responsabile tecnico del Consorzio Produttori Patate Associati-PPAS -. I minituberi ottenuti con tale processo produttivo sono pertanto caratterizzati da condizioni fitosanitarie ottimali rispetto a tutte le possibili patologie che riguardano la patata, in quanto ottenuti in ambiente protetto indoor o sotto screen house”. Il consorzio sta lavorando alla riproduzione del seme sia da vitro sia da tubero: lo scopo è ottenere un prodotto per la riproduzione delle patate della Sila Igp, fiore all’occhiello della produzione, al fine di smarcarsi dalla dipendenza dall’import.
Partner del progetto è anche Arsac, l’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese.
La tecnologia Airfruit affiancata alla micropropagazione
Oggetto della ricerca del dipartimento DAGRI dell’Università di Firenze è stato lo studio della produttività dei minituberi ottenuti da piante micropropagate e coltivate in aeroponica, valutando parametri come la varietà, la nutrizione minerale, i tempi e la sincronizzazione della tuberizzazione. “Nello specifico l’idea progettuale è stata quella di combinare l’esclusiva tecnologia Airfruit per la produzione di minituberi con la tecnica della micropropagazione che permette di ottenere materiale controllato dal punto di vista fitosanitario – racconta Santanniello -. Quello che è nato è sistema produttivo innovativo, che ha consentito di aumentare il numero dei cicli produttivi annuali in ambiente indoor, grazie alla possibilità di realizzare raccolte continue e non distruttive. A questo vantaggio si aggiunge la possibilità di produrre sia indoor che in serra, aumentando i cicli annui e indipendentemente dalle condizioni atmosferiche”.
“L’esperienza, se confermata, avrebbe l’effetto di diminuire di molto il costo del minitubero in una economia di scala – continua – e di conseguenza faciliterebbe una riduzione dei cicli in pieno campo per la produzione e moltiplicazione del tubero seme.
Sostenibilità economica e ambientale
L’incremento delle rese, unito all’abbattimento dei costi di produzione, rende il sistema economicamente sostenibile. “Il prodotto ottenuto è un tubero-seme ‘super elite’, esente da virosi, con possibilità di gestione precisa della nutrizione minerale e di applicazione di protocolli di biofortificazione, in vista di un’elevata potenzialità produttiva”, sottolinea il responsabile tecnico del Consorzio PPAS.
I principali punti di forza del sistema includono:
- ottenimento di minituberi 100% sani a costi contenuti;
- risparmio di risorse naturali grazie all’assenza di suolo e al ridotto consumo idrico;
- digitalizzazione e agricoltura di precisione per ottimizzare i processi;
- applicazione di protocolli di certificazione genetica e sanitaria;
- rafforzamento della competitività della filiera del tubero seme, con una produzione 100% made in Italy
- valorizzazione delle varietà locali (Nicola, Agria, Viola Calabrese);
- rafforzamento della competitività della filiera nazionale del tubero-seme;
- attrattività per le nuove generazioni, grazie al forte contenuto tecnologico.
Le ricadute del progetto sul sistema regionale
A livello regionale l’adozione di un sistema innovativo di produzione del tubero seme avrebbe un importante impatto dal punto di vista economico. Gli agricoltori avrebbero a disposizione tubero seme di elevata qualità anche per le varietà locali, con un ulteriore vantaggio ai fini della valorizzazione dei prodotti tipici, così centrali per il territorio e per l’attrazione turistica. Inoltre per la produzione massiva di patate commerciali la messa a punto della filiera di produzione di tubero seme locale certificato permetterebbe di svincolarsi dall’acquisto del tubero, al momento esclusivo appannaggio dei paesi del nord Europa.
Al contempo la riduzione di input energetici dovuta alle diminuite esigenze di moltiplicazione in pieno campo e al trasporto dei tuberi, la riduzione del consumo di acqua e di utilizzo di concimi e prodotti fitosanitari, rendono queste applicazioni sicuramente sostenibili.
Un tale modello di innovazione nella filiera di produzione del tubero seme locale certificato, unico al momento, avrebbe visibilità a livello nazionale non solo per valorizzare varietà autoctone non presenti a livello commerciale, ma anche per risolvere tutti i problemi legati all’approvvigionamento del tubero seme internazionale.
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