Viken Gartneri, dove serra e vertical farming fanno squadra
Viken Gartneri
A Frosta, nella Norvegia centrale, Viken Gartneri produce ogni anno 3,5 milioni di confezioni di insalate ed erbe aromatiche in 15mila mq di serre. Il suo modello “ibrido” integra serra tradizionale e vertical farming, puntando su sostenibilità e tutela dell’ambiente, con un risparmio sui costi di riscaldamento stimato del 40%
Di Massimiliano Lollis
Frosta è un comune della Norvegia centrale, noto come “l’orto di Trondheim” per la fertilità dei suoi terreni. Non è quindi un caso se è qui che nel XVIII secolo è sorta l’azienda agricola Viken Østre Gartneri, gestita da generazioni dalla famiglia Viken e oggi esempio virtuoso di quanto di innovativo si possa realizzare nel campo della produzione orticola in serra.
La prima serra destinata alla produzione di lattuga qui è stata realizzata nel 1998. Da allora l’azienda si è ampliata progressivamente e oggi fornisce ogni anno ai supermercati del Paese circa 3,5 milioni di lattughe ed erbe aromatiche. Il confezionamento avviene nel centro di imballaggio dell’azienda e durante la stagione estiva la produzione si estende anche a zucchine e cipollotti.
Un modello “ibrido” vincente
L’innovazione proposta dalla famiglia Viken non è quella di abbracciare acriticamente il vertical farming, che pure è una soluzione valida in un contesto geografico particolare come quello norvegese, quanto piuttosto quello di integrarlo nella coltivazione tradizionale in serra: “Una lunga tradizione – si legge sul sito dell’azienda – che privilegia condizioni di crescita naturali, consentendo alle piante di germogliare e svilupparsi con i loro tempi”.
Il modello “ibrido” di Viken Gartneri – che afferma di essere la prima in Norvegia a proporre un approccio di questo genere – è al centro di un paper pubblicato nel 2025 nella rivista scientifica ISHS Acta Horticulturae a firma dei ricercatori A. Brækken e S. Sannan dell’istituto di ricerca SINTEF. Lo studio evidenzia i vantaggi di un metodo che combina coltivazione verticale per la fase di vivaio e serra tradizionale per quella di maturazione, con un obiettivo preciso: puntare a una produzione efficiente e tagliare i costi di riscaldamento, in una zona del Paese dove le temperature medie in inverno si aggirano attorno allo zero.
Il risultato è un sistema in grado di estrarre il calore in eccesso generato dall’illuminazione a LED nella vertical farm e ridistribuirlo per riscaldare la serra tradizionale adiacente. Lo studio stima che il 77% dell’energia elettrica immessa per l’illuminazione può essere estratta e trasformata in risorsa termica utile attraverso l’impiego di una pompa di calore che regola la temperatura del primo locale per poi fornire calore all’area in serra.
Come si legge su Vertical Farm Daily, il sistema consentirebbe una riduzione dei costi di riscaldamento di circa il 40%, con l’obiettivo di raggiungere l’80% grazie a ulteriori miglioramenti tecnologici. Un modello che, in prospettiva, tramite l’integrazione con sistemi di stoccaggio termico, può davvero rappresentare una soluzione valida per rendere la produzione alimentare locale più sostenibile e circolare.
Il ciclo di produzione
Secondo l’azienda, l’integrazione tra vertical farming e coltivazione in serra permette davvero di prendere il meglio da entrambe le tecnologie, ottenendo risultati superiori.
A partire dai tempi di coltivazione: lattughe ed erbe aromatiche trascorrono circa due settimane all’interno della vertical farm, dove la qualità e l’uniformità delle piantine è garantita dal controllo chirurgico dei parametri di temperatura, umidità e illuminazione. Quando le piantine hanno completato la prima fase di sviluppo, vengono poi trasferite per altre due settimane, fino a completa maturazione, nelle serre tradizionali.
Nella produzione in serra l’azienda dichiara di non utilizzare né prodotti fitosanitari chimici né pesticidi, affidandosi invece alla difesa biologica, impiegando insetti utili come le vespe parassitoidi che combattono in modo naturale i principali parassiti delle colture, tra cui afidi e tripidi. “Durante l’estate – si legge sul sito dell’azienda – quando le aperture di ventilazione delle serre restano aperte, è inevitabile che gli afidi raggiungano le piante aromatiche. Anziché ricorrere a trattamenti chimici, lasciamo che siano le vespe parassitoidi a controllarne la presenza, impedendo agli infestanti di insediarsi stabilmente”.
L’attenzione alla salubrità della produzione passa anche dalla selezione dell’acqua utilizzata: per l’irrigazione in serra – affermano – viene utilizzata esclusivamente acqua potabile pura proveniente dalla rete idrica locale di Frosta. Acqua che viene inoltre recuperata e ricircolata, riducendo gli sprechi.
Zero sprechi anche in tavola
La filosofia green dell’azienda si è tradotta anche nello sviluppo di prodotti trasformati. Nel 2015 la famiglia ha infatti lanciato una nuova attività, Grønne Folk, che ha l’obiettivo di valorizzare gli ortaggi cosiddetti wonky, ossia quelli scartati perché di forma o dimensioni irregolari, pur mantenendo inalterati gusto e valore nutrizionale. Il brand, sviluppato da Jørgen Viken insieme allo chef Bjørnar Buserud, comprende una gamma di prodotti – tra cui hummus, burger vegetali e sughi – realizzati con diverse tipologie di ortaggi provenienti dalle aziende agricole del territorio. La missione è chiara: trasformare lo spreco in una risorsa, contribuendo a ridurre gli sprechi alimentari.
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