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            Brexit, UK indipendente dall’import di insalate grazie al vertical farming?

            Vertical farm
            I fantasmi di una Brexit senza accordo con l’Ue si avvicinano: come denunciato alcune settimane fa da diversi retailer britannici (leggi qui), il temuto blocco alla frontiera di prodotti alimentari sarebbe una catastrofe, portando all’aumento dei prezzi e alla scomparsa di molte referenze dagli scaffali dei supermercati. A questo punto, c’è chi spera nel vertical farming per rendere il Regno Unito indipendente dalle importazioni di insalate, specialmente spagnole: Vernon Mascarenhas della londinese GrowUp Urban Farms, specializzata in vertical farm, ne è convinto. “Far arrivare un’insalata da Murcia costa 28 pence su 75: perché non investire questa differenza nel vertical farm? La tecnologia – spiega – c’è già”. Di vertical farming si parlerà anche alla quarta edizione di Fresh Retailer: Show&Conference, l’evento di Fm in programma a Milano per il 26 settembre 2019

            di Massimiliano Lollis

            Vertical farming

            Una vertical farm di GrowUp, azienda innovativa con sede a Londra (Foto: Mandy Zammit)

            Mentre si avvicina la data del 31 ottobre – giorno in cui si prevede, salvo novità politiche, che il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea – e una Brexit senza accordo si profila sempre più probabile all’orizzonte, con scenari apocalittici di container fermi a Dover e scarsità di prodotti nelle corsie e nei carrelli dei supermercati di tutto il paese, c’è chi spera nel vertical farming per guadagnare una quantomai inedita indipendenza agricola.

            Quando le insalate “continentali” rimarranno – forse – bloccate sul canale della Manica, il vertical farm potrebbe aiutare il Regno Unito a sostituire le importazioni. A pensarlo – come scrive Eurofruit – è Vernon Mascarenhas di GrowUp Urban Farms. L’azienda londinese – che si è specializzata in microgreens, insalate ed erbe aromatiche per il settore della ristorazione – ora è determinata ad applicare il proprio know-how alla produzione di insalate a livello industriale. E Mascarenhas è convinto che il vertical farming possa essere una risposta, e che entro alcuni anni il settore potrebbe crescere molto in Regno Unito, diventando una componente importante della supply-chain del paese. 

            Mascarenhas – che è anche direttore commerciale di Nature’s Choice, fornitore attivo nel mercato di New Covent Garden – si dice convinto che se gli agricoltori britannici inizieranno a coltivare insalate 12 mesi all’anno grazie alle vertical farm, le importazioni – specialmente quelle spagnole in inverno – si ridurrebbero a zero, con grandi vantaggi economici per il paese. “Il prezzo di una confezione da due porzioni di insalata in un supermercato – spiega – è di circa 75 pence: farla arrivare da Murcia costa circa 28 pence. Invece di sprecare questi 28 pence per confezione nel trasporto a lunga distanza, possiamo usarli per ammortizzare l’investimento di capitale necessario per costruire vertical farming, dove presto saremo in grado di produrre insalate al costo di circa 12 pence l’una”.

            Vertical farm

            Una vertical farm di Infarm in un punto vendita Metro a Berlino (Foto: Merav Maroody/InFarm)

            Per il direttore va evidenziata anche la crescente presenza di vertical farm nei supermercati britannici, siano esse in-store (all’interno del negozio), sui loro tetti o nei loro parcheggi, non solo per motivi promozionali o estetici, ma anche di sostanza, con un’offerta significativa di insalate ed erbe aromatiche. Ovviamente nel Regno Unito – spiega – i primi ad investire nel vertical farm saranno probabilmente le grandi catene Ocado, Amazon o Asda. In effetti, è proprio nelle grandi catene retail che la start-up berlinese Infarm ha trovato “terreno fertile”, lanciando le sue vertical farm – a partire da questo settembre – nei punti vendita di diverse catene di supermercati, online e fisici del Regno Unito, mentre la britannica Ocado lo scorso giugno ha investito 17 milioni di sterline in due aziende di vertical farm (leggi qui).

            E i costi di produzione? Mascarenhas è convinto che questi scenderanno presto entro qualche anno all’aumentare di tecnologia, investimenti e know-how. Fino ad ora, solo microgreens ed erbe aromatiche si sono rivelate finanziariamente sostenibili in Regno Unito, ma gli ultimi sviluppi – in particolare le soluzioni in-store e, per l’appunto, l’installazione di vertical farm all’interno degli store – consentiranno di aumentare la produzione di insalate, dalle baby leaf alle lattughe di diverse varietà. “La tecnologia c’è già – spiega Mascarenhas -, in vertical farm la coltivazione avviene in modo automatico e in ambiente protetto, senza l’utilizzo di pesticidi o prodotti chimici, in completa sicurezza”. Prodotte in verticale, le lattughe oggi si possono produrre in soli 28 giorni dal seme al raccolto: secondo Marscarenhas, presto sarà possibile produrre anche rucola e spinaci in soli 18 giorni.

            Ma i prodotti “a foglia” sarebbero solo la punta dell’iceberg: “Attualmente in Europa – continua – sono in corso sperimentazioni per coltivare in questo modo fragole, lamponi, pomodori e cetrioli, anche se per il momento si tratta solamente della fase iniziale e ci vorrà tempo prima che know-how e tecnologia permettano di rendere questa modalità economicamente vantaggiosa. Fondamentalmente – sottolinea Mascarenhas – tutto ciò che cresce come radice non può essere coltivato in vertical farm, ma il metodo può invece funzionare per piante che si sviluppano in altezza. C’è la possibilità che presto riusciremo a coltivare in vertical farm anche zucchine, fagioli e piselli, ma per il momento non ci è ancora possibile prevederne l’aspetto economico”.

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