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                      Coronavirus, e-commerce +56,8% in Italia: picchi anche in Usa, Cina e Uk

                      Esselunga-a-casa-Codogno-2020

                      Il servizio Esselunga a Casa nella zona rossa lombarda

                      L’allarme coronavirus ha portato, da lunedì 17 a domenica 23 febbraio, un aumento dell’e-commerce in Italia del +56,8%, in accelerazione di circa 20 punti rispetto alle settimane precedenti (dati Nielsen). L’ortofrutta, nello specifico, registra un +4,2%. Ad utilizzare i servizi di e-commerce o di home delivery ora sono anche fasce della popolazione più anziane o solitamente restie ai pagamenti on-line: un trend senza dubbio presente da tempo, ma che con il coronavirus ha visto un’impennata, non solo in Italia. In Cina, dove il trend è consolidato, Alibaba’s Fresh Hema aiuta i ristoranti con l’home delivery, mentre in America la Food Industry Association ha pubblicato un breve manuale di 16 pagine dedicato agli addetti del settore della Gdo contenente una serie di linee guida per gestire al meglio i punti vendita, i magazzini e l’aumento di richiesta di spesa on-line o di ritiro della spesa in negozio. In Uk, invece, nel caso in cui covid-19 dilagasse nel Paese, ParcelHero ha dichiarato che gli acquisti a domicilio raddoppieranno probabilmente dal 20% di tutte le vendite al dettaglio al 40%

                      Di Valentina Bonazza

                      Esselunga-a-casa-Codogno-2020

                      Il servizio Esselunga a Casa nella zona rossa lombarda

                      Durante la settimana tra lunedì 17 e domenica 23 febbraio, la Gdo in Italia ha visto un’impennata nelle vendite rispetto alla stessa settimana del 2019: il trend è di +8,34% a valore a parità di negozi secondo gli ultimi dati Nielsen. Sono i prodotti a lunga conservazione e freschi a registrare la crescita maggiore. L’ortofrutta, nello specifico, registra un +4,2%. Il dato che più salta all’occhio è però quello sull’e-commerce: il trend delle vendite di prodotti di largo consumo on-line da lunedì 17 a domenica 23 febbraio è stato del +56,8%, in accelerazione di circa 20 punti rispetto alla stessa settimana di febbraio 2019 (fonte: Nielsen eCommerce tracking, vendite online Week 8 2020 vs. Week 8 2019). Nella prima settimana di marzo (dal 24/2 al 1/3) il progresso dell’e-comemrce è stato ancora più marcato con un +81%.

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                      fonte: nielsen.com/it

                      “In Italia, il tasso delle vendite on-line in queste settimane ha registrato una media nazionale del +15%. In Veneto si è raggiunto il +20% – spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio del commercio digitale in Italia -. L’incremento riguarda principalmente i prodotti alimentari e farmaceutici che segnano un raddoppio delle vendite, a discapito dell’abbigliamento o dei biglietti di viaggio”. Nonostante questi giorni molto intensi per il settore dell’e-commerce a causa anche di una domanda che arriva oggi anche da persone più anziane o solitamente restie a  fare pagamenti on-line, il settore sta reggendo bene, grazie anche alla forte automatizzazione dei processi delle vendite on-line e della logistica, anche se i servizi e-commerce e di consegna di Prime Now e Amazon Fresh di Amazon.com sono stati travolti dalla domanda.

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                      Segno, questo, che gli acquirenti si stanno rivolgendo al più grande rivenditore online al mondo per evitare di andare nei negozi, e quindi il contatto con le persone. È del 24 febbraio la nota di Amazon che avvertiva i clienti che entrambi i servizi avrebbero avuto una disponibilità limitata, e che quindi gli ordini sarebbero stati consegnati con un leggero ritardo rispetto al solito. L’azienda, infatti, ha visto un’impennata a livello “mondiale” della domanda e sta sforzando la sua capacità di consegna, come riporta Bloomberg grazie a una fonte interna ad Amazon: anonima, perché non autorizzata a parlare pubblicamente.

                      Come si può vedere, quindi, non è solo l’Italia il Paese alle prese con gli effetti del coronavirus sull’economia e i cambiamenti sociali.

                      Le corse nelle corsie dei supermercati non sono un primato italiano: scene simili si sono viste anche in alcune zone degli Stati Uniti, dove si è assistito a una vera e proprio assalto alle provviste. Così, come riporta la Cnbs, la Food Industry Association ha pubblicato una guida di 16 pagine dedicata agli addetti del settore della Gdo con una serie di linee guida, consigli e avvertimenti per gestire al meglio i punti vendita e gli approvvigionamenti. Tra le indicazioni che possiamo trovare, ad esempio, c’è  l’aumento della superficie di scaffali dedicata ai beni più richiesti e di prima necessità o la possibilità per gli addetti al servizio  di dover indossare guanti e mascherina per permettere ai clienti di sentirsi più sicuri all’interno del punto vendita, e la presenza di salviettine igienizzanti a disposizione per i clienti dei negozi, o il possibile cambiamento della modalità con cui i clienti andranno a fare la spesa: i clienti organizzeranno meglio le loro visite al supermercato con viaggi meno frequenti e spese più abbondanti, ma soprattutto è probabile che aumenterà la richiesta dei servizi pick-up del ritiro della spesa nel punto vendita, o del servizio online con consegna a domicilio. Il professore di economia della Cornell University Karan Girotra sostiene invece che i negozi potrebbero prendere in considerazione la possibilità di razionare la quantità di ogni articolo che i clienti possono acquistare, in modo da evitare che un solo cliente acquisti una quantità spropositata dello stesso prodotto.

                      Come riporta ancora la Cnbs, le aziende di home delivery Instacart e FreshDirect hanno entrambe segnalato un’impennata degli affari. Secondo Scott McKenzie, a capo dell’intelligence di Nielsen, il comportamento dei consumatori con il coronavirus ricorda quello che è possibile osservare prima di eventi meteorologici estremi come uragani o tempeste di neve. Con il coronavirus, tuttavia, ha sottolineato come i consumatori siano particolarmente interessati ai prodotti confezionati e agli articoli che non hanno viaggiato molto, forse seguendo l’idea (sbagliata) che i prodotti vengano contaminati.

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                      fonte: cnbc.com

                      In Cina, invece, come riporta l’Ansa: Alibaba’s Fresh Hema ha avuto l’idea di “condividere i dipendenti” con i ristoranti e le aziende che gestiscono le consegne a domicilio, che si trovano ad affrontare il rallentamento dei mercati un notevole calo negli affari, dato che sempre più persone rimangono a casa e scelgono di fare acquisti online nel corso dell’epidemia del nuovo coronavirus. Dal 10 febbraio, sono oltre 1.800 i lavoratori che hanno iniziato il loro nuovo lavoro a breve termine come fattorini per Fresh Hema. Sara Roversi, fondatrice del Future Food Institute di Bologna, centro di eccellenza italiano per l’intelligenza alimentare con sedi in Usa, a Tokyo e a Shanghai, città in cui “l’emergenza di approvvigionamento alimentare causato dal coronavirus – riporta il Sole 24 Ore -, ha prodotto un ricorso massivo alla galassia del delivery“.

                      Anche in Gran Bretagna gli effetti sull’e-commerce non hanno tardato a mancare. Come riporta il DailyMail, Ocado ha consigliato ai clienti di effettuare gli ordini in anticipo, anche di due o tre giorni e con consegna durante i giorni lavorativi, a causa della domanda eccezionalmente elevata. “Sembra che più persone del solito stiano effettuando ordini particolarmente ingenti – si legge in una e-mail che l’azienda britannica ha inviato ai suoi clienti -. Di conseguenza, gli slot di consegna si stanno vendendo più velocemente del previsto”. Nel frattempo, le azioni di Ocado sono aumentate di oltre il 6%.

                      Nel caso in cui il covid-19 si stabilisse nel Regno Unito, il servizio di corriere britannico ParcelHero ha dichiarato che gli acquisti a domicilio raddoppieranno probabilmente dal 20% di tutte le vendite al dettaglio al 40%, poiché i consumatori passeranno dall’acquisto di prodotti alimentari e articoli per la casa nei negozi alle consegne a domicilio. E sta così esortando i rivenditori ad agire ora per assicurarsi di poter affrontare il passaggio dallo shopping nei negozi alle consegne a domicilio.

                      “Nel caso in cui il virus si diffondesse nel Regno Unito – spiega David Jinks, responsabile della ricerca sui consumatori di ParcelHero – è probabile che i consumatori vorranno evitare i centri commerciali affollati e il grande supermercato settimanale per la spesa”.

                      Un’alternativa ovvia è l’e-commerce. E i consumatori che finora hanno resistito al commercio elettronico probabilmente cambieranno idea e si muoveranno online per comprare cibo e articoli per la casa per evitare i negozi affollati. Per esempio, – conclude David Jink – il piano d’azione del governo contro il virus identifica gli anziani come un gruppo “a rischio” a causa della diffusione del coronavirus. Tradizionalmente gli anziani sono stati meno propensi ad acquistare online, ma è molto probabile che questo gruppo inizi ad utilizzare le consegne a domicilio, o che chi si prende cura di loro organizzi le consegne, in caso di gravi epidemie”.

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