L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
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                      Il food cresce in controtendenza, ma l’ortofrutta perde 300 mila ettari

                      Nel 2024 la produzione alimentare italiana cresce del 1,8%, in controtendenza rispetto agli altri settori economici, trainata dall’export record di 70 miliardi di euro. Tuttavia l’ortofrutta perde quasi 300 mila ettari in 15 anni, a causa di prezzi bassi e costi sempre più ingenti, cambiamenti climatici e fitopatie. Coldiretti evidenzia un calo del 50% nell’uso di fitofarmaci in 30 anni e la necessità di misure di sostegno per rilanciare il settore e contrastare la riduzione dei consumi

                      Dalla Redazione

                       

                      Ortofrutta agricoltura

                      Nel 2024 la produzione alimentare è quella che è cresciuta di più (+1,8%) a fronte di un calo generale che ha travolto praticamente tutti gli altri settori, con punte dell’11,3% per i mezzi di trasporto e del 10,5% per l’abbigliamento. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti e Filiera Italia sulla base dei dati Istat relativi alla produzione industriale nei 12 mesi dello scorso anno, che hanno fatto registrare una diminuzione complessiva del 3,5%.

                      A spingere la produzione di cibo Made in Italy è anche il record dell’export che nel 2024 ha raggiunto il valore di 70 miliardi di euro, il massimo di sempre, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, secondo un’analisi della Coldiretti su dati Istat. Un primato reso possibile dall’impegno quotidiano di una filiera agroalimentare allargata che vale oltre 620 miliardi di euro e rappresenta la prima ricchezza del Paese.

                      “Una ricchezza che va però difesa rispetto alle tante minacce che pesano sull’attività delle imprese agricole italiane – sottolinea Coldiretti -, a partire dagli effetti dei cambiamenti climatici che nel 2024 hanno causato danni per 9 miliardi di euro, tra siccità, maltempo ed epidemie negli allevamenti”. “Senza dimenticare i problemi rappresentati dall’aumento dei fattori di produzione, a partire dall’energia, che – conclude Coldiretti – gravano sui bilanci, con i prezzi pagati agli agricoltori che non riescono spesso a coprire neppure i costi sostenuti e rendono necessarie misure di sostegno per le imprese”.

                      Ortofrutta: persi quasi 300 mila ettari in 15 anni

                      Che il settore ortofrutticolo sia sempre più sotto scacco di fronte alle sfide globali e che oggi fare l’agricoltore sia un mestiere sempre più difficile lo dicono anche i numeri – in negativo – sullo sviluppo delle superfici agricole. Negli ultimi quindici anni, ha fatto notare sempre Coldiretti durante un incontro tenutosi a Fruit Logistica a Berlino, sono andati persi 200 mila ettari di frutteti, con la superficie coltivata a frutta e agrumi che è scesa per la prima volta sotto la soglia dei 500 mila ettari. Come conseguenza della riduzione della superficie, si stima si siano persi (sono stati tagliati per cessazione della coltivazione) oltre 200 milioni di piante da frutto.  Non va meglio il settore di ortaggi, legumi e patate, con una perdita di superficie coltivata stimata nello stesso periodo in altri 100 mila ettari.

                      Un risultato che pesa sul primato produttivo nazionale in Europa, che si estende dai kiwi alle pere, dalle ciliegie alle uve da tavola, alle albicocche, agli agrumi, e che è stato causato da una molteplicità di fattori, a partire dai prezzi troppo bassi pagati agli agricoltori, che spesso non coprono neppure i costi di produzione.

                      Le piaghe dell’agricoltura

                      “Ma a pesare ci sono – rileva Coldiretti – anche gli effetti dei cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno devastato il Frutteto Italia, tra maltempo e siccità”. Nel 2023 le alluvioni avevano causato un calo del 63% del raccolto di pere e del 30% di quello di pesche e nettarine. Nel 2024 la siccità ha tagliato di quasi il 20% la produzione di agrumi, mentre quella del kiwi è crollata del 50% a causa della moria, con danni anche a nocciole e ciliegie.

                      Ortofrutta agricoltura

                      Ai problemi causati dal clima si sommano quelli dell’invasione di insetti e malattie aliene, che si sono accaniti sulle produzioni nazionali, dalla cimice asiatica alcinipide galligeno che ha decimato le castagne, dalla Drosophila suzukii il moscerino killer che ha attacca ciliegie, mirtilli e uva alla Tristeza degli agrumi, al virus rugoso del pomodoro, etc. Per non parlare dei danni causati dagli animali selvatici (cinghiali in primis), sempre più numerosa e affamata di prodotti coltivati nelle nostre campagne, al punto che a far danni nei campi è arrivato anche il pappagallino o parrocchetto monaco una specie originaria del Sudamerica che fa strage di frutta e mandorle nelle regioni del Centro Sud, dove sta diventando una presenza fissa anche a causa dei cambiamenti climatici.

                      -50% di fitofarmaci in 30 anni

                      Spesso, peraltro, i frutticoltori nazionali si trovano nell’impossibilità di difendere i propri raccolti a causa della mancanza di sostanze fitosanitarie adeguate (in Italia l’utilizzo di fitofarmaci, si è ridotto del 50% negli ultimi 30 anni e i prodotti utilizzati sono passati da oltre un migliaio a circa 300), mentre tardano ad essere rese disponibili le nuove tecnologie non Ogm per il miglioramento genetico (Tea).

                      “Con tutto si riduce fortemente – prosegue Coldiretti – il potenziale produttivo e l’Italia è passata da essere un paese esportatore, ad avere un saldo in volumi negativo, importando più ortofrutta di quella esportata, anche per la mancanza di reciprocità delle regole con i paesi extra-Ue che esportano ortofrutta che possono contare su costi di produzione più bassi ed utilizzano pesticidi da noi vietati”.

                      Calano drasticamente anche i consumi

                      Il problema, infine, riguarda anche i consumi. Negli ultimi cinque anni le famiglie italiane hanno tagliato gli acquisti di frutta di ben 21 chilogrammi, con un impatto pericoloso anche dal punto di vista della salute. Se si aggiungono anche gli ortaggi il “conto” sale a 40 kg in meno, secondo l’analisi Coldiretti su dati Cso Italy.

                      “Serve incentivare il livello di aggregazione – conclude Coldiretti -, stimolando i processi di fusione ed aggregazione delle strutture, rendendo più attrattiva l’adesione alle OP, anche introducendo nuove misure finanziabili nei piani operativi, come interventi per combattere gli effetti dei cambiamenti climatici (sistemi di risparmio idrico, invasi, etc.), imballaggi ecologici, compostabili, riutilizzabili etc., assicurazione dei crediti commerciali, fondi di mutualizzazione”.

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