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                      Insalate di quarta gamma, zero marginalità: “Politiche di prezzo scellerate”

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                      Un murale refrigerato con le insalate di quarta gamma (copyright: Fm)

                      Il comparto delle insalate di quarta gamma, quelle cioè in busta già lavate e pronte al consumo, è tornato su valori pre-pandemia. Ciò nonostante i prezzi bassi non permettono di retribuire adeguatamente gli anelli della filiera. Ne abbiamo parlato con alcuni primari operatori del comparto e, in questa terza puntata della nostra inchiesta sui rapporti tra GDO e fornitori  di ortofrutta (qui la prima, qui la seconda), riportiamo due testimonianze. Le colpe, secondo gli operatori, non sono comunque da attribuire alla grande distribuzione, che beneficia di questa situazione ma non ne è la causa. Il problema sono le “politiche di prezzo scellerate”. E intanto nei prossimi mesi potrebbe mancare il prodotto…

                      Dalla Redazione

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                      Un murale refrigerato con le insalate di quarta gamma (copyright: Fm)

                      I rapporti con la grande distribuzione per noi negli ultimi 10 anni sono migliorati”, esordisce il rappresentante di una primaria azienda del comparto insalate di quarta gamma. “Va considerato però – chiarisce – il nostro caso specifico: negli ultimi anni la nostra azienda è cresciuta molto, in termini di assortimento e di fatturato. Ciò non vuol dire che stiamo vivendo un periodo particolarmente favorevole, anzi: lavoriamo nel settore della quarta gamma, un settore caratterizzato da una concorrenza molto forte, che in taluni casi considero assurda, una situazione che ha eroso i margini. La grande distribuzione ovviamente non è la causa di questa situazione ma ne beneficia, potendo scegliere l’offerta più conveniente che si trova sul tavolo”.

                      “Nelle ultime settimane – sottolinea il fornitore – abbiamo avuto confronti forti con la distribuzione moderna. Credo che oggi il settore delle verdure di quarta gamma abbia toccato il fondo. È un mercato importante, che ha a che fare con prodotti vivi e salutari, con fatturato al consumo annuo di circa 850 milioni di euro, un mercato che si è ripreso bene nonostante la batosta del Covid. Eppure lo stiamo distruggendo, con politiche di prezzo scellerate. Basterebbe qualche centesimo in più per dare un po’ di ossigeno a tutta la filiera. Al di là degli aspetti di bilancio, ci sono i temi dell’innovazione e degli investimenti che ne risentono gravemente e vanno a rallentare – se non ad impedire – la crescita e la dinamicità dell’offerta”.

                      Negli ultimi 10 anni non è cambiato molto”, ci scrive un altro fornitore del comparto insalate di quarta gamma. “Lo sbilanciamento in favore della Gdo – spiega – è lo stesso e la mancanza di leadership, visione strategica e lungimiranza da parte dell’industria ha portato, negli anni e ancora oggi, a parlare quasi esclusivamente di riduzione listini o di nuovi sconti. Nell’ultimo periodo sono variati i temi di discussione, orientati solo verso gli aumenti dei costi di energia, materie prime, ecc. Aumentano le richieste di concessioni estreme: consegne addirittura più volte al giorno, AxA con tempi ancora più ridotti, competizioni orizzontali che vanno oltre l’accanimento… mentre bisognerebbe spostare l’interesse verso la salute del mercato: il suo potenziale reale, il ruolo della categoria, la soddisfazione del consumatore, la visione strategica del mercato, la salute dell’intera filiera”.

                      Ogni scelta errata, concessione senza contropartita, imposizioni ed obblighi – continua il fornitore – impatta inevitabilmente su tutti gli operatori della filiera, soprattutto sugli agricoltori che non partecipano alle negoziazioni tra retailer e industrie ma le subiscono passivamente. Il rischio è che l’imprenditore agricolo in difficoltà economica decida di smettere di seminare insalate verso altre materie prime ritenute maggiormente redditizie. Forse ritroveremo il giusto posizionamento prezzi quando mancherà il prodotto? O torneremo a coltivare e vendere i prodotti seguendo le loro naturali stagioni? Un rapporto troppo sbilanciato porta inevitabilmente ad un’insana gestione con un conseguente e inevitabile stato di crisi”.

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