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                      Proteine tra moda e salute: ok al plant based, ma con consapevolezza

                      Negli ultimi anni gli italiani stanno modificando le proprie abitudini alimentari, riducendo i carboidrati e aumentando l’assunzione di proteine, spesso di origine vegetale. La qualità proteica, però, è tanto importante quanto la quantità. I dati scientifici suggeriscono di preferire proteine vegetali e combinazioni intelligenti come legumi e cereali

                      Di Matteo Sambugaro

                      plant basedGli italiani stanno cambiando il loro modo di alimentarsi? Una domanda che ci pone inevitabilmente davanti a dei dati oggettivi. Sicuramente, negli ultimi anni, in molti hanno ridotto dalle proprie diete e dalle proprie abituidini i carboidrati, privilegiando le proteine di origine animale o vegetale.
                      Su questo punto i prodotti plant based, sia per una ragione legata al benessere, sia per motivazioni etiche, hanno avuto negli ultimi anni un notevole mercato. L’assunzione di proteine è aumentata, ma attenzione alla qualità.

                      Su questo tema, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in occasione del 45° Congresso nazionale, dal 28 al 30 maggio a Salerno, dedicherà una tavola rotonda dal titolo: “Proteine: non è solo questione di quantità”.

                      Secondo il Regolamento (CE) n.1924/2006, i termini “fonte di proteine” e “ad alto contenuto di proteine” possono essere utilizzati solo se almeno il 12% o il 20% rispettivamente del valore energetico del prodotto viene fornito dalle proteine.

                      “Non è facile comprendere il crescente interesse per alimenti ricchi di proteine, non solo da parte di atleti e persone che seguono regimi alimentari speciali, ma anche da parte di individui che desiderano migliorare la propria forma fisica e perdere peso”, afferma la prof.ssa Daniela Martini, anche membro del Comitato Scientifico della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU). “Questa tendenza è spesso alimentata dalla convinzione errata che ridurre l’apporto di carboidrati e lipidi sia una strategia efficace per dimagrire. È fondamentale monitorare le vendite e il consumo di questi prodotti, oltre a educare i consumatori sull’importanza di leggere attentamente le etichette.

                      Attenzione alla qualità dei prodotti proteici consumati

                      È importante, come accennato, riflettere sulla qualità proteica degli alimenti consumati, prendendo in considerazione la composizione in aminoacidi essenziali. Le evidenze scientifiche, riportate nell’ultima versione dei LARN (valori di riferimento scientifici usati per stabilire obiettivi nutrizionali per le fasce di popolazione o esprimere raccomandazioni per singoli individui) hanno mostrato che l’assunzione eccessiva di proteine animali, ad esempio quelle contenute nelle carni rosse e lavorate, è associata a un aumento della mortalità per tutte le cause. Al contrario, un maggiore apporto di proteine vegetali sembra essere legato a una diminuzione della mortalità.

                      “L’interesse per le proteine vegetali è in crescita ma è importante che i consumatori ricevano informazioni corrette e complete per compiere scelte consapevoli”, afferma la dott.ssa Sabina Sieri, direttore ad interim della Struttura Complessa di Epidemiologia e Prevenzione della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e socio SINU. “Ad esempio, un indicatore della qualità proteica potrebbe essere utile; anche il livello di processamento è un importante dato, visto che in alcuni alimenti può ridurre la biodisponibilità delle proteine, mentre in altri, come i legumi, può aumentarla. Il vecchio consiglio di abbinare cereali e legumi è sempre valido per poter ottenere un profilo aminoacidico più completo, in particolare per garantire un adeguato apporto di lisina e metionina, aumentando così il valore biologico e nutrizionale del pasto.

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