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            Report scopre che Coop è una banca e delude sul caso Celox: nulla di nuovo

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            Domenica 8 maggio, in tarda serata, sulla nota trasmissione di inchiesta Report condotta da Milana Gabanelli è andato in onda il servizio sul caso Celox, il fornitore di pere che ha denunciato all’Agcm Coop Italia e Centrale Adriatica per violazione dell’art.62. In due anni è stata l’unica condanna per violazione dell’art.62. Il servizio, che ha sbrigato la questione in meno di sette minuti, non ha portato però alcun elemento di novità. Coop Italia, che ha provato senza fortuna a contattare Report ben sette volte chiedendo anche di intervenire in diretta e senza motaggi, ha risposto subito punto per punto con un blog dedicato

             

            di Eugenio Felice

             

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            Un frame del servizio di Report andato in onda nella puntata dell’8 maggio 2016

            “Il magazzino di Fortunato Peron era pieno di pere, almeno fino a due anni fa, quando lavorava per la Coop. Dal 1998 con la sua Celox garantiva il prodotto tutto l’anno e spesso capitava che la Coop gli chiedesse sconti per partecipare alle spese di promozione delle pere”. Così si apre il servizio di Report firmato Luca Chianca che cerca di approfondire la vicenda che ha portato alla condanna di Coop Italia e Centrale Adriatica (chiamata erroneamente Coop Adriatica nel servizio, oggi peraltro inglobata in Alleanza 3.0) al pagamento di circa 50 mila euro per la violazione dell’articolo 62, avendo imposto sconti e condizioni gravose all’allora fornitore romagnolo di pere, costretto poi a chiudere i battenti (oggi, a quanto ci risulta, si limita ad affittare le celle). Gli sconti sarebbero ammontati a 600 mila euro con un’incidenza del 30-35 per cento. Coop Italia peraltro ha fatto ricorso urgente al Tar (leggi la news).

             

            A questo link il video integrale del servizio di Report andato in onda l’8 maggio 2016.

             

            Il servizio va in onda in tarda serata, dopo una lunga apertura sul problema degli immigrati e non ha come tema principale il rapporto che Coop ha con i fornitori ma il fatto che Coop farebbe i soldi con l’attività finanziaria – pur non essendo una banca – e non con l’attività di vendita dei supermercati che, si dice nel servizio, sarebbe in perdita. Il tema ortofrutta è “bruciato” in meno di sette minuti: breve intervista a Peron, nel suo magazzino vuoto, rapido passaggio a Fruit Logistica dove l’inviato di Report incontra una collaborazione quasi omertosa da parte di alcune grandi aziende che avrebbe voluto coinvolgere – Salvi Unacoa, Apofruit, Granfrutta Zani e Alegra – per finire di nuovo con Peron e la condanna a Coop per violazione dell’articolo 62 e un rapido passaggio alla Univeg Italia dove Roldano Calzolari sottolinea il problema, che riguarda numerose catene distributive, di lavorare con le aste.

             

            La parentesi sull’ortofrutta finisce qui. Si passa poi a parlare dell’anomalia delle Coop, che con i propri soci, secondo la trasmissione, lavorano come vere e proprie banche, con tanto di sportelli bancomat in alcuni casi, pur non essendo riconosciute come banche dalla Banca d’Italia, con la conseguenza che per gli stessi soci non ci sono le tutele riservate ai correntisti delle banche, come i depositi garantiti da un fondo interbancario fino a 100 mila euro. E quando ci sono dei fallimenti, come nei casi recenti di CoopCa e Coop Operaie in Friuli, i soci possono perdere i loro risparmi. Ma questa è un’altra storia. Sarà rimasto certamente deluso chi si aspettava che partendo dal caso Coop e Celox, i giornalisti di Report fossero riusciti a scoprire la verità, e cioè che in realtà Coop, pur essendo finora l’unica condannata, negli anni passati non si sarebbe comportata diversamente dalla maggior parte delle catene distributive operanti in Italia, come risulta dalle nostre indagini, in cui anzi alcune Coop risultano essere tra le preferite, con Esselunga, dai fornitori di ortofrutta.

             

            Alla fine i fatti quindi sono questi: una condanna (ma è stato fatto ricorso) e un fornitore che ha dovuto chiudere. È questa l’efficacia dell’art.62? Come avevamo scritto il 24 gennaio (leggi qui), “se allora bisogna ravvisare, comunque vadano a finire le cose, l’aspetto positivo della sentenza dell’Antitrust, questo è che ora le catene distributive staranno molto più attente nel perfezionare i contratti di fornitura. Più chiarezza, per lavorare con più serenità”. Per il settore il servizio di Report è certamente un’occasione sprecata. La collaborazione delle aziende con il giornalista inviato a Berlino non è altro che uno specchio del settore: chiuso, diffidente, focalizzato sull’attività commerciale a breve, incapace di fare sistema e di presentarsi al grande pubblico per quello che vale.

             

            La reazione di Coop. Non è mancata, durante il servizio di Rai Tre, un’azione da parte di Coop, che ha deciso di rispondere al servizio di Report non con una comunicazione tradizionale, come ci si poteva aspettare, ma rinforzando la presenza sui social network in diretta, durante la messa in onda del servizio, e con la pubblicazione on line di un blog. “Rispondiamo al racconto di Coop fatto dalla trasmissione Report attraverso questo spazio sul web – si legge in home page – Abbiamo chiesto a Report la possibilità di farlo in diretta, durante la trasmissione, ma questa opportunità ci è stata negata. La Coop sei tu. E tu hai diritto di sentire la nostra voce, che è anche la tua”.

             

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            L’home page del blog messo on line in occasione di Report

            Pochi minuti dopo l’inizio del servizio “La Banca sei tu?”, Coop attraverso il suo profilo Twitter ha subito risposto con un tweet che rimandava ad un vero e proprio contro dossier, che tocca punto per punto tutti i temi trattati durante la puntata. Inoltre nel blog la cooperativa ha pubblicato anche uno scambio di mail, avvenuto tra i propri responsabili per le relazioni esterne e i giornalisti del programma di Rai Tre, e alcuni comunicati che chiariscono le questioni sollevate in trasmissione.

             

            In particolare, riguardo al caso Celox, Coop fa sapere di aver presentato ricorso rispetto alla decisione dell’Antitrust, contestando “gravi carenze nella fase istruttoria, genericità della motivazione e violazione del principio di contraddittorio”. L’azienda precisa inoltre che al suo fornitore, già nel 2012, “era stata chiaramente anticipata la volontà da parte di Coop di superare il rapporto per operare più direttamente con fornitori, espressione diretta dei produttori agricoli”. Il motivo dell’interruzione? “Accorciare la filiera, riducendo i costi non necessari e dando così più valore ai produttori diretti (agricoltori) e ai consumatori”. La risposta completa si può leggere qui. Sotto il video che è stato pubblicato su YouTube e che si può vedere nel blog.

             

             

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