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            Ricerca Uk, la spesa “etica” costa: fino a 560 euro in più all’anno

            La spesa etica costa. A metterlo nero su bianco è una ricerca commissionata dall’azienda specializzata in energie rinnovabili Pure Planet che, mettendo a confronto prodotti convenzionali con i loro equivalenti “etici” – ovvero quelli che puntano su una produzione attenta agli aspetti ambientali e al rispetto del lavoro – ha osservato una differenza media di 476 sterline (quasi 560 euro) all’anno a persona. Ma fare una spesa più sostenibile non dovrebbe essere un lusso in tempi in cui “vivere in modo più sostenibile è una necessità per salvare il pianeta per le prossime generazioni, non una scelta”, come sottolinea il co-fondatore di Pure Planet Steven Day

            di Massimiliano Lollis

            spesa etica

            La spesa etica e sostenibile può costare fino a 560 euro in più all’anno a persona: a dirlo è una ricerca britannica commissionata dall’azienda specializzata in energie rinnovabili Pure Planet che, analizzando il prezzo di prodotti (anche private label) tra loro equivalenti in tre grandi supermercati britannici, ha messo nero su bianco la differenza di prezzo tra prodotti biologici o comunque provenienti da aziende attente ai temi della sostenibilità e degli aspetti etici della produzione, e quelli “standard”. Il risultato della ricerca – riportato dal quotidiano The Telegraph – non lascia dubbi: a parità di quantità e di tipologia di prodotto, la sensibilità ai temi ambientali ed etici costa parecchio, in media fino a 476 sterline – circa 560 euro – in più all’anno rispetto alla spesa “convenzionale”.

            Lo studio ha preso come riferimento un paniere grocery classico – quello utilizzato dall’istituto nazionale di statistica britannico per misurare l’inflazione – costituito da 10 referenze ‘grocery’ come latte, cereali, spinaci, carote, banane e detersivo liquido. Basta prendere – ad esempio – gli spinaci per rendersi conto della differenza di prezzo: un pacchetto di spinaci convenzionali a marchio Asda da 300 grammi costa poco più di una sterlina (1,05 sterline). La versione bio – sempre a marchio Asda – arriva invece a quasi il doppio (2 sterline). 

            Cambiando tipologia di prodotto e insegna, le cose non vanno meglio: da Waitrose una bottiglia di olio di oliva biologico da 500 ml arriva a costare 5 sterline, anche qui quasi il doppio rispetto alla referenza convenzionale (2,35 sterline). Infine Tesco, dove un barattolo di burro di arachidi costa 1,30 sterline, mentre la stessa quantità di burro d’arachidi a marchio Whole Earth arriva a costarne 3. Il risultato è che il carrello “etico” costa in media 19,69 sterline a fronte delle 10,53 di quello convenzionale: quasi 10 sterline in più a settimana, 476 sterline in più all’anno. Nel dettaglio, tra i tre supermercati, Asda si è rivelato essere quello dove fare la spesa etica costa meno, con una differenza di prezzo di 7,14 sterline: 3,46 meno di Tesco e 2,59 meno di Waitrose.

            Come riporta il Telegraph, sulla base dei risultati dello studio, un portavoce di Greenpeace ha spiegato che pagare un prezzo maggiore è inevitabile se si vuole acquistare prodotti “etici”: “Alcuni dei prodotti più convenienti sul mercato – spiega – lo sono perché i costi reali della loro produzione sono stati esternalizzati: non li pagano direttamente i consumatori ma l’ambiente e i lavoratori sfruttati. Alcuni prodotti invece – spiega – sono più costosi perché le aziende che li producono hanno scelto di ridurre il loro impatto sulle persone e sulla natura. Ecco perché è così importante lavorare per un’economia responsabile dal punto di vista ambientale, che possa ridurre l’inquinamento, fermare il cambiamento climatico – sottolinea – senza esportare il nostro impatto ambientale in altri Paesi”. 

            Ma fare una spesa più sostenibile ed “etica” non dovrebbe essere un lusso in tempi in cui l’enfasi sull’importanza di consegnare un pianeta più pulito ai nostri figli è sempre maggiore. “Viviamo in un’epoca in cui vivere in modo più sostenibile è una necessità per salvare il pianeta per le prossime generazioni, non una scelta – ha aggiunto Steven Day, co-fondatore di Pure Planet -. Per i consumatori però non è giusto dover spendere di più per acquistare prodotti sostenibili”. 

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