Uk, la Sugar tax funziona: consumi di zucchero giù tra i bimbi a un anno dal lancio
La “Sugar tax” made in Uk sembra funzionare. A un anno dall’annuncio della tassa sulle bevande zuccherate nel 2016 (entrata in vigore nel Paese nel 2018) la quantità di zucchero consumata dai bambini tramite succhi, bevande analcoliche e soft drink nel Regno Unito si sarebbe ridotta di molto, arrivando perfino a dimezzarsi nei tre anni successivi all’annuncio. A dirlo è una ricerca pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health, che ha preso in esame le risposte fornite da un campione di quasi 16mila persone tra adulti e bambini tra il 2008 e il 2019. Intanto, in Italia, l’analoga tassa sullo zucchero che entrerà in vigore nel 2025 non smette di far discutere
Di Massimiliano Lollis
La tassa sulle bevande zuccherate, anche nota come “Sugar tax”, nel Regno Unito pare portare i primi frutti. A solo un anno dall’annuncio della misura nel 2016 (entrata in vigore nel Paese nel 2018) si sono riscontrati i primi risultati con riduzioni importanti nel consumo giornaliero di zuccheri nella dieta di bambini e adulti tramite succhi, bevande analcoliche e soft drink. Un risultato ancor più sorprendente nei tre anni successivi all’annuncio (aprile 2016 – gennaio 2019), quando la quantità di zucchero consumata dai bambini si sarebbe perfino dimezzata rispetto al periodo 2008-2016.
A dirlo è una ricerca pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health e citata dal Guardian, che ha preso in esame le risposte al sondaggio nazionale su dieta e nutrizione (UK National Diet and Nutrition Survey) fornite da 7.999 adulti e 7.656 bambini tra il 2008 e il 2019.
I risultati fanno ben sperare, essendo emerso che, nell’anno successivo all’introduzione dell’imposta, l’assunzione giornaliera di zucchero per i bambini è diminuita di circa 4,8 g, mentre per gli adulti la diminuzione è stata quantificata in 10,9 g.
Nel dettaglio, se il consumo di zuccheri nella dieta dei bambini, compresi alimenti e bevande, era di circa 70 g al giorno all’inizio dello studio, al termine della ricerca il quantitativo è sceso a circa 45 g al giorno. Un risultato analogo per gli adulti: a fronte di un consumo totale di zuccheri pre-studio di circa 60 g al giorno, anche per questo campione il quantitativo è sceso a circa 45 g al giorno alla fine dello studio.
Dati che, seppur incoraggianti, riguardano una realtà dove la quantità di zucchero consumata da adulti e bambini rimane ancora al di sopra delle linee guida raccomandate, contribuendo ad alti livelli di carie, obesità, diabete e altre malattie.

La tabella mostra il consumo di zuccheri giornaliero tramite l’assunzione di bevande zuccherate nel campione analizzato da aprile 2008 a marzo 2019 (Rogers NT, Cummins S, Jones CP, et alEstimated changes in free sugar consumption one year after the UK soft drinks industry levy came into force: controlled interrupted time series analysis of the National Diet and Nutrition Survey (2011–2019)J Epidemiol Community Health Published Online First: 09 July 2024. doi: 10.1136/jech-2023-221051)
La tassa “made in Uk”
Annunciata nel 2016 e introdotta definitivamente nel 2018 come parte integrante delle politiche governative britanniche per combattere l’obesità infantile, la cosiddetta “sugar tax” si applica alle bevande analcoliche prodotte nel Regno Unito o importate nel Paese.
L’imposta – pensata soprattutto per incentivare i produttori di bevande analcoliche e soft drinks a ridurre il contenuto di zucchero dei loro prodotti – prevede il pagamento di 24 pence al litro se la bevanda contiene 8 g di zucchero per 100 millilitri o più e 18 pence al litro se la bevanda contiene tra i 5 e gli 8 g di zucchero per 100 millilitri.
L’imposta si applica alle bevande alle quali vengono aggiunti zuccheri nel corso della produzione, così come alle bevande con almeno 5 g di zucchero per 100 ml nella forma pronta da bere o da diluire, e alle bevande con un contenuto alcolico pari o inferiore all’1,2% in volume.
La tassa non riguarda invece bevande che contengono almeno il 75% di latte, le alternative al latte come il latte di mandorla e il latte di soia, birra e vino analcolici, così come i succhi di frutta o quelli di verdura, gli aromi liquidi per bevande e cibi, bevande come caffè o cocktail, latte artificiale e bevande in polvere.
E in Italia?
Anche nel nostro Paese si parla da tempo di sugar tax, una tassa che in Italia non ha mai smesso di far discutere, raccogliendo pesanti critiche dal mondo produttivo e dalle associazioni di categorie. Una su tutte, Coldiretti: “La sugar tax – ha commentato lo scorso maggio l’associazione – va a colpire l’agroalimentare italiano senza avere effetti positivi sulla salute dei cittadini consumatori. Oltre a penalizzare le imprese già gravate dall’aumento dei costi di produzione causati da guerre e tensioni internazionali, la tassa peserebbe soprattutto sulle tasche delle famiglie con minori disponibilità economiche”.
Ad ogni modo, nonostante le diverse voci contrarie e a fronte di lunghe discussioni e rinvii (ben sette), la tassa in salsa italiana, approvata già nel 2020 dal secondo governo Conte, vedrà finalmente la luce nel gennaio 2025, dopo l’ultimo slittamento dal luglio di quest’anno (leggi qui).
La tassa prevede per le bevande analcoliche che contengono più di 25 g di zuccheri al litro (bevande gasate, succhi di frutta, energy drink) un sovrapprezzo di 10 centesimi in più al litro, 25 centesimi al chilo nel caso di concentrati da diluire. La misura, rinviata al gennaio 2025, prevede un’imposta “dimezzata” per i primi sei mesi: 5 euro per ettolitro, mentre per i concentrati destinati a essere diluiti, la quota è pari a 13 cent al kg.
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