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            Uva e pesticidi. L’inchiesta del Salvagente è un colpo basso al settore

            Il-Salvagente-11-2019-uva-lato-oscuro
            L’inchiesta del Salvagente pubblicata sull’edizione novembre 2019, con tanto di copertina dedicata a “Il lato oscuro dell’uva bianca”, avrebbe dovuto rassicurare il consumatore italiano sulla salubrità dell’uva made in Italy perché i risultati delle analisi sui campioni prelevati presso alcune delle maggiori insegne della grande distribuzione ci dicono che nessun grappolo presentava residui di prodotti chimici oltre i limiti stabiliti dalla Legge e che tutte le molecole rilevate sono ammesse per la coltivazione dell’uva da tavola, anche lo Spinosad rilevato nell’uva biologica di Almaverde Bio. Quindi Il Salvagente racconta una storia di successo? No, si parla di “Pesticidi a grappolo” con voti che arrivano a un 3 per il campione acquistato da Todis, che suona come un’autentica quanto ingiusta bocciatura. Nessuna delle (numerose) associazioni di categoria ha difeso il settore

            di Eugenio Felice

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            Uva e pesticidi. L’inchiesta del Salvagente è un colpo basso al settore

            L’inchiesta del Salvagente pubblicata sull’edizione di novembre 2019, con tanto di copertina dedicata a “Il lato oscuro dell’uva bianca” e articolo interno che titola “Pesticidi a grappolo”, rappresenta a nostro avviso un’informazione ingannevole, che porta il lettore a un allarmismo ingiustificato. L’inchiesta ci dice che su 16 campioni di uva italiana, soprattutto siciliana, prelevati in diversi gruppi della grande distribuzione – tra cui Esselunga, Coop Italia, Conad, Carrefour, Eurospin, Lidl, Pam, Lidl, NaturaSì, Elite Supermercati – non è stata riscontrata nessuna irregolarità in merito alla presenza di residui chimici alias “pesticidi”, per usare un linguaggio più accessibile al consumatore finale. Parliamo quindi di una promozione a pieni voti, che poi rispecchia il primato dell’ortofrutta made in Italy nel campo della sicurezza alimentare a livello internazionale ed europeo.

            Quindi almeno il voto 6 a nostro avviso dovevano prenderlo tutti e 16 i campioni analizzati. Invece no, per Il Salvagente 7 campioni su 16 non hanno preso la sufficienza, con l’uva di Todis che si è presa addirittura un 3 per avere al suo interno residui o tracce di ben 19 molecole, anche se tutte in quantitativo entro i limiti di Legge e tutte consentite per la coltivazione dell’uva da tavola. Quindi? Boh. Certo è che le notizie “negative” sono molto più lette di quelle “buone”. Altra considerazione: 5 delle 19 molecole trovate nell’uva di Todis gli strumenti di molti laboratori di analisi non sarebbero riusciti nemmeno a rilevarle essendo sotto allo 0,01 mg/kg. Praticamente non si parla più di residui ma di tracce (come riporta l’articolo del Salvagente), vale a dire un quantitativo infinitesimale, tanto che oggi per certificare un frutto o ortaggio “residuo zero” è sufficiente che i valori rilevati siano al di sotto dello 0,01 mg per chilo.

            Se vogliamo parlare di sicurezza alimentare, poi, riscontrare 10 principi attivi a livelli molto bassi potrebbe essere meno pericoloso che riscontrarne tre a livelli alti. E comunque la pericolosità dipende da un valore che si chiama ARfD, che viene stimato dall’Efsa quando viene fatta la valutazione tossicologica di una molecola. Ma di questo non si parla proprio nell’articolo del Salvagente. Forse sarebbe stato più utile per il consumatore finale fare un conteggio e una valutazione dei vari campioni tenendo conto anche del modello Efsa 3.0 della dose acuta di tossicità dei pesticidi riscontrati (valore ARfD), perché ad esempio trovare in un’uva bianca 10 residui di pesticidi con livello di tossicità molto basso non significa affatto che quest’uva rappresenti un rischio per la salute. Non è detto quindi che l’effetto cocktail possa rappresentare un problema. A questo link uno studio in proposito dell’Efsa.

            La redazione si chiede perché alcuni campioni presentano 3-5 tracce di fitofarmaci, altri il doppio e altri addirittura il triplo? Allora è vero che si possono fare coltivazioni con meno pesticidi? La domanda è lecita, ma deve tenere conto di alcuni fattori di cui spesso il lettore comune non ha conoscenza. In particolare il clima: non si produce in laboratorio.Vanno prese in considerazione tutte le problematiche che ci possono essere in campagna: stagione, piogge, insetti, malattie fungine, presenza o meno di coperture, etc. In alcuni casi quindi ci può essere una motivazione agronomica importante che giustifica l’utilizzo di più fitofarmaci ad azione diversa. Va poi considerato che ci sono produttori “più suggestionati” dalla paura di perdere la produzione e altri che invece hanno una maggiore esperienza sull’utilizzo limitato di agrofarmaci. La parcellizzazione della produzione senz’altro non aiuta.

            Riportiamo uno dei tanti commenti che abbiamo ricevuto su Facebook al post sull’inchiesta del Salvagente. Commento arrivato in questo caso dal produttore siciliano di uva da tavola Antonio Tiranno, che sposta l’attenzione su ciò che richiede oggi il mercato, cioè prodotto esteticamente perfetto, che per essere tale non può prescindere dall’utilizzo di prodotti fitosanitari: “Questo è il risultato di una clientela – grande distribuzione e consumatore finale – sempre più esigente: una volta nessuno si lamentava di qualche chicco macchiato, delle imperfezioni che un prodotto naturale poteva avere, ma adesso ci chiedono una perfezione che quasi solo con metodi drastici è possibile ottenere! Grappolo perfetto, niente macchie, niente segni di attacchi di insetti, ecc, ecc… Quindi, o utilizziamo prodotti fitosanitari o andiamo in Cina e ce la facciamo stampare di plastica“.

            Riportiamo infine la risposta al Salvagente che ha fornito Peviani Spa – la cui uva bianca nell’inchiesta ha preso come voto 5 – che a nostro avviso dà la corretta lettura dei risultati delle analisi: “I risultati delle vostre analisi corrispondono alle nostre del 21-08-2019, effettuate secondo quanto previsto dal nostro manuale della qualità. Il controllo dei principi attivi per noi è prioritario: per ogni lotto fitosanitario omogeneo effettuiamo un’analisi di sblocco. Il risultato delle analisi in questione è di nostra soddisfazione, in quanto tutti i principi attivi rilevati sono nettamente al di sotto del limite di Legge, con valori inferiori del 78% rispetto a quanto consentito, il che ci permette di soddisfare le richieste dei clienti della Gdo con prodotti di filiera o a marchio del distributore. Il nostro lavoro è fortemente incentrato nella riduzione dell’uso dei prodotti chimici, avvalendoci dei più sofisticati software per il calcolo previsionale di alcune avversità e di confusori per annullare l’uso di alcuni insetticidi”.

            Infine poniamo una domanda a tutte le varie associazioni di categoria del mondo ortofrutta, da quelle dei produttori a quelle dei commercianti: ma voi dove siete quando c’è da difendere il settore, ingiustamente attaccato, come in questo caso? Ancora una volta si sente la mancanza di una federazione che riunisca e tuteli gli interessi non solo del settore, ma anche degli italiani.

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