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Whole Foods apre il punto vendita n. 500 ad Atlanta: al centro l’esperienza “in-store”


Apre ad Atlanta lo store numero 500 di Whole Foods Market, che è anche un flagship store, o negozio “di punta” della regione. Lo store spicca grazie ai suoi quattro piani e al “rooftop bar” sul terrazzo, ma anche per i diversi ristoranti e bar presenti all’interno, e per il “Veggie Butcher” (“macellaio vegan”), dove l’offerta è orientata al prodotto locale e di stagione, e dove il cliente può richiedere di farsi servire frutta e verdura tagliata e sbucciata, proprio come dal macellaio. In apparente contraddizione con la vocazione online di Amazon, che detiene la proprietà della catena dal 2017, il punto vendita di Atlanta mette al centro l’esperienza “in-store” del cliente. Ma come alcuni esperti osservano, questo potrebbe essere l’ultimo flagship store di Whole Foods

 

di Massimiliano Lollis

 

Whole Foods Atlanta

Lo store Whole Foods Market numero 500 ha aperto ad Atlanta (Foto: Supermarket News)

Il cinquecentesimo store di Whole Foods Market ha aperto i battenti ai primi di aprile ad Atlanta, e basta dare un occhio alla location per rendersi conto che si tratta di un flagship store, ovvero di uno “store di punta” per tutta la regione, imponente e pieno di sorprese. Ma la prima delle sorprese è proprio la scelta da parte di Amazon – che detiene la proprietà di Whole Foods dal 2017 – di mettere al centro l’esperienza “in-store” del cliente. Il cinquecentesimo store di Whole Foods sembra infatti disegnato per essere un luogo tutto da vivere, nella sua dimensione più concreta.

 

Prima di tutto lo store – che si estende su 6.500 metri quadri – colpisce per la struttura, che si sviluppa in verticale e su quattro piani coronati da un “rooftop bar”. Ma in mezzo c’è molto di più: ben quattro ristoranti – tra i quali spicca Farm Burger, una catena di burger di qualità, ma anche diversi ristoranti e gastronomie che propongono pizza, tacoramenbarbecue -, varie catene di caffetterie e perfino un “food truck”. 

 

Come osserva il sito specializzato Grocery Dive, al momento la formula “grocerant” – ovvero un supermercato che è anche bar, ristorante e gastronomia – è quella maggiormente in voga in diverse catene Usa come Kroger, Wegmans e Hy-Vee. Qui però, anche per via del rooftop bar, il concetto è – letteralmente – portato ad un livello più alto con una formula rivolta ad un pubblico giovane, ma che per questo non trascura la qualità. Al contrario. Il nuovo store punta su qualità e locale, e lo fa con 1.500 referenze locali fornite da 250 produttori. Dimostrazione ne è la sezione “Veggie butcher” (macellaio vegan), dove personale specializzato taglia e serve al momento al cliente frutta e verdura di stagione e del territorio, insalate ed altri piatti freschi a base di verdure.

 

Whole Foods Atlanta

Lo spazio “Veggie Butcher” (Foto: Forbes)

Come scrive Forbes, colpisce che in questo store la presenza di Amazon non sia poi così evidente, per quanto non manchino riferimenti ad offerte per clienti di Amazon Prime, oltre ad alcuni “lockers” di Amazon a piano terra. Insomma, a parte le evidenti innovazioni, tutto sembra dimostrare la volontà da parte dell’insegna di dare la percezione di essere tornati ai tempi del caro e vecchio Whole Foods Market, quando la catena di supermercati era una delle più costose e “salutari” degli States, senza l’ombra ingombrante di Amazon. 

 

Eppure, in un mondo in continua evoluzione e sempre più svincolato dalle dinamiche dello store fisico, è molto probabile che il concetto stesso di flagship store sia destinato al tramonto. Sempre come osserva Forbes, nonostante l’enfasi “in-store” del negozio – dalla valenza altamente simbolica, perché dimostra tutta la “potenza di fuoco” della catena di Jeff Bezos – questo potrebbe essere l’ultimo flagship store della catena. “Mi mancano questi flagship store – scrive l’esperto di retail Neil Stern per Forbes – e mi mancano i vecchi tempi, quando praticamente ogni nuovo negozio Whole Foods si presentava con qualche novità. Nel negozio di Atlanta si può ancora respirare, in parte, la stessa atmosfera, eppure non posso però fare a meno – sottolinea Stern – di avere il sospetto che questa si tratti di un’eccezione piuttosto che della regola”.

 

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