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            Coronavirus, il mercato chiede più mele e il comparto si riorganizza

             

            coronavirus

            Assomela fa sapere che la situazione del settore melicolo italiano, a seguito del diffondersi del coronavirus in Italia e nel mondo, viene costantemente monitorata grazie al dialogo continuo con i propri associati. Le disposizioni introdotte dal governo per consentire agli stabilimenti di lavorazione di restare attivi sono state puntualmente implementate in anticipo sul provvedimento nazionale, in diversi casi anche in collaborazione con le aziende sanitarie locali e i sindacati. I lavoratori accedono agli stabilimenti in più turni, vengono mantenuti in piccoli gruppi fissi sulle linee di lavorazione, per il personale sono a disposizione le mascherine e sulla linea di confezionamento sono posizionate delle barriere mobili che separano fisicamente i lavoratori l’uno dall’altro. Le pause vengono scaglionate per gruppi ristretti, in maniera da evitare la presenza contemporanea di troppe persone.

            L’attenzione immediatamente posta alle esigenze di salvaguardia del personale è stata apprezzata e la riorganizzazione del lavoro, pur comportando una leggera riduzione nella resa totale, consente di mantenere la capacità lavorativa delle strutture ad un ottimo livello e di soddisfare una domanda generalmente aumentata nell’ultimo mese sia in Italia che all’estero.

            Lo stesso Consorzio VOG fa sapere che prosegue le attività produttive e commerciali, mettendo al primo posto la salute dei collaboratori e dei consumatori. Il Consorzio VOG ha infatti affermato d’aver affrontato da subito l’emergenza coronavirus con la massima consapevolezza e serietà, senza sottovalutazioni. Oltre ad aver adottato tutte le misure previste dal governo, ha messo in atto ulteriori provvedimenti per contenere il più possibile il contagio, a tutela della salute dei dipendenti, dei produttori e della società in generale. Il Consorzio sta facendo fronte alle necessità gestendo con razionalità la pianificazione delle consegne.  Come riportato dall’Efsa, non ci sono evidenze che il cibo sia veicolo di infezione da coronavirus. La logistica, afferma, diviene più difficoltosa e i processi lavorativi si fanno più complessi per garantire la sicurezza del personale, mentre le richieste del mercato sono forti: i mesi di marzo, aprile e maggio sono sempre importanti per la vendita delle mele.

            Anche Assomela infatti fa sapere che il problema del transito alle frontiere è per il momento rientrato, con un atteggiamento collaborativo anche da parte delle autorità di Austria e Slovenia, dove nel corso della scorsa settimana si erano create lunghissime file di camion in attesa di controlli (leggi qui). Le linee guida sul controllo delle frontiere interne e la libera circolazione delle merci nel mercato unico pubblicate il 16 marzo da parte della Commissione Europea hanno definitivamente scongiurato una chiusura arbitraria ed ingiustificata dei confini interni dell’Unione.

            Resta però la preoccupazione per una sensibile carenza di camion e di autotrasportatori che corrono il rischio di vedersi richiesto un ingiustificato periodo di quarantena a seguito del transito da un Paese all’altro, e in particolare al momento del rientro nel loro Paese di origine dopo essere transitati in Italia.

            Al momento non si è verificata alcuna problematica con la distribuzione in Italia, dove tutte le catene hanno al contrario manifestato un atteggiamento collaborativo e sensibile verso l’emergenza coronavirus.

            Alcune catene estere, in particolar modo dell’Est Europa, avevano minacciato la sospensione degli acquisti di mele italiane per problemi di natura sanitaria nonostante molte fonti scientifiche accreditate (EFSA, OMS, Ministero della Salute italiano) avessero già smentito l’esistenza di qualsiasi nesso tra prodotto e diffusione del coronavirus. Al momento tali misure sono state sospese.

            In Germania, la scorsa settimana alcuni carichi sono stati respinti al mittente per immotivate “carenze qualitative”, ma ad oggi l’atteggiamento è in positivo cambiamento e alcune tra le maggiori catene hanno confermato di non avere alcuna riserva verso le mele provenienti dall’Italia.

            Questo atteggiamento è molto apprezzato e si confida in un generale allineamento di tutto il mondo del retail di apertura incondizionata ai prodotti provenienti dall’Italia e una linea di comportamento più flessibile visto le condizioni in cui tutti gli operatori si trovano a lavorare. Misure di controllo sono state proposte anche in alcuni paesi asiatici e prontamente segnalate alle autorità nazionali per puntuali interventi ove fossero ingiustificate.

            Il quadro della situazione è in continua evoluzione e Assomela è in giornaliero contatto con le autorità nazionali e con le proprie rappresentanze europee – il 17 marzo si è svolta l’ultima riunione di coordinamento in ambito Freshfel – per garantire un sistematico scambio di informazioni e un corretto meccanismo di funzionamento della catena di approvvigionamento.

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