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            Glifosato: il servizio scoop delle Iene. Quanto diserbante c’è nella nostra dieta?

            A questo quesito ha cercato di rispondere il servizio de Le Iene Show andato in onda martedì sera 15 novembre su Italia 1. L’inviato Gaetano Pecoraro aveva già svolto un’inchiesta trasmessa qualche settimana prima e realizzata in Argentina, primo paese al mondo per l’utilizzo di glifosato, dove un equipe di medici rivela come persone venute a contatto con la sostanza erbicida abbiano sviluppato nel corso degli anni gravi patologie e perfino tumori. Nel nuovo servizio la iena intervista alcuni esperti e ricercatori, che ne ribadiscono la pericolosità e svelano come tracce di glifosato si rilevino comunemente nell’acqua del rubinetto che beviamo tutti i giorni, e nei prodotti a base farina, anche dei marchi più noti, che troviamo al supermercato. E poi passa la parola al responsabile pesticidi di Efsa, che – nel ribadire la posizione dell’ente sulla non pericolosità della sostanza – rilascia un’intervista a dir poco sconcertante…

             

            di Carlotta Benini

             

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            Il 15 novembre su Italia Uno il servizio scoop delle iene (clicca nell’immagine per guardalo)

            Si parla ancora di glifosato, il pesticida utilizzato in agricoltura per la sua azione diserbante, per anni largamente impiegato nei campi senza che venissero fatti studi approfonditi sulla tossicità del principio attivo e la dannosità per la salute dell’uomo. Nel corso del 2015 questo principio attivo è stato definito dallo IARC, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo. Poi a febbraio 2016 è scoppiato il caso delle birre tedesche, quando l’Istituto per l’Ambiente di Monaco ha rilevato su 14 etichette note tracce dell’erbicida: questo ha portato la questione glifosato all’attenzione dell’opinione pubblica. Di parere discordante fin dall’inizio resta EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che ritiene improbabile che il glifosato possa costituire un pericolo di cancerogenicità per l’uomo. Sulla base di queste valutazioni scientifiche, il Parlamento Europeo ad aprile scorso è stato chiamato al voto per decidere se mantenere o l’autorizzazione all’impiego di glifosato in agricoltura, come abbiamo già spiegato in un articolo (leggi qui).

             

            Il voto, positivo, ha determinato una proroga per l’impiego del glifosato fino al 31 dicembre 2017, data in cui si determinerà in modo definitivo se consentirne ancora l’uso. Intanto le perplessità restano, e non sono poche.

             

            Il 2 novembre Le Iene Show ha dedicato all’argomento un primo servizio (vedi qui) a cura di Gaetano Pecoraro. L’inviato è stato in Argentina, la nazione che oggi, in proporzione al numero di abitanti, fa il maggior uso di glifosato, qquesto in un contesto mondiale in cui vengono impiegati 2 miliardi di litri di erbicida ogni anno. Ha intervistato in particolare il dottor Medardo, un neonatologo che sta monitorando il cambiamento delle malattie sui neonati dal 2007, in qualità di segretario del ministro della salute nella provincia di Cordoba. Il dottore, mostrando foto dove si vedono anche bambini affetti da gravi malformazioni, dichiara che dal 2007 i tumori sono molto aumentati nella popolazione locale, e il nesso fra le persone colpite è l’essere state esposte in qualche modo a glifosato.

             

            Martedì 15 novembre la trasmissione di Italia Uno condotta da Ilary Blasi, Giampaolo Morelli e Frank Matano è tornata sull’argomento con un nuovo servizio (vedi qui) a cura della iena Gaetano Pecoraro dove si va più a fondo dell’argomento, vedendo gli scenari che riguardano l’Italia, dove il glifosato resta tuttora “l’erbicida più utilizzato dai contadini, anche se il suo utilizzo nel nostro Paese è molto più regolamentato”.

             

            Il servizio inizia con un’intervista a Pietro Paris, responsabile del settore Sostanze pericolose dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. “Il 64% delle acque superficiali (fumi e laghi) è contaminato – sottolinea l’esperto – Il limite di legge è 0,1 microgrammi per litro, nelle acque del Po si rileva una presenza di sostanza pari a 5,14 microgrammi/litro, circa 50 volte superiore a quanto ammesso dalla legge”.

             

            c_2_video_659988_videothumbnailMa il problema, continua il servizio delle Iene, non è solo nell’acqua che beviamo tutti i gironi dai rubinetti. “Basta andare al supermercato, infatti, per trovare tracce di glifosato nei prodotti che compriamo”. La parola passa quindi a Riccardo Quintili, direttore del magazine Il Salvagente, rivista a tutela dei consumatori. “Per le nostre attività di ricerca, abbiamo analizzato biscotti, fette biscottate e corn flakes e abbiamo riscontrato tracce di glifosato – spiega Quintili – E la situazione diventa peggiore se passiamo alla pasta”. Dalle sue parole anche marchi molto noti mettono in commercio prodotti a base di farina che non sono totalmente sicuri. Si tratta in ogni caso rilevato di tracce sotto i limiti – si assicura nel servizio – ma che variano da alimento ad alimento.

             

            Quindi tutti saremmo sottoposti a rischio contaminazione, nelle nostre pratiche quotidiane. L’inviato delle Iene si è recato poi a Losanna, in un laboratorio all’avanguardia, e ha fatto analizzare un campione delle proprie urine: anche qui è stata rilevata presenza di glifosato, in una quantità pari a 1,5 microgrammi. Risultati analoghi a quelli ottenuti da un gruppo di europarlamentari, che mesi fa si sono sottoposti volontariamente a questo test.

             

            Infine Pecoraro si è recato nella sede dell’EFSA, a parlare con il responsabile del reparto pesticidi per provare a far luce sulla vicenda e capire su che basi sia stata da loro valutata la non cancerogenicità del glifosato. Il dr. Jose Vincente Terazona ribadisce la posizione dell’ente sulla non pericolosità del glifosato. Peccato che, si dice nel servizio, gli studi su cui si è basata EFSA per stilare la sua relazione siano stati forniti dalle stesse aziende che producono l’erbicida.

             

            L’inviato, nel corso del servizio delle Iene del 15 novembre, ha incontrato anche una dottoressa di un gruppo di ricerca indipendente, che invece sostiene la pericolosità di questa sostanza per l’uomo e che sta portando avanti degli studi per dimostrarlo. Perplessità? Vi invitiamo a guardare l’intero servizio per un approfondimento maggiore.

             

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