Istat, un terzo delle famiglie italiane riduce la spesa per cibo e bevande
Nel 2024, secondo l’Istat, un terzo delle famiglie italiane dichiara di aver ridotto la spesa per cibo e bevande, in quantità o qualità. Gli acquisti medi mensili restano fermi a 2.755 euro, ma i prezzi sono caldi: cresce in questo senso la spesa per alcune voci del comparto food come la frutta, anche a guscio. La prudenza però resta alta: si risparmia su ciò che si porta in tavola
Dalla Redazione
Nel 2024, così come nel 2023, circa un terzo delle famiglie italiane dichiara di aver ridotto la spesa alimentare, in quantità e/o qualità. È quanto emerge dal rapporto Istat sulle spese per i consumi delle famiglie. In particolare, il 31,1% ha limitato la spesa per il cibo (era il 31,5% nel 2023) e il 35,3% quella per le bevande (dal 35,0% dell’anno precedente). Un dato che fotografa un Paese ancora attento alle uscite domestiche, in un contesto di prezzi elevati e di redditi che faticano a recuperare il potere d’acquisto perso con l’inflazione.
Spesa alimentare stabile, cresce la frutta
Nonostante la tenuta nominale, la spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche resta sostanzialmente invariata rispetto al 2023, a fronte di un aumento medio dei prezzi del +2,5%.
A crescere sono solo alcune voci specifiche, come oli e grassi (+11,7%, pari a 18 euro mensili) e frutta, inclusa quella a guscio (+2,7%, 45 euro mensili). In media nazionale, la quota di spesa destinata agli alimentari rappresenta il 19,3% del totale, ma nel Sud sale al 25,4% e nelle Isole al 23,5%, segno che nelle aree con minore disponibilità economica il budget familiare si concentra soprattutto sui beni primari.
La spesa complessiva: ferma a 2.755 euro mensili
Nel complesso, la spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane nel 2024 è pari a 2.755 euro, praticamente stabile rispetto ai 2.738 euro del 2023 (+0,6%).
Si tratta di un livello superiore a quello pre-pandemia (2.561 euro nel 2019), ma la crescita non tiene il passo dell’inflazione, aumentata del 18,5% nello stesso periodo. Il valore mediano, che rappresenta la soglia sotto la quale si colloca metà delle famiglie italiane, è di 2.240 euro.
I divari restano ampi: il Nord-est spende il 38% in più del Sud
Le differenze territoriali si confermano significative: nel Nord-est la spesa media mensile raggiunge 3.032 euro, contro i 2.199 euro del Sud. Il divario, pari al 37,9%, è tornato sui livelli pre-Covid. Le regioni con la spesa più alta sono Trentino-Alto Adige (3.584 euro) e Lombardia (3.162 euro), mentre le più basse si registrano in Calabria (2.075 euro) e Puglia (2.000 euro).
Inoltre l’Istat rileva che le famiglie residenti nei centri metropolitani sono quelle con i livelli di spesa più elevati (2.999 euro mensili), contro i 2.638 euro dei comuni sotto i 50mila abitanti, dove si spende circa il 12% in meno.
Crescono solo alcune voci non alimentari
Anche le spese non alimentari – che rappresentano l’80,7% del totale – si mantengono complessivamente stabili. In aumento i servizi di ristorazione e alloggio (+4,1%, pari a 162 euro mensili), che proseguono il recupero post-pandemico, e la spesa per istruzione nel Nord-est (+16,9%). Diminuiscono invece le spese per informazione e comunicazione (-2,3%).
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