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Lattuga romana contaminata in Usa, cinque i morti. Indagini in corso


Si avvia alla conclusione l’epidemia di Escherichia Coli che a partire dalla scorsa primavera ha colpito gli Usa, ma il bilancio – ancora provvisorio – parla di 5 morti e almeno 210 persone ammalate. L’origine della diffusione del batterio – che comporta dolori addominali ed intestinali e può portare a gravi forme di insufficienza renale – è stata identificata nella lattuga romana infetta della regione di Yuma (Arizona), mentre sono ancora in corso le indagini delle autorità per cercare di risalire alle cause. Intanto – fanno sapere – le ricerche andranno avanti per mesi, ma nei canali di irrigazione della regione è già stata riscontrata la presenza del batterio

 

di Massimiliano Lollis

 

Lattuga

L’epidemia di Escherichia Coli in atto dalla scorsa primavera in Usa – la cui origine è stata identificata nella lattuga romana contaminata – si avvia verso la conclusione, ma viene già definita come la più grave del decennio. Il bilancio ancora provvisorio parla di cinque morti, mentre sarebbero almeno 210 le persone colpite più o meno gravemente in 36 stati Usa. Come riporta la Nbc News, fonti governative fanno sapere che alla base dell’epidemia ci potrebbero essere canali di irrigazione contaminati.

 

Come stabilito dagli enti governativi Cdc (Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Patologie) e Food and Drug Administration, che si stanno occupando del monitoraggio dell’epidemia, la lattuga affetta dal batterio è quella coltivata nei pressi di Yuma (Arizona) e destinata al mercato Usa nel corso del periodo invernale. Le autorità hanno caldamente consigliato ai consumatori di non acquistare né mangiare lattuga romana se non certi della provenienza del prodotto.

 

“Ad oggi – ha dichiarato la Fda – le analisi di campioni effettuate nelle acque dei canali della regione hanno rilevato la presenza di E. Coli O157:H7 (la “variante” più pericolosa, ndr.) con la stessa impronta genetica del batterio responsabile dell’epidemia. Analisi su ulteriori campioni sono ancora in corso”. In questi casi, le risorse idriche utilizzate per l’irrigazione agricola sono tra i più frequenti fattori di rischio: l’E. Coli, infatti, prospera nel tratto digestivo degli animali e può contaminare la carne negli impianti di macellazione e penetrare nel terreno e nell’acqua tramite il letame. Cdc e Fda – che dichiarano che al momento non risulta coinvolta alcuna azienda agricola in particolare, dal momento che l’epidemia ha colpito l’intera regione di Yuma – fanno sapere che le ricerche proseguiranno per mesi.

 

Per questa patologia – che si manifesta con forti dolori addominali, diarrea sanguinolenta e vomito, e nei casi più gravi può portare alla sindrome emolitica uremica, un tipo di insufficienza renale – è proprio il tempo a giocare un ruolo decisivo. L’ultimo caso noto di persona infetta risale infatti al 6 giugno, e se gli ultimi lotti di lattuga romana dalla regione di Yuma sono stati spediti a metà aprile – con la fine della stagione del raccolto – è pur possibile che in questi giorni emergano nuovi casi, dal momento che in genere trascorrono alcune settimane tra il manifestarsi della patologia e la segnalazione alle autorità competenti. Non è inoltre escluso il contagio: “Alcune persone ammalate – ha spiegato sempre la Cdc – non hanno dichiarato di avere consumato lattuga romana, ma sono state in contatto ravvicinato con qualcuno che aveva contratto il batterio proprio da quel tipo di insalata”.

 

Quella della lattuga romana contaminata è solamente l’ultimo di una serie di casi di patologie veicolate da prodotti ortofrutticoli e non che negli ultimi tempi hanno colpito gli Usa: tra queste la salmonella rilevata in meloni pronti al consumo e venduti nella Gdo e la cyclospora riscontrata in alcuni lotti di verdure della Del Monte.

 

Ma il numero di epidemie sarebbe sotto controllo, per quanto favorito inevitabilmente dall’attuale sistema distributivo, che spesso non permette di verificare il corretto trattamento dei prodotti lungo la filiera: “Non pensiamo – ha spiegato il funzionario della Fda Scott Gottlieb – che le epidemie siano in aumento: semplicemente oggi siamo molto più bravi a identificarle grazie alle nuove tecnologie informatiche e alle tecniche di laboratorio. È chiaro che il rischio oggi esiste e viene favorito dalla struttura della supply chain, poiché il cibo viene spesso trattato da diversi fornitori e distributori prima di arrivare sulle tavole dei consumatori americani. E quando si tratta di prodotti importati il processo è ancor più complesso”.

 

 

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