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            Lidl fornitore di frutta e verdura della Nazionale. Ma crescono le forniture dalla Spagna

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            Un manifesto fuori da un negozio Lidl Italia (copyright: Fm)

            Lidl Italia ha rinnovato la sponsorizzazione della Nazionale e ne è diventato anche il fornitore ufficiale di frutta e verdura. Sui social è scoppiata la bagarre, con Mario Gasbarrino di Unes che ha chiesto: “Con tutti i fornitori di ortofrutta italiana che ci sono in giro, la nazionale proprio Lidl doveva scegliere come sponsor?”. In realtà Lidl Italia è un’azienda italiana, guidata da manager italiani, che dà reddito a 15 mila persone. La riflessione a nostro avviso andrebbe spostata sull’origine di quella ortofrutta, oggetto di attenzioni calcistiche. Perché stanno aumentando le forniture dalla Spagna, come registra uno studio di PwC. È questione di prezzo? Su questo aspetto difficilmente la produzione italiana può essere competitiva, avendo costi più alti. O il sistema italiano meno organizzato favorisce l’opzione spagnola?

             

            di Eugenio Felice

             

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            Alcuni ortaggi di origine spagnola in un negozio Lidl Italia (copyright: Fm)

            Il “debole” per la Spagna. Sapete chi è il maggiore acquirente di ortofrutta spagnola? Dal 2015 è Lidl, che assorbe il 10,5 per cento delle vendite del comparto. Chiaramente però non tutto ciò che viene acquistato finisce nei punti vendita spagnoli dell’insegna: l’86% della frutta e verdura che il gruppo distributivo acquista in Spagna, pari a 1,6 milioni di tonnellate, viene infatti caricata sui camion per andare nei supermercati che il gruppo di matrice tedesca ha in 30 Paesi nel mondo. E l’incidenza è in continua crescita, come conferma uno studio di PwC – PricewaterhouseCoopers, pubblicato nel secondo semestre 2018, secondo il quale nell’ultimo anno rilevato Lidl avrebbe aumentato gli acquisti di ortofrutta spagnola addirittura del 35%. Per completare il quadro, segnaliamo che Lidl in Spagna ha una quota di mercato attorno al 5% in crescita anno dopo anno – come del resto avviene in tutti i Paesi in cui è presente grazie all’aggressiva politica di investimenti in nuove aperture e ammodernamento della rete – ed è il quinto gruppo della distribuzione alimentare dopo Mercadona (25,6%), Carrefour (8,2%), Dia (7,4%) ed Eroski (5,3%).

             

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            Un manifesto fuori da un negozio Lidl Italia (copyright: Fm)

            La Nazionale. A partire da quest’anno si è rafforzato il rapporto tra Lidl Italia e la Nazionale di calcio: è dello scorso marzo l’annuncio (leggi la notizia) del rinnovo della premium partnership con la FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio per i prossimi 4 anni, con una novità: come si può leggere dal comunicato stampa, in considerazione dell’attenzione “alla valorizzazione del made in Italy e al forte legame con il territorio, Lidl avrà anche la qualifica di “fornitore ufficiale di frutta e verdura della Nazionale”. Una novità non marginale, ben comunicata anche attraverso una campagna che ha interessato e sta interessando un po’ tutti i media, dalla televisione alla radio, dalla cartellonistica alla carta stampata, dai volantini alle comunicazioni dentro e fuori i negozi. Nello spot televisivo c’è peraltro come testimonial d’eccezione il c.t. Roberto Mancini. Una partnership, quella tra Lidl Italia e la Nazionale di calcio, che ha acceso più di una discussione. L’ultima è di inizio giugno, e riguarda Mario Gasbarrino.

             

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            (da Facebook)

            Le polemiche. L’amministratore delegato di Unes, ha chiosato sui social: “Sarò un romantico ma, con tutti i fornitori di ortofrutta italiana che ci sono in giro, la nazionale proprio Lidl doveva scegliere come sponsor? La mia non è una (velata) accusa a Lidl ma alla classe imprenditrice italiana: se nessuno è stato in grado di cogliere l’occasione è giusto che il Paese retroceda. Prendiamocela con noi stessi e non diamo la colpa ad altri”. Alla domanda provocatoria di Gasbarrino ha risposto, tra gli altri, Giorgio Santambrogio, presidente di ADM – Associazione Distribuzione Moderna e amministratore delegato del Gruppo VéGé che proprio nel 2019 festeggia il suo 60.esimo anniversario: “Anch’io sono un romantico inca…to per questa situazione. In primis – sostiene – è un uso border line del loro marchio aziendale e poi è incredibile che nessuna azienda veramente italiana sia riuscita a fare un’offerta per tale sponsorizzazione”.

             

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            Il nuovo punto vendita di Torino con gli orti urbani sul tetto (da YouTube)

            Da tutta questa discussione noi prendiamo le distanze. Lidl Italia ha annunciato per l’anno in corso un piano di investimenti da oltre 350 milioni di euro che comprende lo sviluppo della rete vendita, con l’apertura prevista di oltre 40 nuovi supermercati, e l’assunzione di 2.000 nuovi collaboratori. Chi definisce Lidl un’azienda tedesca, scandalizzandosi per la sponsorizzazione della Nazionale, manca di obiettività, considerando che il gruppo dà reddito in Italia a circa 15 mila collaboratori oltre a tutto l’indotto, fa recupero urbanistico (come nel caso di Torino, solo per fare uno dei tanti esempi), esporta in Europa e nel mondo il made in Italy alimentare con il brand Italiamo per un valore di centinaia di milioni di euro l’anno. Chi poi puntualizza che gli utili finiscano a una famiglia tedesca, cosa potremmo dire di tante aziende italiane che hanno sede fiscale in altri Stati o aziende italiane nel cui azionariato ci sono investitori stranieri?

             

            Senza dimenticare che la Germania è il principale partner commerciale dell’Italia, il che significa che tante aziende italiane lavorano e producono reddito grazie alle vendite che fanno in quel Paese. Ebbene, per tornare anche alla ricerca di PwC, se una cosa troviamo stonata nella sponsorizzazione della Nazionale, è che parte di quella frutta e verdura fornita ai calciatori venga dalla Spagna e non dall’Italia. Durante tutto l’inverno e buona parte della primavera appena trascorsa, numerosi ortaggi in vendita negli store Lidl sono stati, secondo i nostri monitoraggi, di origine spagnola: dalle melanzane ai peperoni, dalle zucchine ai cetrioli, ad alcuni tipi di insalate come la Romana e la Iceberg, in coerenza con i crescenti acquisti di ortofrutta registrati da PwC in Spagna e con i legami sempre più stretti con fornitori come l’operatore logistico PrimaFrio e la cooperativa La Union. Altri gruppi hanno fatto scelte diverse, come Aldi Italia, che da ottobre ad aprile ha programmato e messo in assortimento esclusivamente melanzane di origine siciliana. Sono scelte.

             

            La nota di Lidl. “La nostra politica di acquisto – ci ha comunicato Lidl Italia che abbiamo interrogato sull’argomento – privilegia i prodotti italiani anche nel reparto ortofrutta dove, però, dobbiamo tenere conto, come tutti gli operatori GDO, di fattori contingenti quali: la stagionalità, la quantità e la qualità disponibile sul mercato e la natura stessa di alcune referenze, come banane e frutta esotica. Ciò comporta che, a volte, per garantire la disponibilità e la miglior qualità ai nostri clienti, l’approvvigionamento di prodotti viene fatto in altri Paesi, come la Spagna, ma si tratta sempre di volumi marginali rispetto al totale degli acquisti effettuati in Italia. Ci preme inoltre sottolineare – conclude la nota – che anche i fornitori esteri sono sottoposti alla stessa rigorosa politica di selezione e certificazione dei fornitori italiani, questo a tutela della qualità del prodotto offerto ai clienti”.

             

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