Microplastiche, la ricerca: frutta e verdura potrebbero contrastarne la tossicità
Microplastiche
Microplastiche: se ne parla sempre più, sono praticamente presenti in tutto ciò che mangiamo e che ci circonda. A causa della presenza di composti come BPA, ftalati e Pfas, le microplastiche possono avere un effetto negativo su diversi componenti del corpo umano, specialmente – ma non solo – su fertilità e sistema riproduttivo. Ora un team di ricercatori internazionale apre una prospettiva interessante sulle proprietà benefiche delle antocianine, gli antiossidanti coloranti naturalmente presenti in frutta, verdura e fiori, per contrastare la tossicità oramai provata delle microplastiche
di Massimiliano Lollis
Le microplastiche sono ovunque. Quantificate quasi dieci anni fa dall’ONU in 51mila miliardi di particelle di microplastica nei mari, 500 volte più numerose di tutte le stelle della nostra galassia, le microplastiche – lo sintetizza bene una pagina dedicata del Parlamento Europeo – sono minuscoli pezzi di materiale plastico, dai 5 millimetri in giù, rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di piccole particelle come risultato di processi industriali e non, che vanno dal lavaggio di capi sintetici all’abrasione degli pneumatici durante la guida, passando per la produzione dei prodotti per la cura del corpo o dalla degradazione di oggetti di plastica più grandi, come buste di plastica, bottiglie o reti da pesca.
La tossicità dei diversi composti – fino a 16mila – che possono essere presenti nelle microplastiche, come BPA, ftalati e Pfas, è oramai ampiamente dimostrata, con effetti negativi su sistema riproduttivo umano e fertilità, cuore e molto altro. Come riporta il Guardian, una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori parte del Finland-China Food and Health Network apre ora una prospettiva interessante sul possibile utilizzo delle antocianine – pigmenti antiossidanti appartenenti alla famiglia dei flavonoidi ampiamente presenti in noci, frutta e verdura – per contrastare la tossicità delle microplastiche.
Al centro dello studio c’è la considerazione che le antocianine – anche noti come antociani – siano probabilmente protettivi contro una serie di effetti indotti dalla plastica sugli ormoni, la riduzione del testosterone e degli estrogeni, la diminuzione del numero di spermatozoi, la riduzione della qualità dello sperma, la disfunzione erettile e il danno ovarico. “La ricerca di composti naturali in grado di contrastare questi effetti nocivi – scrivono gli autori dello studio – è attualmente in corso, e le antocianine stanno emergendo come un candidato promettente. Le antocianine hanno dimostrato potenziali effetti protettivi contro la tossicità riproduttiva indotta dalle microplastiche”.
Nella letteratura scientifica, nel sistema riproduttivo maschile le microplastiche sono state trovate nei testicoli e nello sperma. Nelle femmine, invece, sono state rilevate nel tessuto ovarico, ma anche nella placenta, nel latte materno e nei feti. Nei maschi, molti dei problemi derivano dalla capacità delle microplastiche di attraversare la barriera emato-testicolare, causando infiammazioni nei tessuti. È stato dimostrato che alcune antocianine migliorano il numero di spermatozoi, il peso dei testicoli e la spermatogenesi – una fase critica dello sviluppo degli spermatozoi – proteggendo l’integrità della barriera emato-testinale, che impedisce alle microplastiche di penetrare nei tessuti.
Nel corso dello studio i ricercatori hanno così osservato una maggiore qualità dello sperma, compreso un aumento del numero e della motilità degli spermatozoi, in topi esposti a una sostanza che causa gli stessi disturbi delle microplastiche e che sono stati sottoposti a un trattamento a base di antocianine. La ricerca, si legge nello studio, suggerisce che le antocianine possano contribuire anche a ripristinare la produzione di testosterone proteggendo le cellule di Leydig, responsabili della produzione dell’ormone. Nelle donne, l’impatto su fertilità e sviluppo sessuale potrebbe essere mitigato dalle antocianine che sembrano proteggere i recettori ormonali dalle sostanze chimiche della plastica, come bisfenolo, ftalati e cadmio.
L’importanza di indagare gli effetti delle microplastiche sull’uomo e i possibili rimedi farmacologici appare oggi quanto mai fondamentale alla luce di diverse ricerche che dimostrano l’effetto negativo sul corpo umano, anche al di là della sfera riproduttiva. Tra gli studi più recenti, un nuovo studio cinese – al quale il Guardian ha dedicato un pezzo nelle scorse settimane – che dimostrerebbe che mangiare direttamente da contenitori di plastica da asporto possa aumentare significativamente le probabilità di insufficienza cardiaca a causa delle alterazioni del bioma intestinale e delle conseguenti infiammazioni a carico del sistema circolatorio.
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