L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      Prezzo-minimo-Ismea-insalate-Fm

                      Sarà fissato un prezzo minimo per l'insalata di quarta gamma?

                      Il decreto emergenze agricole è diventato legge nel maggio 2019. Tra i vari interventi a sostegno del settore agricolo e della pesca, prevedeva l’introduzione del prezzo minimo di vendita per le produzioni agroalimentari, con la destinazione a Ismea dei fondi necessari per fissare i costi medi variabili di produzione. A distanza di 13 mesi dall’entrata in vigore della legge, che fine ha fatto il prezzo minimo di produzione finalizzato a dare le giusta retribuzione agli agricoltori e scongiurare le pratiche sleali come il sottocosto? Ci siamo informati e, con sorpresa, abbiamo scoperto che non si è tutto arenato nelle secche della burocrazia romana…

                      di Eugenio Felice

                      Prezzo-minimo-Ismea-insalate-Fm

                      Sarà fissato un prezzo minimo per l’insalata di quarta gamma?

                      Con 133 sì, 5 no e 94 astenuti il Senato ha approvato nel maggio 2019 in via definitiva il ddl di conversione del decreto legge per disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricolo e ittico in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale. È stato definito “decreto emergenze agricole” (leggi qui). Era stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 marzo 2019, fortemente voluto dall’allora ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, esponente della Lega, che all’epoca dichiarava: “Parliamo di fatti, misure concrete, che riporteranno i settori olivicolo-oleario, agrumicolo, lattiero caseario e ovi-caprino al più presto fuori dalla crisi e finalmente competitivi. Con le norme approvate – sottolineava l’allora ministro – interveniamo con strumenti urgenti e decisivi“.

                      Tra gli aspetti più interessanti del provvedimento c’era l’introduzione di un prezzo minimo di vendita di quasi tutte le produzioni agricole, compresa ovviamente l’ortofrutta. In sostanza il decreto imponeva che i prezzi di vendita dei prodotti, indicati nei relativi contratti stipulati in forma scritta, non potessero essere inferiori ai costi di produzione dei prodotti stessi. A Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, un ente pubblico con sede a Roma, veniva quindi dato l’incarico e la dotazione economica per fissare la soglia minima, identificata con i costi medi variabili di produzione, mentre i controlli sarebbero stati a carico dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato – AGCM. Erano inoltre previste sanzioni per le pratiche sleali, ovvero per i casi in cui l’acquirente avesse stabilito un prezzo significativamente inferiore ai costi medi di produzione.

                      Usiamo il tempo verbale al passato perché ad oggi, a distanza di 13 mesi, almeno in ortofrutta non è stato fissato proprio nessun prezzo minimo. Nel frattempo è caduto il Governo giallo-verde, al ministero delle Politiche agricole è subentrata la ex sindacalista di area renziana Teresa Bellanova, l’emergenza Covid-19 ha “congelato” numerose attività dell’apparato pubblico, non sono venute meno le polemiche per le aste elettroniche in agricoltura (leggi qui) e per lo strapotere della grande distribuzione, i fenomeni di caporalato rimangono quasi all’ordine del giorno, l’operazione Demetra tra Calabria e Basilicata (leggi qui) è solo l’ultimo di una lunga serie. Per non parlare del tempo che in questa pazza primavera ha flagellato diverse produzioni agricole. Quindi, tanto per cambiare, il decreto, quanto mai necessario, si è arenato nelle secche della burocrazia romana?

                      Ci siamo informati e, con sorpresa, abbiamo scoperto che in realtà Ismea sta lavorando eccome, seppur in silenzio, alla definizione dei costi medi variabili di produzione e per la fine del 2020 saranno resi pubblici, con revisioni periodiche, quelli dei primi 20 prodotti agricoli, quelli che ne avranno più bisogno, perché maggiormente sotto stress. Sicuramente ci saranno anche dei prodotti ortofrutticoli. Ismea comunque non fisserà i prezzi minimi, questo è bene chiarirlo, ma darà solo l’indicazione del costo medio variabile che farà capire al commercio, all’industria di trasformazione e all’AGCM se i prezzi contrattualizzati saranno tali da coprire i costi e dare una remunerazione soddisfacente agli agricoltori. Cos’è il costo medio variabile? È il costo di produzione che non comprende ammortamenti, tasse e imposte, interessi e benefici fondiari (qui l’esempio del latte ovino).

                      Sarà l’inizio della fine delle pratiche sleali lungo la filiera dei prodotti agroalimentari? L’AGCM controllerà in modo accurato e interverrà con delle sanzioni quando i prezzi saranno penalizzanti per il settore agricolo? Questi interventi contribuiranno a riequilibrare le forze in campo tra mondo agricolo, industria di trasformazione e giganti della distribuzione? Teresa Bellanova sosterrà l’applicazione di una legge voluta da un ministro leghista? Fissare un prezzo minimo che ripaghi quantomeno i costi variabili di produzione rappresenta un reale sostegno al settore agricolo o va contro i principi del libero mercato? Che ripercussioni ci saranno sui prezzi finali di vendita che paga il consumatore finale e quindi sull’inflazione? Il made in Italy ne trarrà vantaggio? Per avere le risposte, o almeno una parte di esse, basterà pazientare ancora qualche mese. Un pronostico? Ne vedremo delle belle…

                      Copyright: Fruitbook Magazine