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                      Lenticchia d’acqua, il nuovo novel food approvato dall’Efsa

                      L’Efsa ha ufficialmente approvato per il consumo umano la lenticchia d’acqua, una pianta acquatica edibile che può rivoluzionare il mercato delle proteine vegetali: è infatti coltivata anche indoor, senza consumo di terreno e senza utilizzo di fitofarmaci, e ha una resa proteica per ettaro superiore di oltre sei volte rispetto alla soia. La sua crescita avviene in modo esponenziale, come il lievito

                      Dalla Redazione

                      Il suo termine scientifico è “Lemna minor” ed è una pianta acquatica ricca di proteine e altamente sostenibile, che l’Efsa ha recentemente approvato per il consumo umano. È la “duckweed”, altrimenti detta lenticchia d’acqua, un nuovo novel food che ora, con il nulla osta ufficiale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, potrà essere commercializzata e consumata in Europa.

                      La richiesta di approvazione è stata avanzata dal Wageningen Plant Research nei Paesi Bassi, un istituto di ricerca, parte dell’università omonima tra i leader mondiali nel campo delle scienze agrarie, alimentari e ambientali, che ha condotto quasi 10 anni di studi approfonditi per dimostrarne la sicurezza e i benefici nutrizionali. Con l’ok definitivo dell’Efsa, la lenticchia d’acqua potrebbe dare un contributo significativo alla transizione proteica e alla sfida alimentare europea, come riporta il Gambero Rosso.

                      Lenticchia d’acqua, un superfood altamente proteico

                      La lenticchia d’acqua è pianta ricca di proteine e coltivabile in modo sostenibile, che la maggior parte delle persone conosce come “alga” dato che si moltiplica rapidamente nelle acque stagnanti, ma in realtà non è un alga. In Thailandia e in altri paesi asiatici, le lenticchie d’acqua vengono consumate e vendute principalmente nei mercati locali.

                      Ciò che la rende particolarmente interessante è la possibilità di coltivarla direttamente in acqua, senza richiedere grandi quantità di nutrienti e senza l’utilizzo di fitofarmaci o altri prodotti chimici. Poiché non necessita di terreni agricoli, può infatti essere prodotta anche in ambienti urbani e al chiuso. Secondo i calcoli della Wageningen University & Research, questa pianta ha una resa proteica per ettaro superiore di oltre sei volte rispetto alla soia, che è già considerata una delle colture più proteiche. La sua crescita avviene molto rapidamente ed esponenzialmente, in modo simile al lievito: ogni tre giorni una pianta si suddivide in due, poi in quattro e così via. Per ottenere raccolti abbondanti, è necessario effettuare la raccolta una o due volte alla settimana.

                      Gli studi della dr.ssa van der Meer

                      Ad avere condotto gli studi sulla lenticchia d’acqua che hanno portato, dopo quasi 10 anni, al via libera da parte dell’Efsa è stata la dottoressa Ingrid van der Meer, ricercatrice senior e responsabile del dipartimento di Bioscienze del Wageningen Plant Research. In occasione dell’approvazione dell’Efsa ha raccontato: “Hanno una serie di processi biologici che differiscono da quelli di altre piante. Crescono rapidamente, sono adatte a coltivazioni contenute e il loro peso secco contiene quantità massicce di proteine. Ho pensato: perché non le mangiamo?”.

                      L’unico ostacolo iniziale all’approvazione da parte dell’Efsa riguardava l’alto contenuto di manganese, un minerale essenziale ma che, in quantità elevate, può avere effetti negativi sulla salute, soprattutto nei bambini. Tuttavia i ricercatori hanno dimostrato che i livelli di manganese nella lenticchia d’acqua possono essere ridotti a valori simili a quelli degli spinaci, eliminando così il problema.

                      Presto al supermercato?

                      A proposito della messa in commercio di questa pianta e dei prodotti a essa collegati, la dottoressa Van der Meer ha dichiarato: “Stiamo studiando come confezionare e conservare le lenticchie d’acqua. Una possibilità è quella di lavorarle come cubetti surgelati, ma è anche possibile imbustarle come prodotti freschi. In un sacchetto si conservano molto più a lungo della lattuga fresca tagliata, per esempio. È possibile incorporare le lenticchie d’acqua anche in altri prodotti, come il pesto, i ravioli e il pakora. Ci sono quindi molte possibilità. Ora si tratta soprattutto di farle accettare dall’industria alimentare, ma spero che le cose vadano bene. Sarebbe fantastico se le lenticchie d’acqua fossero presenti sugli scaffali dei supermercati tra circa tre anni”.

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